Oggi vado giù in paese a prendere una supermotard da un mio amico, abbiamo appena montato un nuovo disco e voglio proprio vedere come frena. Mi vesto leggero ed elegante al tempo stesso: giacca Belstaff dai mille rappezzi, pantaloni in pelle Dainese quasi da buttare, stivali Axo lisi, casco jet e mascherina cotti dal sole e, per finire, guanti da me personalmente ricuciti con amore.
Scendo giù a prendere l’”Husky” con la mia BMW, la strada si snoda con tranquilli tornanti in mezzo alle vigne dove fanno capolino i primi contadini che, assonnati, con lo sguardo mi seguono durante la discesa. Alle sei e mezza suono il campanello dell’officina e vengo naturalmente fatto oggetto di un festoso benvenuto, più o meno con queste parole: “Strafottutissimo insonne rompico........ ma che ca..o vuoi” oltre ad alcuni invero poco rispettosi riferimenti a dio e al suo figliolo.
Comunque la porta alla fine si apre e, per farmi perdonare l’ora forse un pochino mattutina, preparo un bel caffè nero bollente.
Ce lo beviamo con calma e alla domanda :”Provi il disco nuovo?” rispondo di si, farò un giretto fino in liguria passando dal Sassello. Segue, a questo punto, una sfilza di raccomandazioni che quasi quasi mi offendono. Ma come, un motociclista prudente ed assennato quale sono è ovvio che non si metterà a spingere a manetta e avrà cura di non lasciarsi tentare da eventuali altri utenti della strada che transitano a velocità superiore.
Rassicuro l’amico che mi pare abbia un ulteriore sussulto quando mi vede sotto la giacca un backprotector completo di paragomiti.
Gli dico che dovrebbe piuttosto rassicurarsi, il fatto che usi protezioni aggiuntive è ovviamente segno che con la vecchiaia mi son fatto prudente. Scuote la testa mentre riempie il serbatoio dopodichè mi porge il mezzo tenendolo per una manopola.
Mi pare tutto a posto, do un occhiata alle gomme, sono due “diablo” nuove, e decido di salire in sella con un agile balzo.
In futuro penso che eviterò un agile balzo al mattino presto, mentre lo eseguo sento un sinistro scricchiolio di alcune articolazioni e qualche dolore residuo una volta in sella. Vabbè ora giro la chiave, metto in moto e mi allontano salutando. La moto borbotta felice ai bassi ed è abbastanza pronta a salire di giri, da il massimo nelle due ultime due tacche del contagiri con una bella spinta e un rombo “pieno”, bel rumore anche in aspirazione.
Una signora si affaccia dalla finestra e mi urla qualcosa, probabilmente un augurio per una bella gita in moto.
Vado tranquillo e dopo poco arrivo a Nizza, l’aria è ancora fresca e le strade sono sgombre, il freno pinza bene e se insisto a bassa velocità faccio delle discrete impennate rovesciate.
Imbocco la strada collinare che porta ad Acqui Terme, bei curvoni da fare a 80 - 90 kmh. Entro nel primo deciso, controsterzo appena con la ruota posteriore che derapa dolcemente senza strappi, tocco leggermentel’asfalto con la suola dello stivale, raddrizzo e mi butto subito giù dall’altra parte. Niente male, mi sto divertendo, la moto è molto agile, forse un pochino nervosa ma sempre ccontrollabile e “sincera”. Sorpasso un paio di macchine e proseguo senza forzare troppo, dopo una quindicina di chilometri in leggera salita inizio a scendere e provo a fondo il freno anteriore durante la discesa che mi porta alla periferia di Acqui.
Va molto bene, mi permette decelerazioni anche molto violente senza perdite improvvise di aderenza, sarebbe interessante vederlo all’opera con una forcella più rigida.
Arrivo al centro della città termale proprio quando i bar cominciano a riempirsi, procedo lentamente e guardo le persone pronte a iniziare la giornata immerse nel fango terapeutico.
In mezzo a tanti “malati” spiccano cameriere carine che passano tra i tavolini con tanta grazia che per poco non mi distraggo del tutto e passo col rosso.
Arrivo al ponte sul Bormida mentre lo sta attraversando una fila di bimbi accompagnati dalle educatrici. Dò un pò di gas e vado su una ruota sola passando poi dalla terza alla quarta, i bimbi mi guardano stupiti con delle faccine buffe. Decido di strafare e mi alzo in piedi concludendo l’impennata con la gamba destra a sinistra della sella, un nac-nac eseguito discretamente.
La giovane maestra che apre la fila mi sorride e ricambio salutando con la mano dopodichè rimango raggelato dallo sguardo pieno di disapprovazione di due veccchine sedute su una panchina appena dopo il ponte. Temo di avere con la mia impennata confermato le loro peggiori previsioni sul destino del mondo, ormai in balia di motociclisti maleducati e degenerati.
Ora comincia a far caldo e inizio la salita al Sassello con calma, senza forzare, la strada comincia ad affollarsi, ci son molti ciclisti e auto.
Ad un tratto da dietro sento il rombo di alcune moto che si avvicinano, vengo sorpassato da un paio di stradali, delle yamaha fzqualcosa belle lustre guidate da piloti in fiammanti tute.
Dò gas per osservare i centauri da vicino però noto le “saponette” intonse e le carene perfette e perdo un pò di interesse. Sto per mollare la manetta quando dietro sento un borbottio ben più stimolante, un bicilindrico, direi un desmo. Giro la testa e vedo una Ducati 998 in fase di sorpasso, carena minimale rappezzata con nastro americano, pilota con tuta “raspata” e slide grattate.
Ottimo, vediamo ora se le promesse saranno mantenute, l’unica preoccupazione me la dà il casco con due orecchie di peluche appiccicate, un pò da ragazzino.
Lo vedo passare in scioltezza le due yamaha che accelerano per seguirlo, inutilmente. Vado sotto anch’io alle due e supero prima di una curva a destra, un pò rabbiosamente ma non voglio far scappare il mio amico ducatista. Mi metto “a culo” degli scarichi gemelli e lo “spingo” un pochino tanto per misurargli un pò la pressione. Si gira, mi guarda e mi fa passare, va bene, sento che ci divertiremo. Apro la manetta e affronto una sinistra destra in piena derapata ma un pò sporco, sono all’ 80 per cento delle mie possibilità ma voglio fargli pensare di stare già rischiando.
Intanto rifletto, lui ha una moto molto più veloce ma meno agile e più difficile da guidare, se riesco a non perdere troppo terreno nei due lunghi rettilinei dovrei essere superiore nella serie di curve strette prima dell’ incrocio per Mioglia, dopo sarò risorpassato nel rettilineo seguente ma ci sarà ancora una serie di curve strette in salita prima del Sassello.
Nel mentre mi sorpassa, velocissimo, e entra in curva col ginocchio a terra e tagliando un pò.
Minchia questo la paura non sa nemmeno che cos’è, vabbè lasciamo perdere la tattica, diamoci dentro al massimo. Credo sia molto più giovane di me però io conosco la strada come le mie tasche e l’eperienza magari conta.
Arrivano tre curve in serie la prima a sinistra poi a destra e ancora a sinistra, la seconda gira attorno allo spigolo di una casa. Lo vedo arrivare un pò lungo e aprirsi sulla sinistra, passo all’interno e quando piego a destra alzo la testa di lato per evitare lo spigolo della casa. Adrenalina al massimo, uau, mi sento vivo come non mai, adesso il rettilineo.
Mi abbasso sul manubrio e spalanco il gas, non credo di poter fare più dei 170 - 180 kmh anche se ho allungato l’ultima marcia, speriamo basti.
Come previsto mi passa con rabbia e mi da almeno una cinquantina di metri, in più mi entra in curva più veloce del previsto, cazzo, questo è davvero tosto e mi sa che monta dei pirelli supercorsa.
Chissà a che punto sono i miei diablo? Per il momento li sento ancora bene, forse avrei dovuto risparmiarli un pò.
Ora c’è un misto veloce, siamo praticamente alla pari, ecco qualche macchina, sorpassiamo subito senza pensarci troppo. Alla quarta macchina arrivo in curva alla sinistra e rientro appena in tempo per evitare un frontale, sono un pò lungo e tocco il guard-rail con il ginocchio strappando la tuta.
Mi sento bene, ora provo un sorpasso, di misura, chiudo un pò da bastardo e alzo la mano per chiedere scusa.
Siamo al primo ponticello, stacco al limite e la leva del freno mi tocca l’anulare, merda. Comincio a imprecare tra me e me, se il freno mi molla adesso non ho speranze, la corsa della leva si è allungata e non è buon segno, dovrei lasciar raffreddare, mollare un pò.
Vaffanculo, non mollo, tiro la leva con tutte le dita e se arriverà a toccare la manopola ci penserò poi a cosa fare.
Ancora rettilineo, vai vai vai vai, cazzo mi servirebbero una ventina di cavalli in più.
Ora ci sono le ultime curve prima della piazzetta del paese, arrivo alla prima con una ventina di metri da recuperare.
Stacco all’ultimo, piego, derapo e accelero, raddrizzo, mi ributto giù, scalo, piede a terra, adrenalina e giù un paio di marce. Guardo avanti, ci sono, è vicinissimo, allarga un pò, lo punto all’interno ma sento l’anteriore prendermi un pò sotto, raddrizzo impercettibilmente, alla prossima.
Entro all’ esterno e cerco di chiudere, lui allarga un pò, ci tocchiamo iniziando la frenata, nessuno molla, eccheccazzo metto la ruota quasi sull’erba, devo correggere e mi sfila, piego verso destra e provo all’interno.
Ci tocchiamo di nuovo stavolta rischia lui, ok mollo, vaffanculo se insisto si ammazza, ancora un piccolo rettilineo e siamo nella piazzetta.
Ci fermiamo entrambi al distributore, bella salita, sono in un bagno di sudore e vedo che anche lui ansima, deve essersi impegnato dopotutto.
Comincia a slacciare il casco e io lo imito, probabilmente dev’essere Valentino Rossi che non è andato ad Assen. Ci togliamo i caschi e rimaniamo ambedue a bocca aperta dallo stupore. Se fossimo in un fumetto sulla mia testa ci sarebbe il pensiero: “ Cavolo ma è una ragazzina!”, sulla sua: ”Ma è vecchio!”.
Dura un attimo e poi ci mettiamo a ridere, la invito a prendere un caffè con qualche amaretto, appoggiamo le moto e entriamo nel bar.
Ha solo 23 anni e si chiama Sara, le dico che guida quasi come me alla sua età e lei mi risponde: “Ovviamente tu eri quasi veloce come me”, simpatica.
Mi verrebbe da dirle che se continua così magari non arriva alla vecchiaia, ma chi sono io per farle la predica? Quel che deve essere sarà.
Chiaccheriamo un pò e mi chiede se scendo con lei al mare, lo farei volentieri, le dico, ma ho finito le gomme, ci ritorno giusto a casa e non di più.
Usciamo e ci salutiamo, riparto ad andatura tranquilla e arrivo ad Acqui assaporando il paesaggio. In città mi fermo e mangio degli ottimi tagliolini alla boscaiola innaffiati da un buon bicchiere di barbera e seguiti da arrosto e patate. Per finire una bella fetta (beh diciamo due) di torta di mele e un caffè.
Passeggio un pò per il centro città e poi rientro a casa passando a restituire la moto. Il mio amico guarda le gomme e scuote la testa mi sembra che controlli anche se tutto il resto e apposto, il solito malfidante. Lo saluto dicendogli di cambiar gomme e metterle sul mio conto, mi guarda e mi dice di ricordarmi che domani è domenica, giorno dedicato al signore nel quale è uso dormire un pò di più al mattino.
Mah, che voglia forse dire che domani è meglio se non lo sveglio all’alba ?
Salgo sulla BMW e ritorno a casa, oggi una ragazzina mi ha quasi sverniciato, la vecchiaia incombe.








mal che vada ho sempre i gelati 