sabato, 30 giugno 2007
All’alba c’è sempre una bell’arietta frizzante, anche ora che il caldo comincia a farla da padrone. Ad oriente il sole comincia a mostrarsi tra poche nubi sfilacciate, si leva pigro indorando la sommità delle colline. Oggi è decisamente una bella giornata, l’ideale per un giretto in moto, bene, prepariamoci e via.
Oggi vado giù in paese a prendere una supermotard da un mio amico, abbiamo appena montato un nuovo disco e voglio proprio vedere come frena. Mi vesto leggero ed elegante al tempo stesso: giacca Belstaff dai mille rappezzi, pantaloni in pelle Dainese quasi da buttare, stivali Axo lisi, casco jet e mascherina cotti dal sole e, per finire, guanti da me personalmente ricuciti con amore.
Scendo giù a prendere l’”Husky” con la mia BMW, la strada si snoda con tranquilli tornanti in mezzo alle vigne dove fanno capolino i primi contadini che, assonnati, con lo sguardo mi seguono durante la  discesa. Alle sei e mezza suono il campanello dell’officina e vengo naturalmente fatto oggetto di un festoso benvenuto, più o meno con queste parole: “Strafottutissimo insonne rompico........ ma che ca..o vuoi” oltre ad alcuni invero poco rispettosi riferimenti a dio e al suo figliolo.
Comunque la porta alla fine si apre e, per farmi perdonare l’ora forse un pochino mattutina, preparo un bel caffè nero bollente.
Ce lo beviamo con calma e alla domanda :”Provi il disco nuovo?” rispondo di si, farò un giretto fino in liguria passando dal Sassello. Segue, a questo punto, una sfilza di raccomandazioni che quasi quasi mi offendono. Ma come, un motociclista prudente ed assennato quale sono è ovvio che non si metterà a spingere a manetta e avrà cura di non lasciarsi tentare da eventuali altri utenti della strada che transitano a velocità superiore.
Rassicuro l’amico che mi pare abbia un ulteriore sussulto quando mi vede sotto la giacca un backprotector completo di paragomiti.
Gli dico che dovrebbe piuttosto rassicurarsi, il fatto che usi protezioni aggiuntive è ovviamente segno che con la vecchiaia mi son fatto prudente. Scuote la testa mentre riempie il serbatoio dopodichè mi porge il mezzo tenendolo per una manopola.
Mi pare tutto a posto, do un occhiata alle gomme, sono due “diablo” nuove, e decido di salire in sella con un agile balzo.
In futuro penso che eviterò un agile balzo al mattino presto, mentre lo eseguo sento un sinistro scricchiolio di alcune articolazioni e qualche dolore residuo una volta in sella. Vabbè ora giro la chiave, metto in moto e mi allontano salutando. La moto borbotta felice ai bassi ed è abbastanza pronta a salire di giri, da il massimo nelle due ultime due tacche del contagiri con una bella spinta e un rombo  “pieno”, bel rumore anche in aspirazione.
Una signora si affaccia dalla finestra e mi urla qualcosa, probabilmente un augurio per una bella gita in moto.
Vado tranquillo e dopo poco arrivo a Nizza, l’aria è ancora fresca e le strade sono sgombre, il freno pinza bene e se insisto a bassa velocità faccio delle discrete impennate rovesciate.
Imbocco la strada collinare che porta ad Acqui Terme, bei curvoni da  fare a 80 - 90 kmh. Entro nel primo deciso, controsterzo appena con la ruota posteriore che derapa dolcemente senza strappi, tocco leggermentel’asfalto con la suola dello stivale, raddrizzo e mi butto subito giù dall’altra parte. Niente male, mi sto divertendo, la moto è molto agile, forse un pochino nervosa ma sempre ccontrollabile e “sincera”. Sorpasso un paio di macchine e proseguo senza forzare troppo, dopo una quindicina di chilometri in leggera salita inizio a scendere e provo a fondo il freno anteriore durante la discesa che mi porta alla periferia di Acqui.
Va molto bene, mi permette decelerazioni anche molto violente senza perdite improvvise di aderenza, sarebbe interessante vederlo all’opera con una forcella più rigida.
Arrivo al centro della città termale proprio quando i bar cominciano a riempirsi, procedo lentamente e guardo le persone pronte a iniziare la giornata immerse nel fango terapeutico.
In mezzo a tanti “malati” spiccano cameriere carine che passano tra i tavolini con tanta grazia che per poco non mi distraggo del tutto e passo col rosso.
Arrivo al ponte sul Bormida mentre lo sta attraversando una fila di bimbi accompagnati dalle educatrici. Dò un pò di gas e vado su una ruota sola passando poi dalla terza alla quarta, i bimbi mi guardano stupiti con delle faccine buffe. Decido di strafare e mi alzo in piedi concludendo l’impennata con la gamba destra a sinistra della sella, un nac-nac eseguito discretamente.
La giovane maestra che apre la fila mi sorride e ricambio salutando con la mano dopodichè rimango raggelato dallo sguardo pieno di disapprovazione di due veccchine sedute su una panchina appena dopo il ponte. Temo di avere con la mia impennata confermato le loro peggiori previsioni sul destino del mondo, ormai in balia di motociclisti maleducati e degenerati.
Ora comincia a far caldo e inizio la salita al Sassello con calma, senza forzare, la strada comincia ad affollarsi, ci son molti ciclisti e auto.
Ad un tratto da dietro sento il rombo di alcune moto che si avvicinano, vengo sorpassato da un paio di stradali, delle yamaha fzqualcosa belle lustre guidate da piloti in fiammanti tute.
Dò gas per osservare i centauri da vicino però noto le “saponette” intonse e le carene perfette e perdo un pò di interesse. Sto per mollare la manetta quando dietro sento un borbottio ben più stimolante, un bicilindrico, direi un desmo. Giro la testa e vedo una Ducati 998 in fase di sorpasso, carena minimale rappezzata con nastro americano, pilota con tuta “raspata” e slide grattate.
Ottimo, vediamo ora se le promesse saranno mantenute, l’unica preoccupazione me la dà il casco con due orecchie di peluche appiccicate, un pò da ragazzino.
Lo vedo passare in scioltezza le due yamaha che accelerano per seguirlo, inutilmente. Vado sotto anch’io alle due e supero prima di una curva a destra, un pò rabbiosamente ma non voglio far scappare il mio amico ducatista. Mi metto “a culo” degli scarichi gemelli e lo “spingo” un pochino tanto per misurargli un pò la pressione. Si gira, mi guarda e mi fa passare, va bene, sento che ci divertiremo. Apro la manetta e affronto una sinistra destra in piena derapata ma un pò sporco, sono all’ 80 per cento delle mie possibilità ma voglio fargli pensare di stare già rischiando.
Intanto rifletto, lui ha una moto molto più veloce ma meno agile e più difficile da guidare, se riesco a non perdere troppo terreno nei due lunghi rettilinei  dovrei essere superiore nella serie di curve strette prima dell’ incrocio per Mioglia, dopo sarò risorpassato nel rettilineo seguente ma ci sarà ancora una serie di curve strette in salita prima del Sassello.
Nel mentre mi sorpassa, velocissimo, e entra in curva  col ginocchio a terra e tagliando un pò.
Minchia questo la paura non sa nemmeno che cos’è, vabbè lasciamo perdere la tattica, diamoci dentro al massimo. Credo sia molto più giovane di me però io conosco la strada come le mie tasche e l’eperienza magari conta.
Arrivano tre curve in serie la prima a sinistra poi a destra e ancora a sinistra, la seconda gira attorno allo spigolo di una casa. Lo vedo arrivare un pò lungo e aprirsi sulla sinistra, passo all’interno e quando piego a destra alzo la testa di lato per evitare lo spigolo della casa. Adrenalina al massimo, uau, mi sento vivo come non mai, adesso il rettilineo.
Mi abbasso sul manubrio e spalanco il gas, non credo di poter fare più dei 170 - 180 kmh anche se ho allungato l’ultima marcia, speriamo basti.
Come previsto mi passa con rabbia e mi da almeno una cinquantina di metri, in più mi entra in curva più veloce del previsto, cazzo,  questo è davvero tosto e mi sa che monta dei pirelli supercorsa.
Chissà a che punto sono i miei diablo? Per il momento li sento ancora bene, forse avrei dovuto risparmiarli un pò.
Ora c’è un misto veloce, siamo praticamente alla pari, ecco qualche macchina, sorpassiamo subito senza pensarci troppo. Alla quarta macchina arrivo in curva alla sinistra e rientro appena in tempo per evitare un frontale, sono un pò lungo e tocco il guard-rail con il ginocchio strappando la tuta.
Mi sento bene, ora provo un sorpasso, di misura, chiudo un pò da bastardo e alzo la mano per chiedere scusa.
Siamo al primo ponticello, stacco al limite e la leva del freno mi tocca l’anulare, merda. Comincio a imprecare tra me e me, se il freno mi molla adesso non ho speranze, la corsa della leva si è  allungata e non è buon segno, dovrei lasciar raffreddare, mollare un pò.
Vaffanculo, non mollo, tiro la leva con tutte le dita e se arriverà a toccare la manopola ci penserò poi a cosa fare.
Ancora rettilineo, vai vai vai vai, cazzo mi servirebbero una ventina di cavalli in più.
Ora ci sono le ultime curve prima della piazzetta del paese, arrivo alla prima con una ventina di metri da recuperare.
Stacco all’ultimo, piego, derapo e accelero, raddrizzo, mi ributto giù, scalo, piede a terra, adrenalina e giù un paio di marce. Guardo avanti, ci sono, è vicinissimo, allarga un pò, lo punto all’interno ma sento l’anteriore prendermi un pò sotto, raddrizzo impercettibilmente, alla prossima.
Entro all’ esterno e cerco di chiudere, lui allarga un pò, ci tocchiamo iniziando la frenata, nessuno molla, eccheccazzo metto la ruota quasi sull’erba, devo correggere e mi sfila, piego verso destra e provo all’interno.
Ci tocchiamo di nuovo stavolta rischia lui, ok mollo, vaffanculo se insisto si ammazza, ancora un piccolo rettilineo e siamo nella piazzetta.
Ci fermiamo entrambi al distributore, bella salita, sono in un bagno di sudore e vedo che anche lui ansima, deve essersi impegnato dopotutto.
Comincia a slacciare il casco e io lo imito, probabilmente dev’essere Valentino Rossi che non è andato ad Assen. Ci togliamo i caschi e rimaniamo ambedue a bocca aperta dallo stupore. Se fossimo in un fumetto sulla mia testa ci sarebbe il pensiero: “ Cavolo ma è una ragazzina!”, sulla sua: ”Ma è vecchio!”.
Dura un attimo e poi ci mettiamo a ridere, la invito a prendere un caffè con qualche amaretto, appoggiamo le moto e entriamo nel bar.
Ha solo 23 anni e si chiama Sara, le dico che guida quasi come me alla sua età e lei mi risponde: “Ovviamente tu eri quasi veloce come me”, simpatica.
Mi verrebbe da dirle che se continua così magari non arriva alla vecchiaia, ma chi sono io per farle la predica? Quel che deve essere sarà.
Chiaccheriamo un pò e mi chiede se scendo con lei al mare, lo farei volentieri, le dico, ma ho finito le gomme, ci ritorno giusto a casa e non di più.
Usciamo e ci salutiamo, riparto ad andatura tranquilla e arrivo ad Acqui assaporando il paesaggio. In città mi fermo e mangio degli ottimi tagliolini alla boscaiola innaffiati da un buon bicchiere di barbera e seguiti da arrosto e patate. Per finire una bella fetta (beh diciamo due) di torta di mele e un caffè.
Passeggio un pò per il centro città e poi rientro a casa passando a restituire la moto. Il mio amico guarda le gomme e scuote la testa mi sembra che controlli anche se tutto il resto e apposto, il solito malfidante. Lo saluto dicendogli di cambiar gomme e metterle sul mio conto, mi guarda e mi dice di ricordarmi che domani è domenica, giorno dedicato al signore nel quale è uso dormire un pò di più al mattino.
Mah, che voglia forse dire che domani è meglio se non lo sveglio all’alba ?
Salgo sulla BMW e ritorno a casa, oggi una ragazzina mi ha quasi sverniciato, la vecchiaia incombe.
 
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venerdì, 29 giugno 2007
Taglia il cielo
un indomito falco
e poi uccide
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giovedì, 28 giugno 2007
Ormai da più parti sollecitato vi parlerò del famoso "tasto 1". E' ormai universalmente nota l'importanza di questo tasto, gli effetti purtroppo sono ancor oggi largamente imprevedibili ma, non per questo, meno potenti. Alcuni pensano che l'azionamento del tasto vada accompagnato dalla recitazione di formule esoteriche, altri pensano che la tastiera giochi un ruolo fondamentale. Personalmente mi sono accorto che usando tastiere della apple gli effetti tendono ad essere più benevoli e, in un certo senso, corrispondenti ai nostri desideri.
Si dice che premendo il tasto un ragazzino, a Londra, sia addirittura riuscito ad invocare un jinn di nome Bartimeus. Lo stesso Bartimeus mi mandò anni fa una mail a piè di pagina in cui mi disse, tra le altre cose, che Tolomeo faceva sovente ricorso al suddetto tasto.
Ci sono anche molte leggende metropolitane che parlano dell'apparizione di una donna bellissima alla guida di una macchina scassatissima, però io non son convinto della loro veridicità.
Tempo fa però mi fu narrata una strana  storia.

Mi trovavo nei pressi delle rovine dell'antica Babilonia e, sul far della notte, mi imbattei nel fuoco di un bivacco. Sperando in un caffè mi diressi verso la luce e venni accolto da un vecchio, il suo aspetto ricordava le immobili pietre delle rovine passate attraverso gli eoni del tempo. Egli mi fece sedere accanto al fuoco e dopo avermi chiesto chi ero mi disse il nome di una dea e volle sapere se io ne avevo mai sentito parlare. Io, in verità, conoscevo quel nome che ricordava il rosso del sangue ma non volli rivelarmi.
Allora l'antico mi narrò una storia.
Molto tempo fa un giovane si smarrì nel deserto, stava ormai per morire consumato dai dardi del sole quando, all'improvviso, vide il verde di un oasi. Con le ultime forze riuscì a raggiungere la meraviglia dell'acqua e, dopo aver bevuto, si sdraiò sull'erba. Fece uno strano sogno, vide città ormai sepolte da incommensurabili ere, udì la risata di esseri dimenticati e provò un insondabile terrore. Lesse il nome del pazzo dio Nyarlatoteph su statue impossibili, sentì il suono del flauto dell'innominabile.
Ma ad un tratto, improvvisamente, si ritrovò in un tempio dalle volte blasfeme, dove i caratteri pnakotici parlavano di un tasto e di un numero.
Divinità pietrificate erano sparse in atteggiamenti quasi di adorazione e, al centro, svettava un plinto marmoreo sul quale vide l'effigie di una donna bellissima, dalle forme armoniose e dall' incantevole sedere.
Egli se ne innamorò.
Risvegliatosi provò una struggente nostalgia e desiderò rivedere quella statua.
Ritornato alla civiltà si dedicò alla ricerca di quel tempio dimenticato. Interrogò i sacerdoti dei riti più occulti, si sottopose a dolorose iniziazioni e si addentrò nei saperi più proibiti. Passarono gli anni e finalmente trovò il primo indizio, glielo diede un arabo consegnandogli un libro che così iniziava:
« La notte s'apre sull'orlo dell'abisso. Le porte dell'inferno sono chiuse: a tuo rischio le tenti. Al tuo richiamo si desterà qualcosa per risponderti. Questo regalo lascio all'umanità: ecco le chiavi. Cerca le serrature; sii soddisfatto. Ma ascolta ciò che dice Abdul Alhazred: per primo io le ho trovate: e sono matto. ».
Da quel momento riuscì a decifrare oscuri presagi e, dopo anni di studio, pensò di aver trovato il luogo dove era stato edificato il tempio.
Viaggiò per molti anni ed infine raggiunse rovine che gli uomini da tempo evitavano. Scavo come un pazzo sorretto dal demone del suo desiderio ed alla fine fu premiato. In una notte senza luna il terreno cedette e quando si riprese dalla caduta si ritrovò nel tempio del sogno.
Un terribile senso di antichità gli opprimeva l'animo, tuttavia le statue sembravano appena aver lasciato lo scalpello dell' inumano scultore.
Al centro la dea.
Egli lesse con avidità la formula d'evocazione e, pur consapevole dell'estremo pericolo, si dispose a pronunciarla. Sulla base della statua era presente un tasto col numero 1 ed era di cruciale importanza che lo premesse in corrispondenza esatta coll'inizio del nodo ascendente della formula.
Il sudore gli imperlò la fronte mentre iniziava a declamare, lo sforzo fu immane ma egli fu premiato.
All'improvviso la dea apparve, coperta da splendidi veli, e guardandolo negli occhi iniziò a spogliarsi.
Ma, proprio mentre stava per scoprire le sue magnifiche grazie togliendo il velo che occultava il suo splendido sedere successe l'impensabile.
Ad un tratto la dea scomparve sostituita da un giovane abbigliato stranamente. Il ragazzo, con aria sorpresa, disse: "Oh, cavolo, eppure mi pareva che Valberici mi avesse detto che dopo il tasto 1 si schiacciava il tasto #. Vabbè mi sarò confuso. Ah, scusi buon uomo per caso ha visto una certa ilottola ? No eh? E una certa Thirrin?. Ehhh non si arrabbi chiedevo solo, mammamia che gente che si incontra."
Detto questo sparì.
Purtroppo l'incantesimo era irripetibile e la disperazione eccheggiò nel tempio sotto forma di lunghi ululati e lamenti.

A questo punto il vecchio mi guardò e mi disse che ancor oggi qualcuno diceva che l'innamorato appariva nelle notti senza luna, vicino al tempio della sua dea.
In quel momento udii il grido di uno sciacallo e mi voltai, rigiratomi il vecchio era sparito e il fuoco più non ardeva.

Insomma così era la storia, un pò inverosimile a dire il vero, però ora una cosa la voglio dire:

Mecha dopo il tasto uno non schiacciare il cancelletto !

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mercoledì, 27 giugno 2007
Ira
Era una scena terribile: Bhima splendeva e fumava come il fuoco della dissoluzione dell'universo, e le vibrazioni tutt'intorno a lui facevano battere forte il cuore anche ai più coraggiosi. In un batter d'occhio gli fece a pezzi il carro, distruggendolo completamente; travolto, Dusshasana cadde al suolo, stordito. Veloce come un leone che sa di avere oramai conquistato la sua preda, Bhima gli fu sopra. Nessuno ignorava il suo feroce voto, e tutti si fermarono ad osservare la scena col fiato sospeso. Non lontano da lì, anche Duryodhana guardava impotente. E il Pandava, con il nemico serrato tra le possenti mani, lo vide.

  "Guarda, Duryodhana, guarda bene," gli gridò con la sua voce profonda. "Sicuramente non sarai anche tu diventato smemorato. E allora guarda il tuo più caro fratello mentre muore. E cerca di impedirlo, se puoi."

  Detto ciò, alzò Dusshasana in alto, sopra la testa, poi lo scaraventò in terra; e mentre questi era ancora vivo gli strappò senza l'aiuto di nessuna arma il braccio destro dal corpo. La sua furia esplose più che mai.

  "Duryodhana, stai guardando?" ruggì infuriato, gettando in direzione dell'esterrefatto Kurava l'arto ancora sanguinante. "Ecco, metà del mio voto è stato assolto, il braccio che ha trascinato Draupadi è stato punito proprio come avevo promesso. Ora farò il resto."

  E con un colpo di spada aprì il petto di Dusshasana ormai agonizzante, gli divelse il cuore e ne bevve il sangue caldo. Alla vista del sangue che gli scendeva dalle guance fino a inzuppargli l'intera armatura, tutti, amici e nemici, provarono un vivo senso di terrore.

  Quando infine s'accorse che la vittima era spirata, Bhima lanciò un vero e proprio ruggito di vittoria.

  "E' già tutto finito? Dusshasana, puoi ringraziare la morte che ti ha protetto portandoti via. Ora come sfogherò la mia rabbia?"

  Poi, con quel cuore ancora sanguinante fra le mani, danzò in estasi, gridando il nome di Draupadi. Era una visione incredibile: mai si era vista tanta ferocia.

Mahabharata

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martedì, 26 giugno 2007
Ho notato parecchi post in giro per i blog che parlano del passato per cui mi son detto: ne faccio uno anch'io.
Il problema è che non rimpiango assolutamente nulla del mio passato e ciò mi mette un pò in difficoltà. Non bastasse mi son pure accorto che non saprei dire quali sono i ricordi buoni e quali i cattivi. Non saprei nemmeno fare i nomi di due amici, anzi nemmeno di uno.
Quel che posso dire è che, sostanzialmente, la mia vita si può dividere in tre periodi.

Primo: dalla nascita fino ai vent'anni

Una grande passione per la musica/matematica e dai sette anni in poi accanito lettore (mi portarono L'Orlando Furioso e mi piacque assai). Nessun amico poichè ero di un'arroganza unica e facile all'ira.
Sui vent'anni incidente matematico e grosso spavento, potrei romanzare l'accaduto ma, probabilmente, si trattava solo di un inizio di esaurimento e/o follia.

Secondo: dai venti ai trent'anni

Un periodo che mi ha visto fare parecchie cose e visitare parecchie nazioni. Si può riassumere con la costante ricerca di situazioni rischiose, nulla di romantico od epocale solo un modo per "passare il tempo". In questo periodo si può anche dire che ho vissuto in modo assolutamente amorale (inteso in senso letterale). Nessun amico anche in questo periodo ma solo "compagni di viaggio".

Terzo: dall'aver conosciuto mia moglie ad oggi

Le cose son parecchio cambiate, per la prima volta nella mia vita mi è importato di qualcuno. Una cosa per me assolutamente nuova e spiazzante, tant'è che che non l'ho ancora ben compresa. Ho così messo su famiglia e dopo il matrimonio son pure diventato padre e i miei affetti son cresciuti.
Ora ci son persino alcuni che dicono di essere miei amici/che.

Per ora è tutto, magari ci sarà pure una quarta fase ma io spero di no, ora come ora sono felice
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lunedì, 25 giugno 2007
E' assai difficile aborrire il male e vivere con rettitudine.
E' abbastanza sorprendente, ma parecchi errori hanno origine dalla credenza che sia essenziale essere rigorosamente logici e mettere la rettitudine al di sopra di ogni altra cosa. Esiste una Via più elevata di questa, ma raggiungerla non è impresa facile, e richiede una profonda saggezza.
Paragonati a questa Via, i principi logici sono davvero insignificanti. Sebbene non si possa conoscere ciò di cui non si ha esperienza, esiste un modo di scoprire la verità anche se non si è saputo discernerla da soli: questa Via consiste nel dialogo con gli altri.
Capita spesso che una persona, sebbene imperfetta, possa dare consigli intelligenti, perchè non è coinvolta nella situazione e la vede dall'esterno, proprio come colui che nel gioco del go, ha il vantaggio di essere spettatore. Si dice che sia ugualmente possibile distinguere i prorpri errori con l'introspezione e la meditazione, ma, anche qui, il risultato è migliore se si dialoga con gli altri. Se si impara ad ascoltare gli altri e a leggere molti libri si può andare oltre la propria visuale e acquisire la saggezza degli Antichi.

Yamamoto Tsunetomo - Hagakure
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domenica, 24 giugno 2007
Piccole api
corteggiano leggere
superbi fiori
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venerdì, 22 giugno 2007
Ci sono cose che non cambiano mai: il colore del cielo, la musica di Mozart; mi piacciono ancora e li sto assaporando entrambi in questa terra che non è la mia, con questa gente a cui non appartengo, in questa guerra che non è di nessuno.
Il pickup viaggia veloce,  sopra di me l’azzurro intenso dell’estate, dentro di me le note di un concerto, lo stupendo andante in  fa maggiore, gli archi che galleggiano sul soffice pizzicato del basso, musica assoluta.
Mi volto a guardare i miei due compagni di viaggio e li sorprendo a fissarmi, distolgono lo sguardo, sento la puzza del loro sudore e della loro paura. Mi credono folle e forse hanno ragione, qui si può essere crudeli o misericordiosi ma io non sono ne l’uno ne l’altro,  sono solo stanco.
Controllo con calma il caricatore dell’AK e intanto il concerto si avvia all’allegro finale, libero e disinvolto.
La strada sembra allungarsi e toccare l’orizzonte, non ci sono alberi e la polvere s’infila dovunque, candida e impalpabile, ho sete, prendo la borraccia e dopo un sorso la offro agli altri passeggeri che bevono a turno, con la parsimonia di chi è abituato al deserto.
Dietro di noi arriva...............
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giovedì, 21 giugno 2007
il corriere con un bel pacco di libri nuovi

100_2670
ovviamente ci ha messo mezza giornata per trovarmi. Si è girato le langhe in lungo e in largo ma finalmente è giunto.
Comunque per consolarlo della lunga ricerca gli ho offerto un bel caffè gigante corretto grappa ed è andato via tutto contento, chissà se lo rivedrò
postato da: Valberici alle ore 17:00 | Permalink | commenti (27)
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mercoledì, 20 giugno 2007
comincia a far caldo.
Però guardando dalla finestra mi pare stia arrivando un temporale rinfrescante

100_2424_2mal che vada ho sempre i gelati


postato da: Valberici alle ore 20:52 | Permalink | commenti (19)
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