uno alla mia maniera.
Un vento freddo faceva crepitare le torcie che illuminavano l'ormeggio. La luna disegnava un' argenteo sentiero sulle nere acque del lago, percorse da leggere onde. Azael pensò a quanto fosse prevedibile l'animo umano e come fosse inevitabile la strada da percorrere.
Il carro multicolore era arrivato accolto dai lazzi e dalle risa sguaiate della guarnigione, una compagnia teatrale era sempre gradita, soprattutto se era dotata di giovani attrici. Ma questa volta c'era qualcosa di più che giovani fanciulle disinibite, c'era la bellezza.
Quando la ragazza scese ci fu il silenzio, seguito da bisbigli increduli ed imprecazioni soffocate. Anche dall'alto delle mura aveva percepito la sua bellezza assoluta, aveva capito che il nemico aveva fatto la sua mossa. Ricordò come Hanerim attraversò la piazza d'armi, salutò la fanciulla con un inchino e le porse il braccio per accompagnarla agli alloggi degli ospiti.
Non aveva potuto far nulla, sapeva che il suo avversario avrebbe cercato di indebolirlo ma non pensava che il colpo sarebbe stato così duro, così doloroso.
Avrebbe comunque fatto ciò che doveva, ancora una volta la sua fede l'avrebbe sorretto ma non avrebbe allentato la morsa che gli stringeva il cuore.
Guardò i quattro uomini che giacevano sul pontile, quando l'avevano visto avevano capito che non ci sarebbe stata misericordia. Lo avevano assalito con furia e disperazione, si erano battuti bene e le ferite che aveva lo testimoniavano. Erano buoni guerrieri, una perdita per l'esercito, un'altra vittoria per il nemico. A volte anche l'amicizia portava a scelte inevitabili, conclusive.
Il rumore di cavalli al galoppo lo riscosse dai suoi pensieri, impugnò la spada e strinse l'ascia, immobile davanti alla barca, unico ostacolo prima della salvezza. I cavalieri erano due: Hanerim e la fanciulla dai rossi capelli; smontarono prima del pontile e si avvicinarono ad Azael, in silenzio.
Si fronteggiarono per un lungo istante e fu Hanerim il primo a parlare:" Hai ucciso gli uomini della tua guardia, come hai potuto? Hai combattuto con loro li hai chiamati amici, che razza di mostro sei!". L'odio nella voce del ragazzo fu la peggiore delle ferite in quella notte in cui la funesta Stella del Drago brillava invocando lutti e tragedie. "Lascia la ragazza Hanerim" , sussurrò Azael, "lasciala e torna indietro, ti prego.". L'ira del giovane aumentò: "Tu, tu mi preghi! Tu che hai consacrato la tua vita all'odio ed al male. Maledetto, ti ucciderò ed il tuo nero sangue sarà il prezzo della mia libertà." e mentre gridava sguainò la spada e si gettò addosso al guerriero.
Il combattimento durò solo pochi istanti, Azael bloccò con l'ascia il disperato colpo del ragazzo e lo trafisse al costato con la spada. Hanerim spalancò gli occhi ed afferrò la nera lama con entrambe le mani, cercò di strapparla dal corpo con un ultimo sussulto poi crollò a terra.
La ragazza era rimasta immobile, guardò il vincitore mentre estraeva la spada dal corpo esanime e gli disse: "Puoi pure uccidermi ora, la mia vendetta è compiuta, presto verranno gli eserciti del mio sovrano ed anche per te sarà la fine".
Azael le rispose con voce tranquilla: "Non uccido quando non è necessario, non so perchè ti volessi vendicare, ho ucciso molte persone, forse qualcuno che tu amavi. Ora non ha più importanza. Sali sulla barca e torna dal tuo re, digli che domani darò battaglia ed il capriccio degli dei deciderà la vittoria".
La fanciulla lo fissò per un lungo momento poi scese nella barca e lui le diede una spinta allontanandola dal pontile. La vide allontanarsi verso l'altra riva, seguendo la corrente, e prima che l'oscurità la nascondesse udì per l'ultima volta la sua voce: "Aveva ragione Hanerim, sei un mostro, votato all'odio ed al male, maledetto, che tu possa morire domani, maledetto.".
"No", mormorò Azael," la mia vita è consacrata al male, non all' odio. Per questo domani vincerò, perchè posso provare dolore, perchè posso amare, come ho amato Hanerim, mio figlio. ".