giovedì, 31 gennaio 2008
la Matthäus Passion  e penso a due cose:

Alla forma ed a come  sia destinata ad essere interpretata in maniera soggettiva.

Al contenuto ed a come sia destinato ad essere interpretato in maniera oggettiva.

E rifletto su quanto sia soggettiva l'invidia.

E poi mi ricordo delle parole di Boezio:

"Nulla è più fugace della forma esteriore, che appassisce e muta come i fiori di campo all'apparire dell'autunno".

E mi domando cosa renda immortale un opera d'arte.

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martedì, 29 gennaio 2008
un buon caffè e pensavo a cosa "significa" scrivere, a come sia indispensabile per alcuni.

E ricordavo quello che ha scritto VioVyB nel suo ultimo post:

"A volte mi sembra che la scrittura sia tutto quello che ho, l'unica cosa che mi mantiene viva e allo stesso tempo mi sembra di vivere solo perché scrivo.".

E poi mi son ricordato di queste parole di Licia:

"Perchè ho scritto così tanto da aver disimparato a vivere senza farlo. La mia vita è monca, senza che la scriva. È un discorso interrotto, un libro senza conclusione."

E mentre riflettevo mi è tornato in mente un post di Isabella:

"La notte è una morte esaltante. Io scrivo in quella morte. Le parole hanno il volto di chi le scrive. Io vedo il mio volto riflesso nel vetro quando scrivo. Ho bisogno di vedere il mio volto riflesso quando cerco le parole. Il vetro è contro il buio della notte per questo riesco a vedermi. In quel vetro io cerco le parole. Nell’immobilità di una vita riflessa sopra una morte esaltante."

E finalmente ho capito.

postato da: Valberici alle ore 21:08 | Permalink | commenti (16)
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domenica, 27 gennaio 2008
Il primo capitolo è stato riveduto, ampliato e corretto, li potete leggere entrambi cliccando sulla categoria book nella colonna alla vostra sinistra. Come sempre critiche e suggerimenti sono bene accetti.


I tamburi, i corni e le stridule clavinarie avevano suonato selvaggiamente ed ossessivamente per tutta la notte. Ora, al sorgere del sole, gli strumenti tacevano e nel grande accampamento gli Annurki si preparavano al rituale della  scelta che avveniva ogni cinque anni.
I giovani di tutte le tribù avrebbero affrontato le antiche prove di coraggio e di forza che avrebbero decretato il loro passaggio all' età adulta ed allo status di guerriero. Fallire significava essere allontanati dalle tribù e consegnati ad una vita solitaria ed ignominiosa, un destino intollerabile per un annurko. Ma ciò accadeva molto raramente perchè quel popolo feroce sopprimeva alla nascita i neonati deformi o deboli, e le prove stesse erano pensate in modo tale che chi non le superava difficilmente sopravviveva.
I giovani si sarebbero cimentati per tutto il giorno senza riposarsi ed al tramonto i sopravvissuti sarebbero stati proclamati guerrieri con il rituale taglio del ciuffo di peli che avevano alla sommità della testa. Ma per cinque di loro, quelli che avevano primeggiato per coraggio e forza, ci sarebbe stata un'ulteriore prova: avrebbero affrontato il comandante della Guardia Nera e  se lui, dopo averli sconfitti, li avesse giudicati idonei avrebbero fatto parte di quel corpo scelto.
Essere una Guardia  era considerato un grandissimo onore presso gli annurki, solo i migliori guerrieri ne facevano parte e sovente il capo della confederazione delle  tribù era scelto tra un ex comandante od ufficiale di quel corpo scelto
In passato era successo in tre occasioni che uno dei nuovi guerrieri sconfiggesse ed uccidesse il comandante, in tal caso era designato come suo successore e ne prendeva immediatamente il posto.
E tutti e tre erano diventati leggendari guerrieri riflettè Azael mentre si recava alla tenda del supremo comandante degli eserciti della Nera Signora, nonché capo della confederazione.
Giunto davanti all'entrata di uno dei padiglioni chiese il permesso di entrare ed ascoltò il ruggito di risposta. “Entra, entra mio vecchio amico e protettore. Da quando è necessario che io ti dia il permesso, entra e bevi con noi in questo giorno di festa.”.
Alzò dunque il lembo di stoffa che fungeva da porta ed entrò salutando l'annurko che un tempo aveva comandato la Nera Guardia: “Bentrovato Galadril e saluto anche te Alaver, sei sempre bella come quando tuo marito venne a chiedermi una licenza per poterti sposare, l' unica volta in cui lo vidi abbandonare una battaglia. Ah, vedo che c'è anche il comandante della Guardia, spero che la ferita non ti dia più noia, stasera avrai bisogno di tutta la tua forza.”.
“Vieni a sederti”, lo invitò Alaver,”io intanto vado a prendere un'altra brocca di kermiss. Al mio sposo non piace che i suoi ospiti siano assetati”.
“Ti ringrazio”, le rispose accomodandosi accanto al grande tavolo di quercia al centro della tenda,”ma credo che mi accontenterò di un bicchiere di acqua”.
“Per una volta potresti anche divertirti un pò” lo apostrofò il comandante della guardia,”sei sempre così maledettamente controllato.”.
“E pensare che la prima volta che ci siamo incontrati mi hai preparato un brodo di radici di iscanico.”, rise Azael, ma ritornò subito serio chiedendo: “Dimmi della ferita, riuscirai a duellare stasera?”.
“Ma certo che ce la farà,”, interloquì Galadril con la sua voce profonda,”ormai guarisce rapidamente, non dimenticarti che ha già avuto la seconda “benedizione della Dea.”.
“Già, sono passati parecchi anni da quando decidesti di seguirmi Eliana, molti anni e molte battaglie” disse il guerriero nero e pensò che era davvero cambiata.
I neri capelli erano ora tagliati corti, il corpo aveva perso la morbidezza ed i muscoli guizzavano tonici ad ogni movimento. Ma soprattutto gli occhi erano diversi,  due fredde e profonde pozze in cui si muovevano oscure ombre. Era diventata uno spietato e terribile guerriero ma il prezzo era stato molto alto, forse troppo. La Nera Signora le aveva donato il suo favore e le aveva concesso il privilegio di due delle sue benedizioni, e così ora il suo corpo era più forte ed il suo invecchiamento molto più lento del normale.
Azael sapeva che era arrivata ad un punto cruciale, il momento in cui il suo spirito avrebbe potuto spezzarsi ed essere travolto dalla follia. Anche lui molto tempo prima aveva rischiato di perdersi nella pazzia ma la sua ferma determinazione, la sua totale dedizione al male lo aveva salvato.
Ma accantonò le sue preoccupazioni ed ascoltò la risposta di Eliana, cercando di capire quanta verità ci fosse in essa.
“Non ti preoccupare, sto bene, il taglio al fianco è quasi completamente rimarginato e Gal ha ragione, guarisco in fretta e bene, ”, gli disse,”  stasera avrò cinque nuovi guerrieri sotto il mio comando. Ora vi lascio ai vostri ricordi di vecchie battaglie, mi hanno scelta come giudice per le prime prove, immagino sia un grande onore.”. Si alzò  ma prima che uscisse Azael si  scostò dal tavolo seguendola e  dicendole: “Devo parlarti prima che tu te ne vada.”.
Appena fuori dalla tenda la fronteggiò notando il suo sguardo impaziente:”Non sei perfettamente guarita e stasera rischierai la vita,”, le disse toccandole leggermente il fianco sinistro,” ma del resto è quello che fai sempre. Ti ho vista nell'ultima battaglia, eri completamente circondata dai nemici e se non fossi intervenuto forse non avremmo festeggiato la vittoria. “.
I verdi occhi della donna divennero beffardi mentre lo interrompeva:”Si, ricordo che hai avuto paura di perdere il tuo miglior guerriero, comunque non avevo bisogno del tuo aiuto, avrei rotto l'accerchiamento e poi avrei chiamato i miei annurki. Avrei vinto anche senza di te, io sono pronta per il comando ma tu sei pronto per concedermelo o pensi ancora a quella stupida ragazza che ti ha offerto da bere?”.
La voce di Azael era fredda come un vento invernale e lei, suo malgrado, rabbrividì quando le rispose:”Non sono i “tuoi” annurki e non sono carne da macello. Hai fatto massacrare sei guerrieri della tua guardia personale, che ti hanno seguita per proteggerti, e ne sarebbero morti molti di quelli che cercavano di venire in tuo aiuto. Io non ho salvato una stupida ragazzina che gioca con la morte, io ho salvato i “tuoi” annurki. Io combatto per vincere non per dimostrare qualcosa a qualcuno o a me stesso.”.
Eliana abbassò lo sguardo e mormorò:”Dimmi quello che devi e poi lasciami andare, altrimenti ritarderò.”. Lui continuò in tono di comando:”Stasera affronterai solo i primi quattro guerrieri, l'ultimo combatterà con me. Con ogni probabilità sarà  il figlio di Galadril e io voglio onorare il mio vecchio amico prendendo suo figlio come mia guardia personale, come feci già con suo padre. “.
“Capisco”, gli rispose il comandante della Guardia,” me lo hai detto perchè  altrimenti io avrei potuto pensare che intervenivi per farmi evitare un combattimento, per via della mia ferita. Hai temuto che io mi sarei opposta e mi sarei rifiutata di lasciarti il mio posto.”.
“Esattamente,”, le disse il nero guerriero,”ed ora vai che stanno per iniziare le prime prove, ci rivedremo stasera.”.
E senza aspettare risposta Azael si voltò e rientrò nella grande tenda proprio mentre Alaver posava sul tavolo una grande brocca di kermiss e una caraffa di  fresca acqua.
“Sei troppo duro con lei”, gli disse l'annurka. “ricordo il giorno che  l'hai portata da noi perchè le insegnassimo a combattere, mio marito non credeva ai suoi occhi, <una ragazzina innamorata, ma cosa gli è preso>, mi ha detto. Oh si, era innamorata, ma io avevo visto che era anche simile a te: caparbia, feroce e determinata a raggiungere il suo scopo. Ed è ancora innamorata.”.
“Taci ora femmina,” ruggì Galadril,”e lasciaci soli che il mio signore ha qualcosa da dirmi.”.
“Oh, voi maschi e i vostri segreti,” rise lei,” a volte mi sembrate bambini che giocano. E non fare quella faccia feroce amore mio, ricordati chi ti battè per due volte quando giocavamo imitando i guerrieri”, e sogghignando maliziosamente li lasciò soli ritirandosi in uno dei padiglioni più interni.
“Ah, una gran femmina ed una grande guerriera” disse il comandante dando una gran manata sul tavolo,” non dubito che anche oggi riuscirebbe a buttarmi a terra. Peccato che la tradizione vieti alle donne di combattere se non in difesa delle tribù. Ma ora dimmi perchè sei qui, so che vuoi onorare la promessa che mi hai fatto riguardo al mio figliolo, ma penso che se sei venuto all'alba da me ci sia anche qualcos'altro che vuoi dirmi.”.
“Ormai mi conosci bene mio vecchio amico.”, fu la pacata risposta,”L' Oscura Signora mi ha affidato un difficile compito, dovrò assentarmi per mesi, forse anni, forse potrei anche non tornare. Ti prego di badare ad Eliana durante la mia assenza, tu e tua moglie siete gli unici che lei rispetti, gli unici a cui dà ascolto. Credo che vi consideri un po' come i genitori che avrebbe voluto avere.”.
“Va bene, vedrò cosa posso fare,” disse l'annurko,” è un brutto momento per lei. Si sta confrontando con te ed ha paura di non essere all'altezza, ha paura di perdere la tua stima. Allo stesso tempo i rituali hanno aumentato la sua forza e lei non riesce a percepirne i limiti. Le Guardie sono dalla sua parte, naturalmente, e  assecondano con entusiasmo il suo coraggio che rasenta la follia. Del resto il mio è un popolo che ama morire combattento, un buon destino, migliore di una triste vecchiaia. Quindi non ti preoccupare troppo per loro, fanno semplicemente quello che amano fare sopra ogni cosa. Ed adesso beviamo e non pensiamo al futuro, stasera ci attendono grandi combattimenti ed avrò il privilegio di veder combattere mio figlio contro il più grande guerriero che io conosca.”
L' annurko e l'uomo bevvero, l'uno la leggera e dorata bevanda fermentata, l'altro la fresca acqua di fonte, profondamente diversi eppure uniti dal reciproco rispetto acquisito dopo innumerevoli battaglie combattute l'uno al fianco dell'altro.
Quando Azael se ne andò Alaver entrò silenziosamente nel padiglione e, standogli dietro, posò le mani sulle spalle del marito  dicendogli: “Combatterà con nostro figlio onorando la sua forza?”.
“Certo che lo farà, è un nostro amico e ci onorerà davanti a tutte le tribù. Perchè mi chiedi una cosa di cui conosci la risposta?”.
L'annurka rimase in silenzio per un po' di tempo poi disse: “Amore mio, sai che rispetto il tuo antico comandante e so che lui ti ha sempre favorito e, in qualche caso, anche salvato dalla morte. Però devi sempre tener presente che, se un giorno pensasse che sia necessario al suo scopo, non esisterebbe a sterminare il nostro popolo ed ad ucciderci entrambi. Ricordalo sempre, un uomo che ha vissuto per secoli non è più un uomo, è qualcosa che io e te non possiamo comprendere.”.
“Ti sbagli”, le rispose lui ostinato,” lui è mio amico. E del resto anche noi annurki non esitiamo ad uccidere i traditori anche se sono nostri fratelli o padri”.
“Non parlavo di tradimento”, lo interruppe lei,” ma spero che tu abbia ragione, e comunque ha poco senso parlarne, sarà ciò che deve essere. Ora vado a preparare la tua armatura, tra poco dovrai presentarti alle tribù.”.
Galadril la guardò uscire e sorrise pensando che era stato fortunato che una femmina come quella lo avesse voluto come compagno. Poi la sua espressione cambiò ed il sorriso sparì sostituito da una smorfia di preoccupazione mentre mormorava scuotendo la testa: “E' mio amico, lo so.”.
La giornata trascorse come voleva la tradizione, i giovani si misero alla prova ed i più deboli morirono, i forti vennero acclamati e le femmine li guardarono con occhi innamorati.
Al centro della grande tribuna, costruita con i tronchi degli alberi della vicina foresta, sedeva il capo della confederazione, alla sua destra colui che tutti conoscevano come il Nero Guerriero, alla sinistra il comandante della Guardia Nera, per la prima volta era una femmina ma la sua ferocia ed il suo disprezzo per la morte erano già ben conosciuti.
E così giunse la sera e tra i cinque migliori  aveva primeggiato Akert, il figlio di Galadril.
Le torce illuminavano l'arena circolare, circondata da un basso steccato, in cui Eliana stava per affrontare i giovani annurki. Lo spiazzo era stato accuratamente livellato e si trovava in uno stretto avvallamento, una specie di anfiteatro naturale. Attorno si assiepavano le tribù della confederazione e la loro vicinanza al luogo del combattimento indicava il loro grado e la loro posizione. Accanto allo steccato Azael pensò che lei lo aveva fatto apposta per contrariarlo, lo aveva intuito quando l'aveva vista presentarsi senza armatura ma solo con un leggero paio di pantaloni di cuoio nero, infilati in bassi stivali, ed un corto giustacuore, anch'esso di nera pelle, che le lasciava scoperte le braccia.
E quando lei lo guardò sorridendo ne ebbe la certezza.
“Dannata ragazza”, sussurrò Galadril,”vuol proprio farsi ammazzare. Ma senti però come l'adora il mio popolo, sono tutti per lei. Dannata ragazza ma  che splendida guerriera.”.
Ed in effetti il suo ingresso era stato accolto da un boato di ruggiti, di grida di approvazione e dal suono delle clavinarie. Lei era avanzata fino al centro ed aveva sollevato le braccia in alto, stringendo nelle mani le due nere spade gemelle con cui era solita combattere, ed il frastuono era aumentato mentre le clavinarie suonavano l' antica “marcia delle guardie”.
Lì, in mezzo all'arena, sembrava di essere sul fondo di un gorgo in un mare tempestoso, illuminato dalla luna, con le onde formate dalle ondeggianti schiere di spettatori.
Eppure Eliana non ne fu intimorita, l'unico momento in cui si sentiva serena, quasi felice, era quando sapeva che avrebbe combattuto mettendo in gioco la sua vita, ed ora assaporava quella sensazione di piacevole incertezza che precede lo scontro.
Abbassò le braccia e, mentre il pubblico si azzittiva, pronunciò la sfida rituale: “Avanzi il primo dei miei figli, che venga a provare la mia forza, che venga ad incontrare l'unica sconfitta che potrà essergli  perdonata.”.
Ed il primo giovane si fece avanti, indossava una nera cotta di maglia di ferro ed impugnava una grande ascia bipenne, il suo pelo era fulvo con striature più scure ed il suo viso ricordava un po' il muso di una tigre dell'Ostsizia, furbo e feroce.
Lei aspettò che chinasse rispettosamente il capo e restituì il saluto portando la mano destra al cuore con la spada inclinata verso la spalla sinistra.
Poi si rilassò con le braccia lungo i fianchi aspettando l'attacco che non tardò ad arrivare, l'annurko scatto in avanti, rapidissimo, sferrando un potente fendente dal basso verso l'alto. Lei parò incrociando le spade all' ultimo momento e piantando i piedi ben saldi nel terreno. Ci fu uno schianto fortissimo mentre la lama della bipenne si fermava a poca distanza dal suo viso e lei imprimeva una violenta torsione al suo corpo spingendo contemporaneamente le spade verso terra.
Il giovane si sbilanciò trascinato in avanti dalla sua stessa forza e lei ne approfittò per disimpegnare le spade e portarsi a lato del guerriero. Con la destra colpì poi dal basso verso l'alto ed una striscia vermiglia apparve sulla guancia del suo avversario che si rimise comunque in assetto e sferrò una serie di corti colpi potenti e precisi, Eliana li parò senza apparente affanno, deviando la grande lama con pochi e precisi tocchi. E tutto finì all'improvviso quando un rapido colpo di rimessa fece affondare la punta della sua spada sinistra nella spalla destra del giovane. L'ascia gli cadde dalle mani e lui, dopo un attimo di stupore, si inginocchiò in segno di sottomissione davanti al suo nuovo comandante che disse: “Io ti lascio la vita, figlio mio, che ora mi appartiene. “.
Le tribù ruggirono la loro approvazione e la nuova guardia si rialzò tamponando la ferita con la mano ed esibendo un feroce e soddisfatto sorriso, la cicatrice sarebbe stata per lui motivo di orgoglio.
I due giovani che lo seguirono non ebbero miglior fortuna, uno ebbe i tendini del polso destro recisi, l'altro una profonda ferita alla coscia sinistra, entrambi però uscirono dall'arena tra le acclamazioni della folla, avevano comunque dato buona prova della loro abilità.
Il quarto era un annurko meno massiccio, dal pelo scuro, quasi nero, si proteggeva usando un leggero corsaletto ed era armato con una spada ed una corta daga, l' espressione del suo viso era un misto di furbizia e crudeltà.
Azael sapeva che sarebbe stato un avversario temibile e notò che Eliana si preparava al suo attacco portando leggermente avanti il fianco destro, quasi a voler inconsciamente proteggere il sinistro dove era stata ferita.
Ed anche nei precedenti combattimenti l'aveva vista parare i colpi più violenti usando la spada destra, evidentemente la ferita le faceva male, forse si era addirittura riaperta.
Sentì che Galadril si chinava e gli sussurrava: “Posso fermare il combattimento Azael, se vuoi. Le si è riaperta la ferita, potrebbe non farcela conosco quel giovane.” Lo interruppe mormorando seccamente:”No, ognuno sceglie il suo destino, ciò che deve essere sarà.”.
L'annurko attaccò senza fretta, saggiando l'avversario con colpi veloci ma senza esporsi, Eliana parò con calma e precisione, per qualche minuto combatterono con calma apparente,quasi come se si stessero  addestrando in una sala d'armi.
Ad un tratto il giovane fece una rapida finta verso sinistra con la spada e poi approfittò della leggera esitazione della sua avversaria colpendole l'avambraccio destro con la daga.
La spada destra sfuggì dalla mano della donna e cadde, la folla fu percorsa da un brivido di eccitazione alla vista del sangue e lo sfidante sorrise crudelmente.
Azael fu  il solo che notò l'altro sangue, il sottile e quasi invisibile rivolo che scorreva da sotto il giustacuore macchiando la coscia sinistra della guerriera.
Quasi gli avesse letto nel pensiero lei si girò a guardarlo e gli rivolse un sorriso, non più di sfida ma pieno di affetto, quasi il sorriso di un'innamorata felice di rivedere dopo molto tempo l'oggetto del suo amore.
Poi tutto si concluse rapidamente, l'annurko attacco ferocemente, sicuro della sua superiorità. Ed i suoi occhi si chiusero mentre vedevano la vittoria, nel momento in cui la nera spada della donna gli penetrava sotto la mascella uccidendolo.
Eliana fu talmente rapida nel chinarsi e passare sotto la guardia dell'avversario che solo pochi riuscirono a capire la perfetta esecuzione di un colpo quasi impossibile, dal basso verso l'alto, preciso al millimetro.
Le tribù esplosero in un delirio di acclamazioni e ruggiti, il caduto sarebbe stato onorato con una grande pira funebre e ricordato nel tempo, era quasi riuscito a vincere e gli annurki sapevano apprezzare anche una sconfitta purché fosse gloriosa.
Il comandante della guardia aveva raccolto la spada ed ora si preparava all'ultima sfida, tranquilla e sicura di se, la ferita sull'avambraccio aveva smesso di sanguinare e tutti pensarono che avrebbe vinto anche l'ultimo scontro.
Ma, improvvisamente ci furono esclamazioni di stupore quando Azael entrò nell'arena e parlo: “Oggi abbiamo assistito ad un grande combattimento, il valore e la forza fin qui visti sono degni di essere cantati a lungo attorno ai fuochi degli accampamenti. Ma ora rivendico a me l'ultimo sfidante, egli è il figlio del mio buon amico Galadril e spero possa servirmi come fece già suo padre. Lo affronterò domani in un duello tradizionale con le antiche mazze e se vincerò egli sarà mio. Ed ora festeggiamo bevendo e cantando le antiche ballate, acclamiamo i nuovi guerrieri e preghiamo che possano incontrare una gloriosa morte in battaglia.”.
Il comandante della guardia chinò lievemente il capo mostrando la sua approvazione e il capo della confederazione si sentì felice e pieno d'orgoglio per l'onore che  veniva tributato a lui ed al figlio.
Poi cominciò il rullo dei tamburi e la lunga festa ebbe inizio mentre il kermiss scorreva a fiumi ed i guerrieri si abbandonavano a gloriosi ricordi del passato.
Eliana lasciò l'arena e consegnò le sue spade ad un suo giovane ufficiale, affinchè l'indomani le facesse riparare ed affilare.
In seguito attraversò l'accampamento scambiando battute scherzose con gli annurki che incontrava e sperando di riuscire a raggiungere la sua tenda. Sentiva che le forze la stavano abbandonando ed il dolore al fianco aumentava sempre più, infilò una mano sotto al giustacuore e la ritirò bagnata di sangue, doveva rifare la fasciatura, doveva.
Ma le forze l'abbandonarono di colpo e si sentì cadere in avanti, ebbe l'impressione che qualcosa la trattenesse e poi fu avvolta dal buio.
Si risvegliò di colpo cercando di rialzarsi ma una voce le disse:”Stai giù ragazza, ti sei quasi fatta ammazzare, pensavo avessi più buonsenso.”. Lei stava per rispondere con ferocia poi vide che chi aveva parlato era Alaver, allora si addolcì e disse: “Scusami madre, ma dovevo combattere, è il mio dovere. Ti ringrazio di avermi aiutata, spero che la mia debolezza non sia stata notata, sarebbe considerata di cattivo auspicio.”.
“Non ti ho portata io qui, è stato lui. Ti ha seguita perché sapeva che la tua ferita si era riaperta e ti ha portata da me. Adesso ti vuole parlare, quindi vi lascio soli e spero che finalmente abbiate entrambi un po' di buonsenso, invece di parlare sempre di dovere, onore ed altre stupidaggini.”.
Eliana rimase in silenzio mentre l'annurka usciva e la sentì dire:”Ha perso molto sangue, non stancarla per favore.”.
Poi entrò Azael e lei quando lo vide  scoppiò a piangere, pensò di fare la figura della stupida e pianse ancora più disperatamente.
Lui le si avvicinò e le porse un fazzoletto sorridendo e dicendo: “E la seconda volta che ti vedo piangere, eppure ti avevo avvisata che se mi avessi seguito avresti sofferto, ma sei sempre stata testarda come uno jirg. Ti sei quasi ammazzata stasera, non vale la pena morire così stupidamente, tu sei destinata a grandi imprese.”.
Lei si asciugò gli occhi e poi lo guardò sussurrando: “Invece ne è valsa la pena perché quando ti ho guardato prima dell'ultimo assalto ho visto che eri spaventato, avevi paura per me  ed io morirei cento, mille volte se ogni volta tu ne fossi rattristato.”.
postato da: Valberici alle ore 17:45 | Permalink | commenti (16)
categoria:book
domenica, 27 gennaio 2008
Stamane mia moglie ha aperto questa

100_3392
ovvero una bottiglia di barolo del 1971.
Dopodichè ha cominciato a cuocere questo

100_3394
ovvero un bel brasato al barolo.


Sarà una domenica epica.
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giovedì, 24 gennaio 2008
di una sola persona, ovvero Mecha
riposto un pò di haiku.


Notte d'inverno
sulla candida neve
raggi di luna

Roteano lievi
dimenticate foglie
nel freddo vento

Vedo librarsi
nel cielo autunnale
fate danzanti

Vento notturno
trafigge il mio cuore
che batte lieve

Calde lacrime
rigano il mio volto
ora disteso

Sulla mia lama
un tramonto dorato
scorre veloce

Sulla manica
un petalo di peonia
è rosso sangue

Gioca felice
nel vento autunnale
la bruna foglia

Il tuo addio
come gelida neve
scende sul cuore

Una promessa
sulle labbra vermiglie
il mio futuro

Prego l'acciaio
freddo e silenzioso
in lui confido

Piroettando
sul ghiaccio dell' anima
rido felice

Un rosso sogno
di antiche battaglie
sulle tue labbra

Cade un bimbo
nel dolore del mondo
e più non s'alza

Luce di luna
riflette il tuo viso
sulla mia lama

Cambia colore
nell'autunno dell'età   
la mia anima

Sulla tua luna
il mio senno perduto
pegno d'amore

Taglia il cielo
un indomito falco
e poi uccide

Brezza estiva
muove i tuoi capelli
onda splendente

Notte d'estate
nell'instabile vuoto
sotto le stelle

Piccole api
corteggiano leggere
superbi fiori

Afa notturna
incendia il mio cuore
il tuo respiro

Caffè bollente
con calma assaporo
ecco  la neve

Trascorre lento
un meriggio estivo
ora ti vedo

Verdi filari
dividono la nebbia
l'uva matura

Lame di luce
nel verde sottobosco
è primavera

Mare d'inverno
un castello di sabbia
arriva l'onda

La verde foglia
travolta da un gorgo
si inabissa

Spighe di grano
si piegano al vento
brivido freddo

Fredda estate
lo schianto di un tuono
ecco la pioggia

Scorre la vita
come una lacrima
in un istante
postato da: Valberici alle ore 21:07 | Permalink | commenti (16)
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mercoledì, 23 gennaio 2008
la nottata al Giappone.
Comincerò con un bellissimo film di Takeshi Kitano



Poi mi rileggerò il famoso romanzo di Yoshikawa.
Ed infine concluderò con La Via del Samurai  di Mishima.
postato da: Valberici alle ore 20:39 | Permalink | commenti (11)
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martedì, 22 gennaio 2008
Danza nell'aria
un indomito drago
inno di gioia

postato da: Valberici alle ore 21:38 | Permalink | commenti (15)
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lunedì, 21 gennaio 2008
quindi:

Il ragazzo rabbrividì al tocco del freddo vento invernale. Portava sulla schiena una lunga e pesante spada a due mani che, a ben guardarla, rivelava la sua appartenenza alle epoche passate. I suoi vestiti erano assolutamente inadatti alla foresta  che stava attraversando, ricchi abiti da cerimonia, adatti ad un principe più che ad un viandante. Chi lo avesse incontrato, con quello spadone che quasi toccava terra,  avrebbe sicuramente riso, scambiandolo per un povero pazzo. Ma se avesse visto il suo viso ed i suoi occhi, allora la sua risata si sarebbe smorzata e si sarebbe affrettato a togliersi dal suo cammino. Quel volto esprimeva un' inflessibile determinazione unita ad un odio feroce, primordiale.  Ma quando uscì dal folto della selva fu con un grido di gioia che lo accolse la ragazza legata alla colonna in riva al lago. "Sei venuto a salvarmi,", gli disse sorridendo, il volto ancora bagnato dalle lacrime, "la dea ha ascoltato le mie preghiere.". Il ragazzo le si avvicinò impugnando lo spadone a due mani, si bilanciò sulle gambe leggermente divaricate, e con tutta la sua forza colpì le catene che legavano i polsi della fanciulla. Finalmente libera cadde sulla sabbia con un lieve lamento.  Lui lasciò cadere l'arma e si chinò prendendola tra le braccia e baciandola sulla bocca esangue. I biondi capelli della ragazza si mischiarono alla nera chioma del suo salvatore quando una folata di gelido vento li investì riportandoli alla realtà. "Devi andartene amore mio" le sussurrò, " devi andartene prima che arrivi il Drago a reclamarti. Io rimarrò e l'affronterò, comunque vada tu sarai salva. Il mostro pretende la vita di un giovane, che sia maschio o femmina non ha importanza.". "Ho paura per te", gli rispose la  fanciulla e lui sentì la forza del loro amore che li legava indissolubilmente.
Voleva risponderle ma ad un tratto il silenzio fu spezzato dal rumore di ali possenti, il grande Drago era arrivato.
"Un piccolo guerriero", rise l'animale, e continuò con la sua voce tonante: "Un tempo  mandavano possenti e valorosi guerrieri, ed ora un misero scudiero o forse un viziato principino.".
Il ragazzo lasciò la fanciulla e fronteggiò il mostro impugnando saldamente la spada, in silenzio, immobile. "Ah, almeno la tua arma risale al tempo dei valorosi guerrieri che ti dicevo. E devo dire che anche il tuo sguardo non mi è nuovo. Dimmi il tuo nome e se ne sei degno ti rivelerò il mio, poi  vi ucciderò entrambi. L'avvento della stella mi ha portato due prede, un principe guerriero e la sua danzatrice preferita. ".
La spada non si mosse mentre lui rispondeva al grande Drago:  "Il mio nome è Azael e non mi importa di chi o cosa tu sei" e si lanciò contro l'animale.
I soldati del re trovarono suo figlio disteso a terra accanto al corpo del grande Drago e vedendo le sue ferite lo credettero morto, poi si accorsero che respirava ancora, debolmente.
La danzatrice era fuggita ormai da molto tempo, bestemmiando gli dei che le  avevano fatto conoscere un principe e poi quasi l'avevano uccisa.
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domenica, 20 gennaio 2008
uno alla mia maniera.

Un vento freddo faceva crepitare le torcie che illuminavano l'ormeggio. La luna  disegnava un' argenteo sentiero sulle nere acque del lago, percorse da leggere onde. Azael pensò a quanto fosse prevedibile l'animo umano e come fosse inevitabile la strada da percorrere.
Il carro multicolore era arrivato accolto dai lazzi e dalle risa sguaiate della guarnigione, una compagnia teatrale era sempre gradita, soprattutto se era dotata di giovani attrici. Ma questa volta c'era qualcosa di più che giovani fanciulle disinibite, c'era la bellezza.
Quando la ragazza scese ci fu il silenzio, seguito da bisbigli increduli ed imprecazioni soffocate. Anche dall'alto delle mura aveva percepito la sua bellezza assoluta,  aveva capito che il nemico aveva fatto la sua mossa. Ricordò come Hanerim attraversò la piazza d'armi, salutò la fanciulla con un inchino e le porse il braccio per accompagnarla agli alloggi degli ospiti.
Non aveva potuto far nulla, sapeva che il suo avversario avrebbe cercato di indebolirlo ma non pensava che il colpo sarebbe stato così duro, così doloroso.
Avrebbe comunque fatto ciò che doveva, ancora una volta la sua fede l'avrebbe sorretto ma non avrebbe allentato la morsa che gli stringeva il cuore.
Guardò i quattro uomini che giacevano sul pontile, quando l'avevano visto avevano capito che non ci sarebbe stata misericordia. Lo avevano assalito con furia e disperazione, si erano battuti bene e le ferite che aveva  lo testimoniavano. Erano buoni guerrieri, una perdita per l'esercito, un'altra vittoria per il nemico. A volte anche l'amicizia portava a scelte  inevitabili, conclusive.
Il rumore di cavalli al galoppo lo riscosse dai suoi pensieri, impugnò la spada  e strinse l'ascia, immobile davanti alla barca, unico ostacolo prima della salvezza. I cavalieri erano due: Hanerim e la fanciulla dai rossi capelli; smontarono prima del pontile e si avvicinarono ad Azael, in silenzio.
Si fronteggiarono per un lungo istante e fu Hanerim il primo a parlare:" Hai ucciso gli uomini della tua guardia, come hai potuto? Hai combattuto con loro li hai chiamati amici, che razza di mostro sei!". L'odio nella  voce del ragazzo fu la peggiore delle ferite in quella notte in cui la funesta Stella del Drago brillava invocando lutti e tragedie.  "Lascia la ragazza Hanerim" , sussurrò Azael, "lasciala e torna indietro, ti prego.".  L'ira del giovane aumentò: "Tu, tu mi preghi! Tu che hai consacrato la tua vita all'odio ed al male. Maledetto, ti ucciderò ed il tuo nero sangue sarà il prezzo della mia libertà." e mentre gridava  sguainò la spada e si gettò addosso al  guerriero.
Il combattimento durò solo pochi istanti, Azael bloccò con l'ascia il disperato colpo del ragazzo e lo trafisse al costato con la spada. Hanerim spalancò gli occhi ed afferrò la nera lama con entrambe le mani, cercò di strapparla dal corpo con un ultimo sussulto poi crollò a terra.
La ragazza era rimasta immobile, guardò il vincitore mentre estraeva la spada dal corpo esanime e gli disse: "Puoi pure uccidermi ora, la mia vendetta è compiuta, presto verranno gli eserciti del mio sovrano ed anche per te sarà la fine".
Azael le rispose con voce tranquilla: "Non uccido quando non è necessario, non so perchè ti volessi vendicare, ho ucciso molte persone, forse qualcuno che tu amavi. Ora non ha più importanza. Sali sulla barca e torna dal tuo re, digli che domani darò battaglia ed il capriccio degli dei deciderà la vittoria".
La fanciulla lo fissò per un lungo momento poi scese nella barca e lui le diede una spinta  allontanandola dal pontile. La vide allontanarsi verso l'altra riva, seguendo la  corrente, e prima che l'oscurità la nascondesse udì per l'ultima volta la sua voce: "Aveva ragione Hanerim, sei un mostro, votato all'odio ed al male, maledetto, che  tu possa morire domani, maledetto.".
"No", mormorò Azael," la mia vita è consacrata al male, non all' odio. Per questo domani vincerò, perchè posso provare dolore,  perchè posso amare, come ho amato Hanerim, mio figlio. ".
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venerdì, 18 gennaio 2008
inizio per un nuovo libro

Il silenzio della foresta fu spezzato all' improvviso dal rumore di una corsa disperata.
Nella piccola radura cadde incespicando una ragazza dai neri capelli e dalle ricche vesti strappate dai rovi. Si rialzò a fatica senza più avere la forza di fuggire, sapeva che sarebbe morta e non le importava. La stanchezza e la disperazione le avevano tolto ogni speranza, ma del resto sapeva da tempo che non sarebbe vissuta oltre il suo diciassettesimo compleanno.
Quando era nata, sulle rive del profondo lago d'Albano, tutta la Stygia aveva tremato, i sacerdoti avevano levato sanguinose suppliche a Set regalandogli anime urlanti. Una terribile maledizione stava per compiersi, era nata una bambina col segno del Drago.
La levatrice aveva urlato d'orrore e di paura quando aveva visto la spalla della neonata, su di essa spiccava l'antica costellazione a cui apparteneva Thuban: la stella del dolore e della rovina.
Ma alla fine l'Alto Sacerdote aveva trovato un possibile rimedio: si doveva lasciar crescere la fanciulla per poi sacrificarla il giorno del suo diciassettesimo compleanno. In questo modo la sventura si sarebbe trasformata nel favore di Set e la Stygia sarebbe ritornata all'antica potenza.
Diedero alla bimba il nome di Khoraset, prediletta da Set, e la allevarono rendendola consapevole della sua importanza e lieta del suo destino.
Ora però Khoraset rifletteva amaramente su come un solo sguardo avesse cambiato tutto.
Era accaduto durante le celebrazioni della rinascita del dio oscuro. Il giovane accolito aveva osato alzare il capo e guardarla, lei lo aveva notato e niente era più stato come prima.
Aveva voluto rivederlo e ci era riuscita. Era rimasta colpita da quei verdi occhi e da quella bocca sensuale. E lui le aveva dichiarato il suo amore. Le aveva detto che amava i suoi neri capelli ed il suo sguardo dorato. Le aveva proposto di fuggire ed al suo inorridito diniego aveva sprezzantemente risposto che una manciata di nei non significava nulla. E lei aveva cominciato a credere in una vita normale.
Ma qualcuno li aveva traditi ed ora la fanciulla trattenne un singhiozzo pensando alla fine del giovane,  a come lui aveva urlato il suo nome mentre l'ultimo brandello di pelle gli veniva tolto.
E quando tutto finì giurò a se stessa che sarebbe fuggita, sarebbe vissuta ed avrebbe portato la rovina a tutta la Stygia.
Ora le Guardie di Set stavano per riprenderla, era stata una pazza a pensare di sfuggire a quegli invincibili guerrieri. Così come era stata pazza a correre nella giungla con quei vestiti. Ora aveva i piedi feriti e braccia e gambe graffiati dai rami. Non aveva importanza, ormai sentiva il rumore dei cavalli che tra poco sarebbero sbucati nella radura.
Di colpo irruppe un nero cavallo, montato da un guerriero imponente, rivestito da una nera armatura a piastre ed armato con una grande spada sguainata.
Il cavallo correva verso di lei e Khoraset gridò di terrore, le sembrò che un nero demone stesse per travolgerla.
Ma all' ultimo momento il guerriero  trattenne il cavallo con forza inaudita, costringendolo ad impennarsi e piroettare su se stesso. Nello stesso momento una delle Guardie di Set arrivava al galoppo e senza riuscire a trattenere il cavallo sbatteva contro l'ampio petto del nero stallone. Approfittando del  disorientamento della guardia, il nero guerriero falciò di lato con lo spadone che staccò il braccio sinistro dell'avversario e si piantò profondamente nel fianco uccidendolo.
Khoraset  non credette ai suoi occhi, aveva sempre pensato che le Guardie di Set fossero invincibili ed ora quel guerriero ne aveva uccisa una con disarmante facilità.
Lo guardò meglio e vide un volto segnato dalle cicatrici in cui spiccavano due occhi di un azzurro bruciante, seminascosti da lunghi capelli neri che ricadevano sulla fronte. La sua corporatura era imponente eppure intuiva la sua estrema agilità. Le pareva di aver di fronte una possente pantera, capì che si trattava di un barbaro.
Lo vide volgersi verso di lei, mentre scuoteva la spada per liberarla dal sangue, e rabbrividì chiedendo: "Chi sei? Sei un uomo od un demone? Perchè mi hai salvata?".
Il barbaro rise e le rispose con una voce profonda:"Per Crom, ragazza, cosa ti fa pensare che io voglia salvarti? Mi sono imbattuto in un drappello di guardie ed ho pensato che cercassero me. Quando ho capito l'errore era troppo tardi ed ho dovuto uccidere quei cani!".
La fanciulla balbettò:" Ma come è possibile? Hai ucciso da solo una dozzina di guardie".
"Devo ammettere che erano abili spadaccinii", fu la risposta," ma qui al sud la forza degli uomini non è nulla a confronto di quella del popolo della Cimmeria!".
"Cosa sarà di me adesso?", mormorò la ragazza," Sono maledetta e tutta la Stygia cercherà di catturarmi."
Il cimmero la guardò  e lei sentì il suo sguardo correre lungo tutto il suo corpo, troppo tardi si accorse che i vestiti laceri lasciavano vedere più di quanto fosse lecito mostrare.
Quando tentò di coprirsi la risata del guerriero la scosse: "Fatti guardare ragazza, da troppo tempo non ho visto la bellezza di una donna. E non ho mai conosciuto una maledizione che non potesse essere spezzata dall' acciaio e dalla volontà di un uomo.  Verrai con me, usciremo da questo paese di stregoni degenerati. Ti porterò sui monti Himeliani e riprenderò il mio posto di capo fra gli Afghuli.".
La ragazza non ebbe il tempo di replicare che già un braccio possente la cingeva issandola sul cavallo. Il cimmero la mise davanti a se e galoppò in avanti ridendo:"Sarà un memorabile inverno. Grassi mercanti da depredare, soldati imperiali da uccidere e una splendida donna da amare".


Credo non sia difficile capire a quale scrittore mi sono ispirato
postato da: Valberici alle ore 22:24 | Permalink | commenti (17)
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