scrivo un pochino, ma mi son fatto prendere la mano ed ecco la quarta ed ultima parte.
Si mise a correre in direzione del mostro gridando: “Vai verso le colonne alla mia destra, Seiamira ! Cercherà di uccidere te per prima, quando ti verrà addosso lo attaccherò da dietro. Sbrigati!”.
Il dio lanciò un lungo lamento e poi si mosse, veloce, troppo veloce; la ragazza fece appena in tempo ad infilarsi tra le colonne evitando un lungo tentacolo che frustò l'aria inutilmente.
Il cimmero deviò la sua corsa ed alzando l'ascia con entrambe le mani la calò su quello che sembrava il dorso del mostro. La lama si piantò profondamente in quello che sembrava il carapace di un granchio, denso e nauseabondo liquido verde fuoriuscì dalla ferita, poi tutto parve esplodere nella furia di un grido potente ed inumano e nell'incredibile rapidità con cui il dio si volse strappando l'ascia dalla presa del barbaro.
Solo la prontezza di riflessi e la ferina agilità salvarono Conan, si abbassò estraendo la spada mentre un tentacolo lo sfiorava andando poi a colpire il fusto di una colonna, che si spezzò proiettando frammenti di pietra.
Il giovane scattò in avanti affondando la spada nel corpo di Cthulhu, la estrasse rapidamente e scartò di lato, ma fu colpito al fianco da una chela che lacerò gli anelli d'acciaio della tunica come se fossero una delicata stoffa khotiana e lo mandò a rotolare verso il trono.
Seiamira urlò di rabbia e assalì l'essere impugnando entrambe le daghe, riuscì a tagliare uno dei tentacoli e cercò di colpire gli occhi senza però riuscirvi. Il mostro l'afferro in vita con una delle sue pinze e strinse facendola gridare per il dolore, sarebbe morta spezzata in due se la spada di Conan non fosse calata con forza tremenda tranciando l'arto del dio. La principessa crollò a terra ancora stretta nell'orribile morsa, terrea in volto.
Cthulhu si volse nuovamente verso il giovane ed emise un'altro prolungato lamento, al quale fece eco un ringhio proveniente dalla gola del barbaro.
Il cimmero era una visione terribile: si era sfilato la tunica ormai lacerata ed i possenti muscoli risaltavano tesi allo spasimo, il volto era ricoperto di sangue, gli occhi ridotti a due strette fessure azzurre, pieni di furia.
Il mostro ebbe un attimo di indecisione ed il barbaro lo incalzò ruggendo:”Vieni ad assaggiare il mio acciaio, per essere un dio anche tu sanguini parecchio, Vieni maledetto!”.
L'essere emise uno strano sibilo ed indietreggiò, alzò quella che pareva la testa ed emise un paio di note squillanti che vibrarono nell'aria mente un alone purpureo lo avvolgeva.
Quando la luce svanì Cthulhu apparve completamente risanato.
Conan scoprì i denti in un ghigno feroce e si lancio in mezzo ai tentacoli assestando colpi e parando così velocemente che per alcuni attimi il mostro non riuscì a colpirlo e ricevette profonde ferite.
Poi una delle chele sbatté con violenza sul petto del barbaro che perse la presa sulla spada e cadde al suolo semistordito, l'essere gli fu sopra in un istante e si preparò a finirlo quando sussultò e urlò girandosi.
Una daga era profondamente infissa nella sua schiena e la principessa lo stava fissando con occhi incendiati dall' odio.
“Tu vuoi me, essere abominevole” gridò Seiamira “il sacerdote tuo padrone ti ha mandato ad uccidere mio padre ed io ho il suo stesso sangue. Ed allora facciamola finita, io ti aspetto.”.
Un tentacolo scatto veloce come un serpente, la ragazza cercò di colpirlo ma le costole doloranti la resero lenta, il mostro le avvolse le braccia e la trascinò verso di sé.
In quel momento Conan si rialzò e fu travolto dall' ira, afferrò la base del trono e con uno sforzo inumano lo alzò; il volto era congestionato dallo sforzo ed i muscoli sembravano voler lacerare la pelle. Spremendo tutta la sua grande forza fino all' ultima stilla lanciò verso Cthulhu il pesantissimo manufatto, poi crollò in ginocchio ansimando.
L'antico sedile di pietra colse il mostro appena dietro la testa, ci fu un rumore disgustoso, come quello di un uovo fradicio che si frantuma.
L'essere emise un ululato talmente forte che i due giovani ne furono assordati, poi crollò al suolo in una pozza di fetido liquido verdastro, immobile.
La principessa si rialzò a fatica e zoppicò verso il cimmero, gli toccò un braccio e sussultò quando lui la guardò con occhi colmi di furore. “Conan,” mormorò” sono io, Seiamira. Credo che lo hai ucciso. Ma perdi molto sangue, lascia che ti aiuti.”.
Lo sguardo del cimmero si snebbiò e la furia si dissolse, si appoggiò al braccio della ragazza che lo sorresse fino alla base di una colonna dove lo fece sedere, lui si appoggiò pesantemente e chiuse gli occhi respirando con affanno.
Il giovane aveva diverse ferite ma solo quella al fianco era profonda, la fanciulla si tolse la maglia d'acciaio lacerata in più punti e la tunica imbottita, strappò la stoffa della sua leggera veste da notte e la usò per fasciarlo.
Mentre fissava la striscia di tessuto mormorava: “Non morire Conan, ti prego non morire, sono rimasta sola, son morti tutti, ti prego non lasciarmi.”.
“Tranquilla donna, un cimmero non muore per un semplice graffio.” e così dicendo il giovane riaprì gli occhi e si rialzò lentamente.
“Oh, avevo paura per te,” disse la ragazza ”non dovresti muoverti, la ferita è profonda.”.
Ma Conan stava già dirigendosi verso il mostro, che pareva sciogliersi quasi fosse stato fatto di ghiaccio, gli rivolse uno sguardo sprezzante poi raccolse la daga e si diresse verso la statua dagli occhi di rubino. Con la punta della lama li staccò con calma e li ripose in una tasca dei calzoni.
“Cosa stai facendo? Ma perchè?” esclamò la ragazza “ Non devi più rubare ora, io sarò la nuova regina e tu...”.
“Sto prendendo la prima delle mie ricompense” la interruppe il cimmero “credo di essermi guadagnate entrambe” e si avvicinò alla fanciulla. “E qual' è la seconda ricompensa?” chiese lei ansimando mentre lui l'abbracciava.
“Le tue labbra.” le rispose lui in un soffio e la baciò, per un lungo momento entrambi assaggiarono il sapore del sangue e della lotta.
Poi il cimmero si staccò sorridendo e disse: “Addio Seiamira, per me è tempo di andare. Tra poco i superstiti torneranno e tu sarai la nuova regina. Non credo sia opportuno che un ladro assista alla tua incoronazione.”.
“Ma tu puoi rimanere.” disse lei con la disperazione nella voce “Io sono la regina, posso perdonarti, posso fare di te il mio...”.
“Schiavo?” le rispose il giovane “O forse ti dovrei sposare? No, io un giorno sarò re ma lo diventerò grazie alla mia forza. Tu sarai una splendida regina e non credo che il tuo sarà un regno di pace. Combatti le tue battaglie Seiamira, sconfiggi i tuoi nemici, e quando il tuo regno sarà vasto io tornerò a capo di un esercito. Ti sconfiggerò ed allora sarai tu a sposarmi ed a sedere accanto al seggio reale.”.
Lei si raddrizzò imperiosa e sorrise dicendo: “Sia come tu vuoi Conan. Ma quando verrai io ti affronterò e se sarai tu ad essere sconfitto sarà la tua testa ad essere esposta su una picca accanto al mio trono.”.
Il cimmero scoppiò in una risata e si girò allontanandosi.
La fanciulla lo guardò mentre se ne andava ed una lacrima scese sulla sua guancia, ma continuò a sorridere, sapeva che sarebbe tornato.
Il giorno dopo le guardie andarono alla torre del gran sacerdote per arrestarlo, si dice che quando videro cosa rimaneva di Delhai Khul fuggirono urlando.
Non è saggio mandare un dio a morire.
Il dio lanciò un lungo lamento e poi si mosse, veloce, troppo veloce; la ragazza fece appena in tempo ad infilarsi tra le colonne evitando un lungo tentacolo che frustò l'aria inutilmente.
Il cimmero deviò la sua corsa ed alzando l'ascia con entrambe le mani la calò su quello che sembrava il dorso del mostro. La lama si piantò profondamente in quello che sembrava il carapace di un granchio, denso e nauseabondo liquido verde fuoriuscì dalla ferita, poi tutto parve esplodere nella furia di un grido potente ed inumano e nell'incredibile rapidità con cui il dio si volse strappando l'ascia dalla presa del barbaro.
Solo la prontezza di riflessi e la ferina agilità salvarono Conan, si abbassò estraendo la spada mentre un tentacolo lo sfiorava andando poi a colpire il fusto di una colonna, che si spezzò proiettando frammenti di pietra.
Il giovane scattò in avanti affondando la spada nel corpo di Cthulhu, la estrasse rapidamente e scartò di lato, ma fu colpito al fianco da una chela che lacerò gli anelli d'acciaio della tunica come se fossero una delicata stoffa khotiana e lo mandò a rotolare verso il trono.
Seiamira urlò di rabbia e assalì l'essere impugnando entrambe le daghe, riuscì a tagliare uno dei tentacoli e cercò di colpire gli occhi senza però riuscirvi. Il mostro l'afferro in vita con una delle sue pinze e strinse facendola gridare per il dolore, sarebbe morta spezzata in due se la spada di Conan non fosse calata con forza tremenda tranciando l'arto del dio. La principessa crollò a terra ancora stretta nell'orribile morsa, terrea in volto.
Cthulhu si volse nuovamente verso il giovane ed emise un'altro prolungato lamento, al quale fece eco un ringhio proveniente dalla gola del barbaro.
Il cimmero era una visione terribile: si era sfilato la tunica ormai lacerata ed i possenti muscoli risaltavano tesi allo spasimo, il volto era ricoperto di sangue, gli occhi ridotti a due strette fessure azzurre, pieni di furia.
Il mostro ebbe un attimo di indecisione ed il barbaro lo incalzò ruggendo:”Vieni ad assaggiare il mio acciaio, per essere un dio anche tu sanguini parecchio, Vieni maledetto!”.
L'essere emise uno strano sibilo ed indietreggiò, alzò quella che pareva la testa ed emise un paio di note squillanti che vibrarono nell'aria mente un alone purpureo lo avvolgeva.
Quando la luce svanì Cthulhu apparve completamente risanato.
Conan scoprì i denti in un ghigno feroce e si lancio in mezzo ai tentacoli assestando colpi e parando così velocemente che per alcuni attimi il mostro non riuscì a colpirlo e ricevette profonde ferite.
Poi una delle chele sbatté con violenza sul petto del barbaro che perse la presa sulla spada e cadde al suolo semistordito, l'essere gli fu sopra in un istante e si preparò a finirlo quando sussultò e urlò girandosi.
Una daga era profondamente infissa nella sua schiena e la principessa lo stava fissando con occhi incendiati dall' odio.
“Tu vuoi me, essere abominevole” gridò Seiamira “il sacerdote tuo padrone ti ha mandato ad uccidere mio padre ed io ho il suo stesso sangue. Ed allora facciamola finita, io ti aspetto.”.
Un tentacolo scatto veloce come un serpente, la ragazza cercò di colpirlo ma le costole doloranti la resero lenta, il mostro le avvolse le braccia e la trascinò verso di sé.
In quel momento Conan si rialzò e fu travolto dall' ira, afferrò la base del trono e con uno sforzo inumano lo alzò; il volto era congestionato dallo sforzo ed i muscoli sembravano voler lacerare la pelle. Spremendo tutta la sua grande forza fino all' ultima stilla lanciò verso Cthulhu il pesantissimo manufatto, poi crollò in ginocchio ansimando.
L'antico sedile di pietra colse il mostro appena dietro la testa, ci fu un rumore disgustoso, come quello di un uovo fradicio che si frantuma.
L'essere emise un ululato talmente forte che i due giovani ne furono assordati, poi crollò al suolo in una pozza di fetido liquido verdastro, immobile.
La principessa si rialzò a fatica e zoppicò verso il cimmero, gli toccò un braccio e sussultò quando lui la guardò con occhi colmi di furore. “Conan,” mormorò” sono io, Seiamira. Credo che lo hai ucciso. Ma perdi molto sangue, lascia che ti aiuti.”.
Lo sguardo del cimmero si snebbiò e la furia si dissolse, si appoggiò al braccio della ragazza che lo sorresse fino alla base di una colonna dove lo fece sedere, lui si appoggiò pesantemente e chiuse gli occhi respirando con affanno.
Il giovane aveva diverse ferite ma solo quella al fianco era profonda, la fanciulla si tolse la maglia d'acciaio lacerata in più punti e la tunica imbottita, strappò la stoffa della sua leggera veste da notte e la usò per fasciarlo.
Mentre fissava la striscia di tessuto mormorava: “Non morire Conan, ti prego non morire, sono rimasta sola, son morti tutti, ti prego non lasciarmi.”.
“Tranquilla donna, un cimmero non muore per un semplice graffio.” e così dicendo il giovane riaprì gli occhi e si rialzò lentamente.
“Oh, avevo paura per te,” disse la ragazza ”non dovresti muoverti, la ferita è profonda.”.
Ma Conan stava già dirigendosi verso il mostro, che pareva sciogliersi quasi fosse stato fatto di ghiaccio, gli rivolse uno sguardo sprezzante poi raccolse la daga e si diresse verso la statua dagli occhi di rubino. Con la punta della lama li staccò con calma e li ripose in una tasca dei calzoni.
“Cosa stai facendo? Ma perchè?” esclamò la ragazza “ Non devi più rubare ora, io sarò la nuova regina e tu...”.
“Sto prendendo la prima delle mie ricompense” la interruppe il cimmero “credo di essermi guadagnate entrambe” e si avvicinò alla fanciulla. “E qual' è la seconda ricompensa?” chiese lei ansimando mentre lui l'abbracciava.
“Le tue labbra.” le rispose lui in un soffio e la baciò, per un lungo momento entrambi assaggiarono il sapore del sangue e della lotta.
Poi il cimmero si staccò sorridendo e disse: “Addio Seiamira, per me è tempo di andare. Tra poco i superstiti torneranno e tu sarai la nuova regina. Non credo sia opportuno che un ladro assista alla tua incoronazione.”.
“Ma tu puoi rimanere.” disse lei con la disperazione nella voce “Io sono la regina, posso perdonarti, posso fare di te il mio...”.
“Schiavo?” le rispose il giovane “O forse ti dovrei sposare? No, io un giorno sarò re ma lo diventerò grazie alla mia forza. Tu sarai una splendida regina e non credo che il tuo sarà un regno di pace. Combatti le tue battaglie Seiamira, sconfiggi i tuoi nemici, e quando il tuo regno sarà vasto io tornerò a capo di un esercito. Ti sconfiggerò ed allora sarai tu a sposarmi ed a sedere accanto al seggio reale.”.
Lei si raddrizzò imperiosa e sorrise dicendo: “Sia come tu vuoi Conan. Ma quando verrai io ti affronterò e se sarai tu ad essere sconfitto sarà la tua testa ad essere esposta su una picca accanto al mio trono.”.
Il cimmero scoppiò in una risata e si girò allontanandosi.
La fanciulla lo guardò mentre se ne andava ed una lacrima scese sulla sua guancia, ma continuò a sorridere, sapeva che sarebbe tornato.
Il giorno dopo le guardie andarono alla torre del gran sacerdote per arrestarlo, si dice che quando videro cosa rimaneva di Delhai Khul fuggirono urlando.
Non è saggio mandare un dio a morire.







Secondo voi potrebbe nuocere gravemente alle mie facoltà mentali?


