lunedì, 31 marzo 2008
arrivato questo

100_3499
Me lo sono letto e devo dirvi che ve lo consiglio. Bello.
Naturalmente (visto che, come dice Fra', ho "la fissazione" ) ora discuterò un pò con voi del racconto della mia scrittrice  preferita...che NON è Susanna Tamaro!


Vado dunque ad iniziare:







Ed ora due domande:
Quale dei due dipinti vi piace di più?
Perchè ?


 
postato da: Valberici alle ore 16:06 | Permalink | commenti (79)
categoria:
domenica, 30 marzo 2008
la terza parte del blogracconto scritto assieme all'amico Imp

Improvvisamente il corpo del suo interlocutore fu scosso da un lungo brivido, gli occhi assunsero un'espressione vacua e la bocca sembrò ripetere un silenzioso discorso.
La cacciatrice si fece attenta, capì che qualcuno stava comunicando con il suo vecchio amico, ed a giudicare dal suo aspetto doveva essere un essere estremamente potente, probabilmente era Stakes. Dopo alcuni minuti Pickett si rianimò e guardò la ragazza leggermente sconcertato, poi si riprese del tutto e disse:”Era il nuovo capo dei vampiri, quello stupido ha liberato un antico ed ora ti chiede di sospendere le ostilità ed allearti a lui. Pur nella sua arroganza ha capito che stavolta ha trovato un  osso duro da rodere, dice che verrà qui per fermare la creatura che ti ha messo alle calcagna.”.
“Che cosa mi sta seguendo?” lo interruppe la ragazza “E comunque sono in grado di cavarmela, onorerò il mio contratto.”.
Il ghoul le  si fece più vicino e la sua voce si fece ancor più profonda: ”Ascoltami bene Sarah, tu non sai quali mostri possano giungere dal passato, ricorda ciò che  disse Abdul Alhazred: 'E in strani eoni anche la morte può morire.'. Sta per giungere un antico flagello ed il mondo che noi conosciamo cambierà. Inoltre chi ti insegue non può essere distrutto e credo che nemmeno Stakes possa ormai revocare il suo ultimo ordine, i golem eseguono sempre un comando. Vattene da questa città, ho degli amici a Boston che possono portarti a Kadath, lì non potrà raggiungerti”.
“Merda” imprecò la diurna “io non scappo da nessuna parte. Non ho paura di un fottuto golem e nemmeno di cose che vengono dal passato. Nubi mi ha pagato per uccidere il suo avversario ed io lo farò. Tutto qui, ed ora me ne vado, stammi bene Pickett e...”.
Un crescendo di ruggiti ed imprecazioni la fece girare di scatto: “MoM, che succede?” chiese con urgenza.
La risposta non le piacque: “E' arrivato Sarah, è stato veloce, più di quanto credessi, ed ha ingannato i miei sensori. Devi andartene, sta uccidendo le guardie e tra poco sarà lì.”.
Le porta d'accesso si spalancò di colpo ed una giovane guardia entrò trascinando una picca e lasciandosi dietro una scia di sangue, si avvicinò barcollando e disse, con voce malferma:”Non siamo riusciti a fermarlo, è apparso all'improvviso, mio signore dovete fuggire, impossibile per noi..”.
Non poté terminare la frase e cadde mentre un fiotto di sangue gli usciva dalle fauci.
Pickett gli si avvicinò e raccolse l' arma dicendo: “E' troppo tardi ora, ma forse riesco a trattenerlo, uno dei bracci della statua alla tua destra è una leva che apre una botola. Saltaci dentro, finirai nei canali di scolo inferiori e...”.
“Ti ho detto che...” incominciò a dire la diurna, furente, ma poi tacque di colpo; una figura alta e massiccia stava entrando nel cortile, doveva aver indossato dei vestiti che però ora pendevano dal suo corpo in brandelli bruciacchiati.
Sarah lo guardò, incuriosita, sembrava umano, la muscolatura possente si delineava sotto la sua pelle scura ed aveva un'espressione indecifrabile sul viso, pareva che i suoi lineamenti non fossero ben definiti, come una statua appena sbozzata.
Il golem parlò con una voce raschiante e priva d'espressione: “Tu! Sei colei che devo uccidere. Vieni da me.”.
La ragazza rise, con un movimento aggraziato estrasse la katana e si lanciò avanti dicendo: “Arrivo subito non ti farò di certo aspettare, mio impaziente amico.”.
Lo attaccò con ferocia, si portò alla sua sinistra, si abbassò con un movimento fluido evitando la mano che cercava di ghermirla, si rialzò e sferrò un violento fendente che lo colse  alla base del collo. La lama attraversò il corpo fin quasi al centro del torace, l' espressione del golem non mutò, la sua mano sinistra scattò e strinse il polso destro della ragazza attirandola a se. Lei lasciò la spada e con le dita tese della mano libera colpì il mostro sotto la mandibola, le sembrò di aver frantumato della roccia, ed effettivamente metà del viso dell' elementale si sgretolò. Sarah digrignò i denti e diede una violenta testata su ciò che rimaneva del volto del suo avversario, il casco andò in pezzi ma la presa sul suo polso non si allentò e la mano destra del golem le si strinse attorno al collo iniziando a soffocarla.
La ragazza puntò i piedi contro il corpo del mostro e fece forza, inutilmente, la sua vista cominciò a sdoppiarsi, non riusciva a respirare.
Il suo sguardo fu attratto dallo strano simbolo sulla fronte del golem, אמת , e pensò che era uno stupido modo di morire, uccisa da una roccia, poi di colpo fu libera.
Cadde a terra respirando affannosamente, si rialzò e vide che dalla  nuca dell'essere spuntava l'asta di una picca, saldamente tenuta dal capo dei ghoul che le gridò: “Vattene! Non riuscirò a trattenerlo per molto. Va via!.”.
Sarah si sentì invadere dalla furia, digrignò i denti mentre i suoi occhi assumevano il colore del ferro incandescente ed un ringhio feroce le risuonava in gola, poi accadde tutto in fretta, quasi come se il tempo scorresse più rapido.
La testa del golem parve liquefarsi come la cera di una candela, la picca si liberò di colpo e Pickett si sbilanciò all' indietro.
Il mostro si girò, veloce, afferrò l'asta e la spezzò, conficcando  la punta d'acciaio nel corpo del ghoul che cercò di allontanarsi ma cadde pesantemente a terra.
La diurna scattò in avanti e urtò con la spalla la schiena dell'elementale facendogli perdere l'equilibrio. Quando allargò le braccia per bilanciarsi lei gli afferrò quello destro con entrambe le mani e con una violenta torsione lo strappò dal corpo, poi lo colpì con quella clava improvvisata e lo fece cadere.
La furia aumentava la sua forza sovrumana e la ragazza cominciò a fare letteralmente  a pezzi il suo nemico, smise solo dopo averlo completamente smembrato.
Raccolse la katana, la rinfoderò con un unico movimento e disse: “Non era poi così tremendo, vero amico mio?”, non ricevette risposta, si girò e vide il ghoul accasciato al suolo. Corse da lui, si chinò,  e quando vide la ferita fu sconvolta dalla disperazione.
Si inginocchiò accanto al suo vecchio amico, gli sollevò la grossa testa appoggiandosela in grembo e gli sussurrò accarezzandogli la fronte: “Non doveva finire così, non doveva. Tu mi hai sempre protetta ed io invece guarda cosa ho fatto, ho portato la morte da te. Mi dispiace tanto Pickett, io non sono capace di far altro che uccidere quelli che mi vogliono bene, mi dispiace.”.
E, così come era  successo al loro primo incontro, pianse; lo fece in silenzio perchè sapeva che ormai non rimaneva più nessuno che potesse consolarla.
“Vieni da me! “ la voce imperiosa  la fece alzare di scatto, il golem si stava riformando, sembrava quasi che sorgesse dalla terra in con un processo inverso alla liquefazione, mancavano solo le gambe.
Sarah lo fissò incredula poi si riscosse, estrasse dalla tuta un piccolo disco di metallo e lo lanciò sul petto della creatura, dall'oggetto uscirono dei sottili filamenti che penetrarono nel corpo dell'elementale ancorandolo.
La ragazza guardò negli occhi senza vita del  mostro che tentava di sradicare il disco  e disse con odio: “Vaffanculo bastardo!”, si girò e corse verso la statua, aprì la botola e si tuffò proprio mentre la piccola bomba a fusione esplodeva.
Cadde mentre le pareti si sgretolavano sotto l'onda d'urto  ed il calore diventava insopportabile; improvvisamente colpì la superficie dell'acqua e sprofondò nel suo gelido abbraccio.
Riemerse e si lasciò trasportare dalla corrente mentre l'eco dell' esplosione riverberava lungo il tunnel, aveva perso il casco ma poteva attivare la trasmittente d'emergenza che si era fatta impiantare dietro l'orecchio sinistro, lo fece pronunciando alcuni numeri.
“Sarah, ho rilevato un' esplosione termonucleare” le disse la voce preoccupata di MoM “ va tutto bene?”. “No” rispose “non va bene. Non c'è niente che va bene, non avrei dovuto accettare questo incarico. Pensavo che con tutti quei soldi avrei potuto lasciare questa città. Mi sarebbe piaciuto vedere un prato, come quelli dei miei sogni.”.
“Le armoniche della tua voce rivelano un grande stress,” le disse il computer “ puoi ancora rinunciare, i soldi sono stati versati, te ne puoi andare comunque.”
“Hanno ucciso Pickett, ora non posso più tirarmi indietro, ammazzerò Stakes, e lo guarderò negli occhi per tutto il tempo che sarà necessario, e ce ne vorrà molto, te lo garantisco MoM.”.
Detto questo alzò le braccia afferrando la parte terminale di una scaletta di ferro che ondeggiò scricchiolando mentre la ragazza si fermava di colpo con l'acqua che le schiumava attorno.
Cominciò ad arrampicarsi velocemente chiedendo a MoM la sua posizione, sembrava che la scala salisse all' infinito ma poi terminò sovrastata da un tombino metallico proprio mentre arrivava la risposta del computer. “Sei in superficie, esattamente nella parte sud ovest del territorio dei mutaforma. Fai molta attenzione, hanno un nuovo capobranco, si dice che sia feroce e voglia conquistare nuovi territori di caccia.”.
“In questa dannata città” rispose aspra “ sembra che tutti vogliano il comando. Comunque so badare a me stessa, ora esco, ci risentiremo quando avrò raggiunto l' Oberon Building, voglio capire che cosa è successo a Nubi.”.
Spinse con forza il tombino che si sollevò, guardò fuori e vide che si trovava in un vicolo scarsamente illuminato. Attese per alcuni minuti rimanendo in ascolto e poi uscì rimettendo a posto il pesante disco di metallo. Appena si rialzò una morbida voce maschile le arrivò da dietro le spalle:  “Ciao Sarah, è da parecchio tempo che non ci vediamo, cosa ti porta nel mio territorio?”.
Si volse lentamente, davanti a lei c'era un giovane uomo, snello e di statura media, i capelli neri e gli occhi di un intenso verde che pareva risplendere di luce propria; lo guardò sorridendo e con voce gentile gli disse: “Allora sei tu il nuovo capo, ne hai fatta di strada da quand'eri un cucciolo spaventato. Ora non ho tempo di fare conversazione, fatti da parte Alejandro altrimenti ti farai del male.”.
Lui le sorrise e la bocca si allargò mentre la faccia sembrava gonfiarsi, poi cadde in avanti sulle mani ed il suo corpo si allungò e ingrandì mentre i vestiti si stracciavano.
Ora una gigantesca pantera nera fronteggiava la diurna, brontolando minacciosamente.
 

postato da: Valberici alle ore 20:39 | Permalink | commenti (24)
categoria:blogracconto
sabato, 29 marzo 2008
tutta la notte a fare conti con la mia coscienza e con le risposte date al concorso truccato.
Eppoi Thirrin & LiciaL mi hanno pure incasinato le cose con la loro azione di mutuo soccorso...tanto che ho pure pensato di penalizzarle di due punti...ma poi mi sono ricordato della grappa

Per il punteggio devo dirvi che l'ho assegnato pieno in prima battuta ma l'ho diminuito di una unità in caso di correzione successiva. Così chi aveva fatto due o più errori ha potuto recuperare.

Ok...vado con la classifica dal basso in alto:

3 classificato: Thirrin con 9 punti (ti ho considerata aggregata a LiciaL solo in seconda battuta...e non ti perdonerò mai per aver detto che Susanna Tamaro è la mia scrittrice preferita...solo la grappa ti ha salvata )

2 classificato: Fab con 11 punti  (secondo solo per questioni di tempo)

1 classificato: e qui c'è una parità tra VioVyB e LiciaL che hanno entrambe 11 punti ed hanno risposto alternativamente una prima dell'altra. Mannaggia la miseria mi toccherà scrivere due racconti


Ed ora due parole ad Imp: ma lo sai che se non avessi postato fuori tempo avresti vinto? Vabbè ti darò una menzione d'onore.

In caso di errori di calcolo il tribunale competente per la presentazione dei ricorsi è quello di Coober Pedy (simpatica cittadina mineraria australiana), e la documentazione va portata a mano all'  "Italo Australian Miners Club"...chiedete di Michi e ditegli che siete lì per risolvere quella questione con Gabriele.

 


Ah, dimenticavo...a Jox l'unità cinofila

postato da: Valberici alle ore 11:36 | Permalink | commenti (70)
categoria:
venerdì, 28 marzo 2008
a Zerov  per aver fatto un magnifico ritratto della protagonista della  parte di blogracconto che scrivo assieme ad Imp.

Ecco a voi Sarah:


E mille  grazie anche ad Imp per aver interceduto presso l'artista ed avermi mandato la sua opera.
 
postato da: Valberici alle ore 21:21 | Permalink | commenti (9)
categoria:
giovedì, 27 marzo 2008
anche stasera non ho voglia di scrivere cose insensate

Visto che di cose sensate ne parlano già Veltroni e Berlusconi, che vi invito ad ascoltare con il massimo interesse.

Considerando che sto rileggendo il bellissimo libro di Hofstadter e quindi mi sento matematicamente ispirato.

Vado con la seguente:

x   10   11   21   31   41   1401   13   512

e vi chiedo: che valore deve avere la x all'inizio della serie ?


p.s. :  13 x 6 = 114

pp.ss.: stasera mi guardo questo:


postato da: Valberici alle ore 21:00 | Permalink | commenti (48)
categoria:
mercoledì, 26 marzo 2008
se 3 x 15 = 51

allora quanto fa 13 x 6  ?



postato da: Valberici alle ore 21:15 | Permalink | commenti (24)
categoria:
martedì, 25 marzo 2008
voglia di fare i conti per vedere chi ha vinto il mini concorso...e soprattutto perchè attendo ancora per vedere se mi giungono ulteriori offerte di denaro e/o generi alimentari...ho deciso che vi tedierò con un ennesimo post sulle mie notturne letture.

Per primo un libro già ottimamente (mi fido a "scatola chiusa") recensito da Stefano

100_3495 E non poteva mancare un fantasy

100_3497
Come colonna sonora scelgo

100_3498

postato da: Valberici alle ore 21:11 | Permalink | commenti (19)
categoria:
lunedì, 24 marzo 2008
eeePC ho scritto la mia seconda parte del blogracconto che vede due storie per ora parallele, la mia e quella di Imp . Ho fatto qualche lovecraftiana citazione e devo dire che mi diverte mischiare caratteri "marvelliani" a personaggi del sommo autore di Providence.

Doveva fare in fretta, sicuramente Stakes era già venuto a conoscenza del suo coinvolgimento ed avrebbe cercato di fermarla. Non si faceva illusioni, il nuovo padrone della città era un vampiro potente e difficilmente sarebbe riuscita a sopraffarlo in uno scontro diretto, però aveva in mente un paio di idee per sfruttare le sue debolezze, comuni a tutti i vampiri.
Notò che il percorso scelto da MoM le avrebbe fatto attraversare il territorio dei ghoul, pensò di fare una deviazione, ma dopotutto lei era in buoni rapporti con quegli esseri antropofagi.
Meglio comunque non presentarsi con un arma in mano, così agganciò la doppietta sulla schiena accanto alla katana e rallentò l'andatura in modo che le sentinelle potessero identificarla senza problemi.
L'oscurità del tunnel che stava percorrendo cominciò a tingersi del bagliore rossastro del fuoco delle torce, la diurna sapeva che i “divoratori di morte”, pur avendo una vista molto sensibile, non potevano eguagliare i vampiri e necessitavano di un'illuminazione.


Ripensò a quando ne aveva visto uno per la prima volta, le era sembrato una specie di gigantesco canguro: i quarti posteriori enormemente sviluppati, la testa vagamente umana, una doppia fila di zanne sormontata da due grandi occhi luminosi ed un paio di orecchie appuntite. Le zampe anteriori terminavano con due mani dalle dita lunghe, provviste di robusti artigli, che gli servivano per smembrare i cadaveri di cui si cibava.
Ma questi erano particolari che aveva notato successivamente, prima aveva dovuto occuparsi dei vampiri che inseguivano il mostro. Erano in due, armati con lunghe picche, e lei aveva capito che per loro era un passatempo cacciare quelle creature, ma forse quella volta avevano fatto male i conti perchè erano entrambi rabbiosi. La preda gli aveva inferto numerose ferite e solo la loro natura di non morti gli aveva permesso di continuare l' inseguimento e raggiungere il ghoul, ora con le spalle al muro di quel tunnel cieco.
Però lei aveva già la sua katana ed era scattata in avanti, uscendo dalla nicchia in cui si nascondeva, decapitando uno dei due inseguitori; l'altro si girò con furia ma la sua testa scomparve in un paio di fauci che si chiusero di scatto producendo un orribile scricchiolio.
Lei ed il mostro si erano fronteggiati in silenzio fino a quando lui le disse con voce profonda:”Chi sei bambina? E cosa fai quaggiù tra noi esseri che aborriamo la luce?.”.

Sono un mostro anch'io” aveva risposto con fierezza “forse il peggiore di tutti. Per questo i vampiri vogliono uccidermi, ma io e la mia katana non abbiamo paura sai, li decapiterò tutti, tutti quanti. Hanno ucciso la mia mamma ed adesso io gliela farò pagare.”.
Poi la stanchezza e la fame presero il sopravvento e con grande vergogna cominciò a piangere, abbassando la spada, il piccolo corpo scosso dai singhiozzi.
Ricordava ancora le parole del ghoul: ”Sei fortunata che un tempo io sia stato un umano ed abitassi a Boston. Qui a New York non si conoscono le buone maniere e saresti già stata divorata, comunque visto che abbiamo dei nemici in comune potresti venire a stare un po' di tempo nella mia tribù. Io mi chiamo Pickett.”.

Io sono Sarah” gli aveva risposto asciugandosi le lacrime sul viso sporco, lasciandosi sollevare da quelle grinfie spaventose e sorridendo, felice di aver trovato un amico.


Ritornò al presente quando le due sentinelle le intimarono di fermarsi, digrignando i denti e minacciandola con i tridenti che impugnavano.
Lei sollevò la visiera del casco e disse: “Da quando non lasciate passare gli amici? Dovreste avermi riconosciuta, ho fretta, fatevi da parte ho ancora molta strada da fare ed il tempo è poco.”.
Si ti riconosciamo, amica dei ghoul.” rispose il più anziano “Ma abbiamo avuto ordine, da colui che è capo di noi tutti, di non lasciar passare nessuno e, se fossi arrivata, di fermarti e di accompagnarti da lui. Grandi eventi succedono in superficie, i maledetti vampiri lottano tra di loro e noi dobbiamo essere prudenti.”.
Per un istante la cacciatrice pensò di ucciderli e proseguire, i due parvero intuire i suoi pensieri, strinsero le armi ed indietreggiarono di un passo.
Lei sorrise e disse:”Va bene, ma non serve che mi accompagnate, conosco la strada ed avete la mia parola che andrò da lui.”.
Si sterminatrice,” fu la risposta “ ci aveva detto che avresti voluto andare da sola. La tua parola ci basta.” e detto questo si fecero da parte lasciandola passare.
Sarah avanzò a passo deciso e si inoltrò nei tunnel illuminati dalle torce, contrariata per il tempo che doveva perdere, sperava comunque di avere qualche informazione sulla lotta di potere che avveniva in superficie.
Quasi tutti i ghoul che incontrava si ritraevano spaventati ma alcuni, più anziani, la salutavano con rispetto e lei rispondeva nella loro lingua gutturale.
Improvvisamente la voce di MoM risuonò dicendo: “Sarah, c'è un problema, una squadra di vampiri pesantemente armati si sta dirigendo verso il tuo attuale rifugio. Credo siano uomini di Stakes, alcuni portano dei perforatori ad energia molecolare.”.
La diurna rispose con calma continuando a camminare: “Ha fatto dannatamente in fretta a scoprirmi, troppo, quel bastardo saccente di Nubi doveva avere qualche serpe in seno.”.
C'è dell'altro" riprese il suo computer “i miei sensori percepiscono un'altra presenza che non riesco ad identificare. Qualcosa di estremamente antico e potente, devi fare molta attenzione.”.
Ok, ascoltami attentamente MoM” disse lei con voce fredda e controllata “Per prima cosa backup completo di tutti i tuoi dati su MoM2, poi disattiva difese e lascia che sfondino il portello esterno. Appena attaccano la lastra manda un segnale di attivazione a MoM2, fallo immediatamente perchè il vibranio comincerà ad accumulare l'energia dei perforatori e poi esploderà. Dovrebbe essere sufficiente ad eliminare anche quell'essere che dici.”.
Procedo alla trasmissione dati” rispose la morbida voce, rimase per un lungo momento in silenzio e poi riprese “Quando ci sarà l'esplosione io morirò Sarah?”.
La diurna rimase stupita dalla domanda ma replicò tranquillamente:”Non può morire ciò che non è vivo, comunque sarà solo una interruzione momentanea, il tempo che si attivi il tuo gemello che avrà tutti i tuoi ricordi.”.
Va bene” accondiscese il computer “allora mi serve il codice di sblocco per l'attivazione”.
Lei glielo diede e poi chiuse la comunicazione, era arrivata alla città dei ghoul, davanti a lei il tunnel terminava in un'immensa caverna che un tempo era stata una grande stazione centrale della metro.
Una guardia le venne incontro e le disse: ”Ti sta aspettando, seguimi.”.
Sarah lo seguì mentre si incamminava con la caratteristica andatura saltellante e le faceva attraversare quella che sembrava la via principale. Attorno ad essa strane case di pietra, con i tetti sostenuti da doriche colonne, le davano l'impressione di trovarsi in un maestoso cimitero monumentale. Via via che procedevano le costruzioni aumentavano in altezza e le decorazioni si facevano più elaborate.
Sapeva che la loro costruzione non era opera dei ghoul ma risaliva al tempo in cui i vampiri abitavano esclusivamente il sottosuolo. Infine arrivarono ad una piccola piazza rettangolare al fondo della quale si ergeva un palazzo che probabilmente era appartenuto alla famiglia di vampiri dominanti. La guardia aspettò fuori mentre lei spingeva i battenti di un'immensa porta che le diede accesso ad un ampio cortile, al centro del quale un gigantesco ghoul la stava aspettando, accovacciato sulle zampe posteriori. Lei gli andò incontro e lo salutò allegramente: “Ciao Pickett, mi stai facendo perdere tempo sai ? Spero che tu abbia un buon motivo.”.
L'essere sc
osse la testa poi la sua voce rimbombò : “Quanti stimolanti hai preso Sarah? Ma guardati, sei strafatta e più magra del solito. Non hai nemmeno vent'anni ed uccidi i vampiri che odi ingaggiata dalla loro stessa progenie. Vivi da sola con quel computer a cui hai dato la voce della tua mamma e ti imbottisci di siero, quanto credi di poter durare?.”.
Lei fu colta alla sprovvista, si infuriò e replicò con rabbia:”Ma chi credi di essere per farmi la predica? Eppure dovresti sapere che cosa sono, credi che potrei trovarmi o addirittura comprarmi una famiglia? Io sono quella che sono così come lo sei tu. Hai deciso di diventare un divoratore di morti ed io ho deciso che sarei stata un'assassina, cosa credi...”.
Fu interrotta dal lontano rombo di un'esplosione e dal leggero tremito del terreno.
Pickett la guardò con un'espressione che, per un ghoul, era molto vicina alla compassione: “Ce l'avevi una famiglia Sarah, potevi restare con noi. Esistono cose peggiori che cibarsi di cadaveri e vivere nell'ombra. Comunque cercherò di aiutarti, anche se quello che ti ha mandato Stakes non potrà essere facilmente fermato.”.“Bah,” rispose lei sprezzante “qualunque cosa sia non credo sia sopravvissuta all'esplosione di 10 kg. di vibranio.”.
In quel momento il suo auricolare si attivò e la voce di MoM la ragg
iunse: ”Ciao Sarah, avevi ragione, è come se la mia vita non si fosse fermata. L'esplosione ha ucciso tutti i vampiri, però c'è un sopravvissuto anche se non so se possa definirsi vivo o non-morto, credo che stia venendo da te.”.
postato da: Valberici alle ore 16:21 | Permalink | commenti (11)
categoria:blogracconto
sabato, 22 marzo 2008
iniziato da Imp

Camminava in mezzo ad un prato e l'erba  era così alta che poteva sfiorarla con la  punta delle dita, il vento le scompigliava i lunghi capelli e le  gonfiava la gonna del suo vestitino di stoffa celeste.
Guardò in alto e rimase stupefatta dall'azzurro intenso in cui morbide nuvole si rincorrevano, alcune le ricordavano fantastici animali: unicorni alati e maestosi draghi.
Poi sentì che la chiamava: “Sarah, bambina mia, ti ho cercata tanto e finalmente sei qui.”.
Guardò in direzione della voce e la vide, vicino ad un grande albero, ed era proprio come se la ricordava, il volto colmo d'amore ed i begl'occhi marroni che la guardavano con affetto.
Le corse incontro e  sentì che lacrime di gioia le scorrevano sulle guance, quando le fu quasi accanto vide che le spalancava le braccia ed allora tante, troppe parole le salirono alle labbra: “Sono io mamma, perdonami se me ne sono andata, perdonami, credevo fossi morta. Ho fatto cose orribili mammina, perdonami.”.
La donna le sorrise dicendo: “E' tutto perdonato figlia mia, vieni tra le mie braccia e staremo insieme per sempre, ma prima lascia che io ti morda.”.
Dopo aver pronunciato le ultime parole aprì la bocca, apparvero lunghe zanne gocciolanti sangue mentre il viso si distorceva in una maschera di bramosia e le pupille si arrossavano.
Si svegliò urlando per il terrore, per un istante non capì dove si trovava poi il bianco della stanza e i grandi specchi attorno al letto le fecero ricordare.
Vide la sua immagine riflessa: una ragazza dai corti capelli neri, gli occhi scuri spalancati per la paura, vestita con un pigiama bianco decorato da piccole mucche allegre.
Il ricordo del sogno tardava ad abbandonare la mente, vide accanto a se il piccolo lupo di peluche, il suo pupazzo preferito, e se lo strinse al petto chinando il capo e raccogliendo le gambe, in una posizione quasi fetale.
Si sentiva disperatamente sola e per alcuni minuti rimase in silenzio traendo conforto da quel piccolo animale di stoffa, poi con un sospiro si alzò dal letto posandolo e disse: “MoM per favore apri la camera da letto e prepara un doppia dose di siero.”.
Una voce di donna, calda e profonda, fluttuò nella stanza mentre uno degli specchi scorreva silenziosamente rivelando una porta:”Si Sarah, noto dalle armoniche della tua voce un certo stress, ancora brutti sogni?”.
“Il solito” rispose togliendosi i pantaloni e la maglia del pigiama “mettimi un po' di musica, qualcosa di Mozart, scegli tu.”.
Le note della Krönungsmesse riempirono l'aria mentre la ragazza  si specchiava osservando il brutto livido che aveva sul fianco sinistro, poi alzò la mano destra e seguì con la punta delle dita la cicatrice che le partiva dall' incavo del collo, passava in mezzo ai piccoli seni e terminava appena sopra l'ombelico.  L'ultimo lavoro era stato piuttosto duro ed aveva rischiato più di quanto avesse mai fatto. Si guardò ancora per un momento, con aria critica, non poteva certo dirsi una bella donna, non arrivava al metro e sessanta ed era troppo magra, con i muscoli che risaltavano. Anche il viso le parve insignificante, solo gli occhi se visti da vicino avrebbe rivelato il loro colore rosso cupo.
Sospirò ed  uscì dalla camera da letto dirigendosi verso il laboratorio, doveva prepararsi in fretta, il nuovo incarico non poteva aspettare, il suo committente era stato chiaro.
“Vorrei conferma della dose doppia” le disse la voce del suo computer quantico “ e devo avvisarti che il dolore potrebbe essere troppo intenso, inoltre sei appena guarita da gravi ferite, non credo sia saggio intraprendere un altro lavoro.”.
“Non preoccuparti MoM” rispose con voce tranquilla “ sai che quelli come me guariscono in fretta e sai che sono abituata al dolore, questa volta potrei star fuori per alcuni giorni e non voglio trovarmi in crisi d'astinenza. “.
Entrò nel suo laboratorio e si diresse verso la poltrona d'acciaio che si trovava al centro della grande stanza, occupata in gran parte da attrezzature chimiche ed elettroniche, sistemate ai lati su lunghi banconi metallici.
Il siero era la sua salvezza e la sua maledizione, le toglieva la sete di sangue ma la rendeva dipendente e la costringeva a lavorare, le sostanze che lo componevano erano molto costose.
Ma lei non voleva uccidere gli umani, non era un maledetto vampiro, pensò con rabbia. Loro la temevano e lei ricambiava il loro odio con ferocia, lei era un “diurno”, nata da una donna infettata, un abominio dal sangue impuro.
Si sedette rabbrividendo al contatto con l'acciaio e disse: “Contenzione.”, subito sottili fasce metalliche le bloccarono i polsi e le caviglie e una larga banda le passò attorno alla vita.
“Sono pronta MoM, 80 cc. , ora” appena finito di pronunciare le parole un sottile braccio metallico risalì al suo fianco, sulla sommità una siringa ipodermica che si avvicinò al suo avambraccio. L'ago pentrò nella vena e lentamente il siero entrò in circolo.
Le sembrò di essere trafitta da innumerevoli aghi, resistette cercando di separare la mente dal corpo, osservando la crescita del dolore con imparziale distacco.
Ma di colpo fu invasa da una sofferenza così intensa che cancellò ogni suo pensiero, tutto le parve annullarsi in un abbacinante color bianco. Il suo corpo si tese in uno spasmo, rovesciò la testa all'indietro urlando e cercando di strappar via l'acciaio che le impediva di muoversi.
Durò per lunghi minuti poi, di colpo, il capo le ricadde in avanti e si rilassò, ansante.
“MoM” sussurrò con un filo di voce “20 cc. di stimolanti ed annulla la contenzione”.
La siringa ritornò a fare il suo dovere e le fasce si ritrassero lasciando libera la ragazza, che si alzò con passo malfermo e si diresse verso la stanza da bagno mormorando:”Acqua a 43 gradi.”.
Prima di entrare  nel box della doccia fu colta da un attacco di nausea e vomitò inginocchiandosi davanti al water, poi si rialzò e iniziò a lavarsi. L'acqua calda la rilassò e gli stimolanti cominciarono a fare effetto, si asciugò sentendosi già molto meglio, piena di energia.
“Sarah” disse  la voce del computer “non dovresti rischiare, questa volta il siero ti ha quasi uccisa, se fossi umana saresti...”.
“Ma non lo sono” lo interruppe lei irritata “ e comunque non  voglio consigli, limitati ad esaudire le  mie richieste.”.
Si avvolse in un accappatoio e ritornò nel laboratorio dirigendosi verso una porta blindata tra due banconi zeppi strani strumenti; passando accanto alla poltrona notò che stavolta aveva stretto i braccioli così forte  da lasciare nell'acciaio l'impronta delle dita.
Digitò un codice alfanumerico su una tastiera posta sulla parete, aspettò che si aprisse l'accesso all'armeria ed entrò.
Si vestì con cura: prima una sottotuta di tessuto traspirante, poi si infilò una tuta nera intessuta con fibre aramidiche e calzò un paio di stivali neri con rinforzi in neocarbonio. Prese una specie  di maglia di ferro, costituita in realtà da minuscoli anelli di adamantio, e la indossò fermandola in vita con una cintura. Da una rastrelliera scelse una corta katana che si mise sulla schiena trattenendola con una paio di cinghie incrociate sul petto. Sulle cosce fissò un paio di foderi in cui inguainò un paio di lunghi e sottili pugnali d'argento, prese una bandoliera e, dopo un attimo di indecisione, la riempì con cartucce calibro dodici caricate con pallettoni ad alto contenuto d'argento, passandosela poi a tracolla.
Riflettè su che fucile usare ed alla fine optò per una doppietta con le canne segate, un arma vecchia ma sempre molto efficace negli spazi ristretti.
Afferrò un caschetto nero con trasmettitore e visore HUD incorporato e si diresse a grandi passi verso l'uscita della sua casa-bunker dicendo: “MoM apri prima  porta e disattiva difese.”. Al fondo di un lungo corridoio si alzò una pesante lastra ricoperta di vibranio, dando accesso ad una piccola camera in cui entrò pronunciando il codice di chiusura, con voce ormai fredda e priva di ogni emozione.
La lastra calò di scatto e la parete opposta scivolò di fianco rivelando un portello circolare che si aprì  rivelando un buio profondo da cui proveniva un disgustoso odore di putrefazione.
La diurna uscì e si ritrovò in un vecchio tunnel della metropolitana, stava per impartire ulteriori ordini quando il computer l'anticipò dicendo: “Ricevo ora informazioni dalla superficie, sembra che ci sia stata un'esplosione nell' Oberon Building. Si ritiene che il basileus Nubi possa essere morto. Potrebbe dunque non essere necessario che tu onori l'incarico visto che...”.
“No” risuonò la fredda voce della ragazza “i soldi sono stati versati ed io onorerò la commissione. Abilita trasmissione criptata e dammi la mappatura dell'intera rete metropolitana, traccia il percorso fino alla posizione di Matt Stakes, ricalcola in caso di spostamento.”.
Abbassò la visiera  del casco che le mostrò una fitta ragnatela rossa sostituita quasi subito da una freccia che indicava la direzione, non le serviva altro visto che al buio ci vedeva perfettamente.
Cominciò a correre leggera e silenziosa ed un sorriso malvagio le incurvò le labbra quando il suo udito percepì il rumore di un essere in fuga.
Sapeva che laggiù nelle tenebre la notizia si stava diffondendo: l' Assassina stava cacciando la sua preda.



postato da: Valberici alle ore 19:00 | Permalink | commenti (10)
categoria:blogracconto
sabato, 22 marzo 2008
e vedete di passare delle buone feste


postato da: Valberici alle ore 18:35 | Permalink | commenti (13)
categoria: