del racconto epico richiesto da VioVyB.
E comincio a prepararmi spiritualmente per la giornata di domani, che mi vedrà "scendere" in piazza.
E comincio a prepararmi spiritualmente per la giornata di domani, che mi vedrà "scendere" in piazza.
Musica, il Kyrie della Krönungsmesse svanì lentamente dalla sua mente e si ritrovò sveglio, all'alba, come sempre. Il respiro leggero della ragazza e l'odore del suo sudore gli ricordarono la notte appena passata, il piacere che lei aveva saputo dargli. Si alzò silenziosamente, guardò la luce che filtrava dalle persiane incendiando sottili strisce di polvere fluttuante. Forse nel movimento di quei minuscoli granelli c'era un ordine preciso, uno scopo; forse se li avesse fissati abbastanza a lungo avrebbe avuto delle risposte. Distolse lo sguardo, aveva da tempo imparato che le risposte, quelle vere, portavano con se un prezzo da pagare, a volte molto alto. Si girò e vide che lei dormiva tranquilla, giaceva bocconi con un braccio infilato sotto il cuscino, il bel viso era nascosto dai lunghi capelli neri, arruffati da una notte di fumo e di sesso. La perfetta bellezza del suo corpo nudo sembrava quasi accresciuta dalle sottili cicatrici che le attraversavano la schiena. Desiderò che aprisse gli occhi, voleva rivedere il loro profondo blu, voleva capire perché fossero così simili ai suoi, così freddi, così vuoti. Era per il suo sguardo che l'aveva presa con se, e lei era rimasta al suo fianco come se fosse la cosa più naturale di questo mondo. Lo aveva seguito fin qui, alla periferia di una città quasi distrutta dai bombardamenti, ma che ancora nascondeva il nemico. Una città in cui oggi sarebbe andato a caccia ed avrebbe ucciso. Il rumore di uno sparo, secco e preciso, lo riscosse dai suoi pensieri. Sorrise lentamente, lo sniper aveva di nuovo colpito, evidentemente c'era ancora qualche idiota che cercava di attraversare il ponte. Si avvicinò ad una tinozza piena d'acqua nell'angolo della stanza, prese un mestolo e cominciò a versarsi addosso l'acqua lasciando che filtrasse tra le assi screpolate del pavimento. Usò un vecchio pezzo di sapone, un lusso inaudito, gli era stato offerto con orgoglio dalle due anziane babuske che si occupavano della casa del comandante di quel settore del fronte, quella specie di catapecchia che gli aveva messo a disposizione, impaurito dalla sua venuta.
Mentre si asciugava gli parve di sentire un lamento lontano, probabilmente il cecchino aveva colpito una ragazza, naturalmente l'aveva solo ferita, sperava di attirare qualche parente, forse il suo innamorato. Ormai erano solo i giovani che tentavano la sorte su quel ponte, i ragazzi non credono realmente alla loro morte neppure quando la vedono fin dalla nascita.
Si mise al centro della stanza e cominciò i lenti movimenti che eseguiva ogni mattina: t'ai chi ch'üan.
Sentì che lei si era svegliata e si stava lavando, ripensò a quando l'aveva vista in quel bordello di Groznyj.
Era entrato per cercare Shamil, il suo luogotenente, sapeva i suoi gusti in materia di sesso ed era sicuro che lo avrebbe trovato nel locale di “madame” Zamira. La tenutaria lo aveva accolto personalmente all' ingresso, sfacciatamente adulante e desiderosa di compiacerlo, lui si era limitato a pronunciare il nome del suo subordinato e l'aveva guardata notando che la paura stava rapidamente sostituendo l'avidità nei suoi occhi. L'anziana donna si era affrettata a fargli strada portandolo in una stanza in cui una dozzina di uomini beveva ed urlava incitamenti ad una donna, in divisa da ufficiale delle Spetsnaz, che impugnava un knut e colpiva una ragazza, nuda e con i polsi legati ad una anello infisso in alto nel muro. Uno dei presenti lo aveva riconosciuto e si era zittito di colpo dando di gomito al suo vicino, in breve tempo era calato il silenzio rotto solo dallo schiocco dell' ultimo colpo della frusta. In quel momento la ragazza legata aveva girato la testa e lo aveva guardato. Era stato quello il momento in cui aveva visto gli stessi occhi che fissava ogni qual volta guardava in uno specchio: profondo blu, senz'anima.
Aveva attraversato la stanza estraendo il suo ka-bar, si era avvicinato alla ragazza e aveva tagliato la corda che la legava, poi si era tolto la giacca della mimetica mettendogliela sulle spalle e dicendole:”Vuoi venire con me?”. Lei aveva risposto un semplice si e si era messa al suo fianco quando si era diretto verso l'uscita facendo cenno a Sahmil di seguirlo.
La reazione dell'anziana “madame” l'aveva quasi stupito, si era avvicinata allungando una mano, quasi a voler trattenerlo, ritirandola poi sgomenta, comunque dicendogli concitata:”Signore, vi prego, non portatela via, è una brava ragazza. Non le succede nulla qui a parte le frustate, a lei piacciono. Vi prego, è solo poco più di una bambina, ha perso i genitori. Vi prego lasciatela con me.”. Stava per colpire quell'avida donna quando le parole successive lo sorpresero. “Vi prego, loro guardano solo, qui non succede nient'altro, non portatela via, non fatele del male.”.
Allora aveva capito e prima di uscire nella notte si era girato verso la vecchia, aveva allungato la mano accarezzandole una guancia avvizzita, sorridendo: “Non aver paura per lei, tiotia, non tutte le storie che si raccontano su di me sono vere. Non tutte.”. E se ne erano andati, lasciandola lì, immobile all' ingresso del suo inferno, un' espressione stupita sul suo vecchio viso imbellettato.
Lei gli arrivò alle spalle e lo abbracciò interrompendo i suoi ricordi, sentì il suo caldo respiro alla base del collo e la sua voce roca che gli chiedeva se la notte lo aveva soddisfatto.
Non gli aveva mai detto di amarlo, non gli aveva mai chiesto perché la tenesse con se, ma era sempre pronta a soddisfare ogni suo desiderio e nel blu dei suoi occhi non aveva mai visto la paura.
Ancora uno sparo, lui si sciolse dall' abbraccio e cominciò a vestirsi, stava succedendo qualcosa di strano, due persone in poco tempo avevano cercato di salvare la vittima dello sniper.
Qualcuno bussò alla porta, prese una Glock 9mm dallo sgangherato tavolino accanto al letto e si mise accanto alla porta domandandosi chi poteva venirlo a trovare a quell'ora.
La voce che sentì lo preoccupò: “Lui deve parlarti, c'è un problema che deve essere risolto”.
Aprì la porta e fece entrare Barayev, la guardia personale del capo delle forze di liberazione, questo voleva dire che il comandante Aslan Raduyev non era lontano.
Il suo ospite rimase in attesa senza degnare di un occhiata la ragazza che si stava rivestendo, impassibile.
Finì di vestirsi allacciandosi il cinturone con la fondina, poi prese un aks-74u e seguì il suo visitatore.
Il freddo della notte stava lasciando il posto al caldo estivo ed il sole cominciava ad illuminare le rovine delle case circostanti. Si mossero veloci tenendosi al riparo dei muri sgretolati. Ora poteva sentire la voce della ragazza, invocava il padre per poi perdersi in un lungo gemito, poi di nuovo chiamava il “pàpa”.
“E' lei il problema vero?” chiese al suo accompagnatore. “Si” fu la secca risposta “ma te ne parlerà lui. Siamo quasi arrivati e lì in quell'officina, entra, io rimango fuori, non mi piace questo posto non saremmo dovuti venire.”.
Entrò passando sotto ad una vecchia serranda metallica in parte divelta, prima della guerra quella doveva essere una prospera attività, ora nell'ampio salone c'erano solo le carcasse di due auto.
Accanto ad una di esse, su una sedia da campo, circondato da una dozzina di guardie, c'era Aslan. Si avvicinò e notò che era insolitamente spettinato e la sua folta barba grigia ricadeva in disordine, anche la mimetica che indossava era sporca e chiazzata di sudore. I suoi occhi scuri erano però sempre attenti e la sua voce risuonò ferma quando gli disse: “Avvicinati, e voi ragazzi uscite. Io e Akhmad dobbiamo parlare da soli.”.
Aspettò che gli uomini uscissero e gli fece cenno di avvicinarsi, lui si sedette con noncuranza sul cofano del relitto ed attese.
Il comandante chinò il capo e stette in silenzio per un lungo momento, quando riprese a parlare sembrò improvvisamente invecchiato.
“Ho bisogno del tuo aiuto. Devi ammazzare quel maledetto cecchino.”.
Lui guardò il vecchio intensamente, non voleva rendergli la cosa facile, e del resto non avrebbe potuto nemmeno volendo, ormai aveva capito cosa era successo.
“E' Aisha vero?” rispose con voce sommessa “L' hai mandata a morire su quel ponte, che gli dei ti maledicano vecchio pazzo. Ti avevo detto che avrebbe cercato di raggiungerlo. Lo sapevi che sarebbe venuta, in questa città di morti. Con quel maledetto che pare Zaitsev redivivo. Certo che lo ucciderò, io ed i miei uomini siamo qui per quello. Ma non posso farlo ora, non posso salvarla.”.
“C'è un solo dio” rispose automaticamente Aslan “e Muhammad è il suo profeta, non insultarmi con la tua eresia. Avevo messo due uomini di guardia ma lei è fuggita ed è venuta qui, l'ho seguita ma sono arrivato troppo tardi. Ora devo risolvere la situazione, se non salvo mia figlia perderò la faccia davanti ai miei uomini. Devi aiutarmi.”.
“Vuoi che provi ad andare a prenderla?” gli chiese freddamente “Posso tentare oppure facciamo venire un mortaio e colpiamo la casa dove si nasconde lo sniper. Nel primo caso morirò, nel secondo sarà troppo tardi, quell'uomo non è stupido, non aspetterà ancora molto.”.
“Andresti vero?” fu l'astiosa risposta “Sei abbastanza pazzo da provare, ma non posso permettertelo, ti ucciderebbe ed io non avrei la mia vendetta.”.
“Ti importa solo di salvare il tuo onore ed il tuo comando,Aslan. Ma non preoccuparti ci penserò io a conservartelo. Dovrai solo fare quello che ti dirò, ma lei è comunque morta.”.
“Sei un bastardo ingrato, Akhmad.” la voce del comandante tremava per la rabbia “Ti ho allevato come un figlio, ho fatto di te un guerriero ed Allah mi è testimone che ti ho voluto bene. Aisha ti adorava da piccola, ti chiamava fratello ma avrebbe fatto meglio a chiamarti assassino e blasfemo.”.
“Sono quello che sono, vecchio.” fu la tagliente risposta “Sono quello che tu mi hai fatto diventare. Ora ascoltami bene: richiama la guardia e dì loro che mi hai nominato tuo successore, poi cerca di attraversare quel ponte per salvarla, io farò il resto.”.
“Capisco il tuo piano” rispose sommessamente Aslan “non c'è altro modo vero? Dovrò mettere la mia vita nelle tue mani e lei morirà.”.
L'espressione sul volto del guerriero si addolcì e la risposta fu venata d'amarezza:”Non posso fare altro, dammi mezz'ora di tempo e prima di attraversare fai sparare contro la facciata del palazzo dove si nasconde il cecchino. Dì alla tua guardia che io sono andato a cercarlo, sarà una storia plausibile.”.
Il vecchio annuì e lui si alzò girandosi verso l'uscita, fece alcuni passi e sentì la voce del comandante che gli domandava:”Anche a te succede? Tutti quelli che hai ucciso vengono a trovarti durante la notte, figlio mio?”.
Si fermò e rispose senza voltarsi:”No, io sogno solo musica, non credo nel libero arbitrio, per questo non ho rimorsi. Tornerò da te quando la vendetta sarà compiuta.”.
Uscì, fece cenno alle guardie di rientrare poi si diresse di buon passo verso la costruzione che gli faceva da casa. Non rispose allo sguardo interrogativo della ragazza e si preparò: decise di indossare una mimetica urban completa, stivaletti leggeri, passamontagna e guanti. Si spogliò velocemente e mentre si stava per rivestire giunse la domanda: “Che cos'è?”. Capì che lei si riferiva al tatuaggio che portava sul corpo, un sinuoso serpente che gli avvolgeva il torso, partendo dalla base della colonna vertebrale ed aprendo la bocca zannuta proprio sotto il collo. Era rimasto stupito che lei non glielo avesse mai chiesto, strano lo facesse ora, comunque le rispose:”E' un irezumi, un tatuaggio che mi hanno fatto in Giappone, rappresenta una vipera, lo ha scelto il mio sensei, anni fa, in un altra vita. Ascolta, starò via per qualche giorno, se non dovessi tornare entro una settimana vai da Shamil, penserà lui a te.”. Lei annuì con una strana, quasi saggia, espressione e disse:”Vai a caccia di qualcuno, perchè?”. Lui non rispose subito, finì di vestirsi, si agganciò il cinturone a cui appese il ka-bar, una borraccia ed un piccolo marsupio. Si mise a tracolla una cartucciera con munizioni “triplozero” e “brennake”, e prese la sua doppietta cal. 12 con le canne accorciate; non poteva competere con il cecchino a lunga distanza, doveva cercare uno scontro ravvicinato. Per la questione sul ponte gli serviva però un fucile più preciso, non era un gran tiratore ma sarebbe stato piuttosto vicino ai bersagli, non più di 200 m., non avrebbe sbagliato. In ogni caso aveva portato un Dragunov SVD con cui si era allenato durante la settimana, non pensava gli sarebbe servito per ciò che stava per fare, ma ora lo tolse dalla sua custodia e lo caricò con munizioni 7,62x54r, “full metal jacket”.
Era ormai pronto, sulla porta si girò verso la ragazza e disse: “Vado ad uccidere l'assassino della mia sorellina.”.
Uscì e fu avvolto dal caldo, la temperatura stava aumentando, si diresse verso il ponte, senza fretta.
Senza esporsi al tiro dello sniper trovò una posizione quasi perfetta all' interno di una casupola il cui tetto era stato spazzato via assieme ad una delle pareti. Era protetto da tre lati ed una delle finestre si apriva in direzione del ponte, un centinaio di metri più in basso. Si sedette e sfilò il cannocchiale dal fucile, lo sporse con cautela appoggiandolo ad un davanzale sgretolato e guardò.
Per un attimo fu abbacinato dal scintillio del sole sull'acqua del grande fiume, poi spostò l'ottica ed inquadrò il ponte, continuò a muoverla lentamente ed infine la vide.
Aisha era sempre stata una ragazza coraggiosa, la ricordava da bambina quando era andata da lui con un lungo taglio su una mano. Si era ferita con un coccio di vetro e, con un'espressione seria sul visino, gli aveva chiesto di medicarla senza farlo sapere al pàpa. Ricordava i suoi occhi scuri che lo guardavano, fiduciosi.
Anche adesso doveva aver resistito al dolore fin quando aveva potuto, vide che si era stretto un pezzo di stoffa sopra la ginocchio spappolato dalla pallottola del cecchino, nel tentativo di fermare l'emorragia. Ma aveva lo stesso lasciato una lunga striscia rossa quando si era trascinata accanto al
cadavere del suo innamorato. Ora stava lì, sdraiata sulla schiena, respirava a fatica, probabilmente non riusciva più ad urlare.
Si sentì invadere da una fredda ira, se solo Aslan l'avesse fatta sorvegliare meglio le cose sarebbero andate diversamente. Lui aveva quasi finito di pianificare l'incursione, avrebbero prelevato quel povero bastardo innamorato e gliel' avrebbe portato, ma gli dei avevano deciso diversamente.
Rimontò il cannocchiale ed attese, ormai non doveva mancare molto al tentativo del vecchio comandante.
Appena sentì i primi spari dei kalasnikov appoggiò lentamente il fucile di precisione al davanzale, inquadrò l'estremità del ponte e svuotò la mente da ogni pensiero.
Improvvisamente da dietro ad un cumulo di macerie apparve il comandante che cominciò a correre disperatamente verso il ponte.
Akhmad piazzò il primo proiettile nel polpaccio destro di Aslan, facendolo stramazzare al suolo, spostò la mira, rapidissimo, e la seconda pallottola colpì Aisha appena sopra il sopracciglio sinistro, poi si buttò al riparo mentre un paio di colpi dello sniper attraversavano la finestra.
'E' dannatamente bravo' pensò 'mi ha subito individuato, sarà una bella caccia.'.
Mentre si asciugava gli parve di sentire un lamento lontano, probabilmente il cecchino aveva colpito una ragazza, naturalmente l'aveva solo ferita, sperava di attirare qualche parente, forse il suo innamorato. Ormai erano solo i giovani che tentavano la sorte su quel ponte, i ragazzi non credono realmente alla loro morte neppure quando la vedono fin dalla nascita.
Si mise al centro della stanza e cominciò i lenti movimenti che eseguiva ogni mattina: t'ai chi ch'üan.
Sentì che lei si era svegliata e si stava lavando, ripensò a quando l'aveva vista in quel bordello di Groznyj.
Era entrato per cercare Shamil, il suo luogotenente, sapeva i suoi gusti in materia di sesso ed era sicuro che lo avrebbe trovato nel locale di “madame” Zamira. La tenutaria lo aveva accolto personalmente all' ingresso, sfacciatamente adulante e desiderosa di compiacerlo, lui si era limitato a pronunciare il nome del suo subordinato e l'aveva guardata notando che la paura stava rapidamente sostituendo l'avidità nei suoi occhi. L'anziana donna si era affrettata a fargli strada portandolo in una stanza in cui una dozzina di uomini beveva ed urlava incitamenti ad una donna, in divisa da ufficiale delle Spetsnaz, che impugnava un knut e colpiva una ragazza, nuda e con i polsi legati ad una anello infisso in alto nel muro. Uno dei presenti lo aveva riconosciuto e si era zittito di colpo dando di gomito al suo vicino, in breve tempo era calato il silenzio rotto solo dallo schiocco dell' ultimo colpo della frusta. In quel momento la ragazza legata aveva girato la testa e lo aveva guardato. Era stato quello il momento in cui aveva visto gli stessi occhi che fissava ogni qual volta guardava in uno specchio: profondo blu, senz'anima.
Aveva attraversato la stanza estraendo il suo ka-bar, si era avvicinato alla ragazza e aveva tagliato la corda che la legava, poi si era tolto la giacca della mimetica mettendogliela sulle spalle e dicendole:”Vuoi venire con me?”. Lei aveva risposto un semplice si e si era messa al suo fianco quando si era diretto verso l'uscita facendo cenno a Sahmil di seguirlo.
La reazione dell'anziana “madame” l'aveva quasi stupito, si era avvicinata allungando una mano, quasi a voler trattenerlo, ritirandola poi sgomenta, comunque dicendogli concitata:”Signore, vi prego, non portatela via, è una brava ragazza. Non le succede nulla qui a parte le frustate, a lei piacciono. Vi prego, è solo poco più di una bambina, ha perso i genitori. Vi prego lasciatela con me.”. Stava per colpire quell'avida donna quando le parole successive lo sorpresero. “Vi prego, loro guardano solo, qui non succede nient'altro, non portatela via, non fatele del male.”.
Allora aveva capito e prima di uscire nella notte si era girato verso la vecchia, aveva allungato la mano accarezzandole una guancia avvizzita, sorridendo: “Non aver paura per lei, tiotia, non tutte le storie che si raccontano su di me sono vere. Non tutte.”. E se ne erano andati, lasciandola lì, immobile all' ingresso del suo inferno, un' espressione stupita sul suo vecchio viso imbellettato.
Lei gli arrivò alle spalle e lo abbracciò interrompendo i suoi ricordi, sentì il suo caldo respiro alla base del collo e la sua voce roca che gli chiedeva se la notte lo aveva soddisfatto.
Non gli aveva mai detto di amarlo, non gli aveva mai chiesto perché la tenesse con se, ma era sempre pronta a soddisfare ogni suo desiderio e nel blu dei suoi occhi non aveva mai visto la paura.
Ancora uno sparo, lui si sciolse dall' abbraccio e cominciò a vestirsi, stava succedendo qualcosa di strano, due persone in poco tempo avevano cercato di salvare la vittima dello sniper.
Qualcuno bussò alla porta, prese una Glock 9mm dallo sgangherato tavolino accanto al letto e si mise accanto alla porta domandandosi chi poteva venirlo a trovare a quell'ora.
La voce che sentì lo preoccupò: “Lui deve parlarti, c'è un problema che deve essere risolto”.
Aprì la porta e fece entrare Barayev, la guardia personale del capo delle forze di liberazione, questo voleva dire che il comandante Aslan Raduyev non era lontano.
Il suo ospite rimase in attesa senza degnare di un occhiata la ragazza che si stava rivestendo, impassibile.
Finì di vestirsi allacciandosi il cinturone con la fondina, poi prese un aks-74u e seguì il suo visitatore.
Il freddo della notte stava lasciando il posto al caldo estivo ed il sole cominciava ad illuminare le rovine delle case circostanti. Si mossero veloci tenendosi al riparo dei muri sgretolati. Ora poteva sentire la voce della ragazza, invocava il padre per poi perdersi in un lungo gemito, poi di nuovo chiamava il “pàpa”.
“E' lei il problema vero?” chiese al suo accompagnatore. “Si” fu la secca risposta “ma te ne parlerà lui. Siamo quasi arrivati e lì in quell'officina, entra, io rimango fuori, non mi piace questo posto non saremmo dovuti venire.”.
Entrò passando sotto ad una vecchia serranda metallica in parte divelta, prima della guerra quella doveva essere una prospera attività, ora nell'ampio salone c'erano solo le carcasse di due auto.
Accanto ad una di esse, su una sedia da campo, circondato da una dozzina di guardie, c'era Aslan. Si avvicinò e notò che era insolitamente spettinato e la sua folta barba grigia ricadeva in disordine, anche la mimetica che indossava era sporca e chiazzata di sudore. I suoi occhi scuri erano però sempre attenti e la sua voce risuonò ferma quando gli disse: “Avvicinati, e voi ragazzi uscite. Io e Akhmad dobbiamo parlare da soli.”.
Aspettò che gli uomini uscissero e gli fece cenno di avvicinarsi, lui si sedette con noncuranza sul cofano del relitto ed attese.
Il comandante chinò il capo e stette in silenzio per un lungo momento, quando riprese a parlare sembrò improvvisamente invecchiato.
“Ho bisogno del tuo aiuto. Devi ammazzare quel maledetto cecchino.”.
Lui guardò il vecchio intensamente, non voleva rendergli la cosa facile, e del resto non avrebbe potuto nemmeno volendo, ormai aveva capito cosa era successo.
“E' Aisha vero?” rispose con voce sommessa “L' hai mandata a morire su quel ponte, che gli dei ti maledicano vecchio pazzo. Ti avevo detto che avrebbe cercato di raggiungerlo. Lo sapevi che sarebbe venuta, in questa città di morti. Con quel maledetto che pare Zaitsev redivivo. Certo che lo ucciderò, io ed i miei uomini siamo qui per quello. Ma non posso farlo ora, non posso salvarla.”.
“C'è un solo dio” rispose automaticamente Aslan “e Muhammad è il suo profeta, non insultarmi con la tua eresia. Avevo messo due uomini di guardia ma lei è fuggita ed è venuta qui, l'ho seguita ma sono arrivato troppo tardi. Ora devo risolvere la situazione, se non salvo mia figlia perderò la faccia davanti ai miei uomini. Devi aiutarmi.”.
“Vuoi che provi ad andare a prenderla?” gli chiese freddamente “Posso tentare oppure facciamo venire un mortaio e colpiamo la casa dove si nasconde lo sniper. Nel primo caso morirò, nel secondo sarà troppo tardi, quell'uomo non è stupido, non aspetterà ancora molto.”.
“Andresti vero?” fu l'astiosa risposta “Sei abbastanza pazzo da provare, ma non posso permettertelo, ti ucciderebbe ed io non avrei la mia vendetta.”.
“Ti importa solo di salvare il tuo onore ed il tuo comando,Aslan. Ma non preoccuparti ci penserò io a conservartelo. Dovrai solo fare quello che ti dirò, ma lei è comunque morta.”.
“Sei un bastardo ingrato, Akhmad.” la voce del comandante tremava per la rabbia “Ti ho allevato come un figlio, ho fatto di te un guerriero ed Allah mi è testimone che ti ho voluto bene. Aisha ti adorava da piccola, ti chiamava fratello ma avrebbe fatto meglio a chiamarti assassino e blasfemo.”.
“Sono quello che sono, vecchio.” fu la tagliente risposta “Sono quello che tu mi hai fatto diventare. Ora ascoltami bene: richiama la guardia e dì loro che mi hai nominato tuo successore, poi cerca di attraversare quel ponte per salvarla, io farò il resto.”.
“Capisco il tuo piano” rispose sommessamente Aslan “non c'è altro modo vero? Dovrò mettere la mia vita nelle tue mani e lei morirà.”.
L'espressione sul volto del guerriero si addolcì e la risposta fu venata d'amarezza:”Non posso fare altro, dammi mezz'ora di tempo e prima di attraversare fai sparare contro la facciata del palazzo dove si nasconde il cecchino. Dì alla tua guardia che io sono andato a cercarlo, sarà una storia plausibile.”.
Il vecchio annuì e lui si alzò girandosi verso l'uscita, fece alcuni passi e sentì la voce del comandante che gli domandava:”Anche a te succede? Tutti quelli che hai ucciso vengono a trovarti durante la notte, figlio mio?”.
Si fermò e rispose senza voltarsi:”No, io sogno solo musica, non credo nel libero arbitrio, per questo non ho rimorsi. Tornerò da te quando la vendetta sarà compiuta.”.
Uscì, fece cenno alle guardie di rientrare poi si diresse di buon passo verso la costruzione che gli faceva da casa. Non rispose allo sguardo interrogativo della ragazza e si preparò: decise di indossare una mimetica urban completa, stivaletti leggeri, passamontagna e guanti. Si spogliò velocemente e mentre si stava per rivestire giunse la domanda: “Che cos'è?”. Capì che lei si riferiva al tatuaggio che portava sul corpo, un sinuoso serpente che gli avvolgeva il torso, partendo dalla base della colonna vertebrale ed aprendo la bocca zannuta proprio sotto il collo. Era rimasto stupito che lei non glielo avesse mai chiesto, strano lo facesse ora, comunque le rispose:”E' un irezumi, un tatuaggio che mi hanno fatto in Giappone, rappresenta una vipera, lo ha scelto il mio sensei, anni fa, in un altra vita. Ascolta, starò via per qualche giorno, se non dovessi tornare entro una settimana vai da Shamil, penserà lui a te.”. Lei annuì con una strana, quasi saggia, espressione e disse:”Vai a caccia di qualcuno, perchè?”. Lui non rispose subito, finì di vestirsi, si agganciò il cinturone a cui appese il ka-bar, una borraccia ed un piccolo marsupio. Si mise a tracolla una cartucciera con munizioni “triplozero” e “brennake”, e prese la sua doppietta cal. 12 con le canne accorciate; non poteva competere con il cecchino a lunga distanza, doveva cercare uno scontro ravvicinato. Per la questione sul ponte gli serviva però un fucile più preciso, non era un gran tiratore ma sarebbe stato piuttosto vicino ai bersagli, non più di 200 m., non avrebbe sbagliato. In ogni caso aveva portato un Dragunov SVD con cui si era allenato durante la settimana, non pensava gli sarebbe servito per ciò che stava per fare, ma ora lo tolse dalla sua custodia e lo caricò con munizioni 7,62x54r, “full metal jacket”.
Era ormai pronto, sulla porta si girò verso la ragazza e disse: “Vado ad uccidere l'assassino della mia sorellina.”.
Uscì e fu avvolto dal caldo, la temperatura stava aumentando, si diresse verso il ponte, senza fretta.
Senza esporsi al tiro dello sniper trovò una posizione quasi perfetta all' interno di una casupola il cui tetto era stato spazzato via assieme ad una delle pareti. Era protetto da tre lati ed una delle finestre si apriva in direzione del ponte, un centinaio di metri più in basso. Si sedette e sfilò il cannocchiale dal fucile, lo sporse con cautela appoggiandolo ad un davanzale sgretolato e guardò.
Per un attimo fu abbacinato dal scintillio del sole sull'acqua del grande fiume, poi spostò l'ottica ed inquadrò il ponte, continuò a muoverla lentamente ed infine la vide.
Aisha era sempre stata una ragazza coraggiosa, la ricordava da bambina quando era andata da lui con un lungo taglio su una mano. Si era ferita con un coccio di vetro e, con un'espressione seria sul visino, gli aveva chiesto di medicarla senza farlo sapere al pàpa. Ricordava i suoi occhi scuri che lo guardavano, fiduciosi.
Anche adesso doveva aver resistito al dolore fin quando aveva potuto, vide che si era stretto un pezzo di stoffa sopra la ginocchio spappolato dalla pallottola del cecchino, nel tentativo di fermare l'emorragia. Ma aveva lo stesso lasciato una lunga striscia rossa quando si era trascinata accanto al
cadavere del suo innamorato. Ora stava lì, sdraiata sulla schiena, respirava a fatica, probabilmente non riusciva più ad urlare.
Si sentì invadere da una fredda ira, se solo Aslan l'avesse fatta sorvegliare meglio le cose sarebbero andate diversamente. Lui aveva quasi finito di pianificare l'incursione, avrebbero prelevato quel povero bastardo innamorato e gliel' avrebbe portato, ma gli dei avevano deciso diversamente.
Rimontò il cannocchiale ed attese, ormai non doveva mancare molto al tentativo del vecchio comandante.
Appena sentì i primi spari dei kalasnikov appoggiò lentamente il fucile di precisione al davanzale, inquadrò l'estremità del ponte e svuotò la mente da ogni pensiero.
Improvvisamente da dietro ad un cumulo di macerie apparve il comandante che cominciò a correre disperatamente verso il ponte.
Akhmad piazzò il primo proiettile nel polpaccio destro di Aslan, facendolo stramazzare al suolo, spostò la mira, rapidissimo, e la seconda pallottola colpì Aisha appena sopra il sopracciglio sinistro, poi si buttò al riparo mentre un paio di colpi dello sniper attraversavano la finestra.
'E' dannatamente bravo' pensò 'mi ha subito individuato, sarà una bella caccia.'.






Dunque, cominciamo con una approfondita analisi del testo.
Non credevate mica che facevo sul serio eh? 

















