mercoledì, 30 aprile 2008
del racconto epico richiesto da VioVyB.
E comincio a prepararmi spiritualmente per la giornata di domani, che mi vedrà "scendere" in piazza.

Musica, il Kyrie della Krönungsmesse svanì lentamente dalla sua mente e si ritrovò sveglio, all'alba, come sempre. Il respiro leggero della ragazza e l'odore del suo sudore gli ricordarono la notte appena passata, il piacere che lei aveva saputo dargli. Si alzò silenziosamente, guardò la luce che filtrava dalle persiane incendiando sottili strisce di polvere fluttuante. Forse nel movimento di quei minuscoli granelli c'era un ordine preciso, uno scopo; forse se li avesse fissati abbastanza a lungo avrebbe avuto delle risposte. Distolse lo sguardo, aveva da tempo imparato che le risposte, quelle vere, portavano con se un prezzo da pagare, a volte molto alto. Si girò e vide che lei dormiva tranquilla, giaceva bocconi con un braccio infilato sotto il cuscino, il bel viso era nascosto dai lunghi capelli neri, arruffati da una notte di fumo e di sesso. La perfetta bellezza del suo corpo nudo sembrava quasi accresciuta dalle sottili cicatrici che le attraversavano la schiena. Desiderò che aprisse gli occhi, voleva rivedere il loro profondo blu, voleva capire perché fossero così simili ai suoi, così freddi, così vuoti. Era per il  suo sguardo che l'aveva presa con se, e lei era rimasta al suo fianco come se fosse la cosa più naturale di questo mondo. Lo aveva seguito fin qui, alla periferia di una città quasi distrutta dai bombardamenti, ma che ancora nascondeva il nemico. Una città in cui oggi sarebbe andato a caccia ed avrebbe ucciso. Il rumore di uno sparo, secco e preciso, lo riscosse dai suoi pensieri. Sorrise lentamente, lo sniper aveva di nuovo colpito, evidentemente c'era ancora qualche idiota che cercava di attraversare il ponte. Si avvicinò ad una tinozza piena d'acqua nell'angolo della stanza, prese un mestolo e cominciò a versarsi addosso l'acqua lasciando che filtrasse tra le assi screpolate del pavimento. Usò un vecchio pezzo di sapone, un lusso inaudito, gli era stato offerto con orgoglio dalle due anziane babuske che si occupavano della  casa del comandante di quel settore del fronte, quella specie di catapecchia che gli aveva messo a disposizione, impaurito dalla sua venuta.
Mentre si asciugava  gli parve di sentire un lamento lontano, probabilmente il cecchino aveva colpito una ragazza, naturalmente l'aveva solo ferita, sperava di attirare qualche parente, forse il suo innamorato. Ormai erano solo i giovani che tentavano la sorte su quel ponte, i ragazzi non credono realmente alla loro morte neppure quando la vedono fin dalla nascita.
Si mise al centro della stanza e cominciò i lenti movimenti che eseguiva ogni mattina: t'ai chi ch'üan.
Sentì che lei si era svegliata e si stava lavando, ripensò a quando l'aveva vista in quel bordello di Groznyj.

Era entrato per cercare Shamil, il suo luogotenente, sapeva i suoi gusti in  materia  di sesso ed era  sicuro che lo avrebbe trovato nel locale di “madame” Zamira. La tenutaria lo aveva accolto personalmente all' ingresso, sfacciatamente adulante e desiderosa di compiacerlo, lui si era limitato a pronunciare il nome del suo subordinato e l'aveva guardata notando che la paura stava rapidamente sostituendo l'avidità nei suoi occhi. L'anziana donna si  era affrettata a fargli strada portandolo in una stanza in cui una dozzina di uomini beveva ed urlava incitamenti ad una donna, in divisa  da  ufficiale delle Spetsnaz, che impugnava  un knut e colpiva una ragazza, nuda e con i polsi legati ad una anello infisso in alto nel muro. Uno dei presenti lo aveva  riconosciuto e si era  zittito di colpo dando di gomito al suo vicino, in breve tempo era calato il silenzio rotto solo dallo schiocco dell' ultimo colpo della frusta. In quel momento la ragazza legata aveva girato la testa e lo aveva guardato. Era stato quello il momento in cui aveva visto gli stessi occhi che fissava ogni qual volta guardava in uno specchio:  profondo blu, senz'anima.
Aveva attraversato la stanza estraendo il suo ka-bar, si era avvicinato alla  ragazza e aveva tagliato la corda che la legava, poi si era tolto la giacca della mimetica mettendogliela sulle spalle e dicendole:”Vuoi venire con me?”. Lei aveva risposto un semplice si e si era messa al suo fianco quando si era  diretto verso l'uscita facendo cenno a Sahmil di seguirlo.
La reazione dell'anziana “madame” l'aveva quasi stupito, si era avvicinata allungando una mano, quasi a voler trattenerlo, ritirandola poi sgomenta, comunque dicendogli concitata:”Signore, vi prego, non portatela via, è una brava ragazza. Non le succede nulla qui a parte le frustate, a lei piacciono. Vi prego, è solo poco più  di una bambina, ha perso i genitori. Vi prego lasciatela con me.”. Stava per colpire  quell'avida donna  quando le parole successive lo sorpresero. “Vi prego, loro guardano solo, qui non succede nient'altro, non portatela via, non fatele del male.”.
Allora aveva capito e  prima di uscire nella notte si era girato verso la vecchia, aveva allungato la mano accarezzandole  una  guancia avvizzita, sorridendo: “Non aver paura per lei, tiotia, non tutte le storie che si raccontano su di me sono vere. Non tutte.”. E se ne erano andati, lasciandola lì, immobile all' ingresso del suo inferno, un' espressione stupita sul suo vecchio viso imbellettato.


Lei gli arrivò  alle spalle e lo abbracciò interrompendo i suoi ricordi, sentì il suo caldo respiro alla base del collo e la sua voce roca che gli chiedeva se la notte lo aveva soddisfatto.
Non gli aveva mai detto di amarlo, non gli aveva mai chiesto perché la tenesse  con se, ma era sempre pronta a  soddisfare ogni suo desiderio e nel blu dei suoi occhi non aveva  mai visto la paura.
Ancora uno sparo, lui si sciolse dall' abbraccio e cominciò a vestirsi, stava succedendo qualcosa di strano, due persone in poco tempo avevano cercato di salvare la vittima dello sniper.
Qualcuno bussò alla porta, prese una Glock 9mm dallo sgangherato tavolino accanto al letto e si mise accanto alla porta domandandosi chi poteva  venirlo a trovare a quell'ora.
La voce che sentì lo preoccupò: “Lui deve parlarti, c'è un problema che deve essere risolto”.
Aprì  la porta e fece entrare Barayev, la guardia personale del capo delle  forze di liberazione, questo voleva dire che il comandante  Aslan Raduyev  non era lontano.
Il suo  ospite rimase in attesa senza degnare di un occhiata la ragazza che si stava rivestendo, impassibile.
Finì di vestirsi allacciandosi il  cinturone con la fondina, poi prese un aks-74u e seguì il suo visitatore.
Il freddo della notte  stava lasciando il posto al caldo estivo ed il sole cominciava ad illuminare le rovine delle case circostanti. Si mossero veloci tenendosi al riparo dei muri sgretolati. Ora poteva sentire la voce della ragazza, invocava  il padre per poi perdersi in  un lungo  gemito, poi di nuovo chiamava il “pàpa”.
“E' lei il problema vero?” chiese al suo accompagnatore. “Si” fu la secca risposta “ma te ne parlerà lui. Siamo quasi arrivati e lì in quell'officina, entra, io rimango fuori, non mi piace questo posto non saremmo dovuti venire.”.
Entrò passando sotto ad una vecchia serranda metallica in parte divelta, prima della guerra quella  doveva essere una prospera attività, ora nell'ampio salone c'erano solo le carcasse di due auto.
Accanto ad una di esse, su una sedia da campo, circondato da una dozzina di guardie, c'era Aslan. Si avvicinò e notò che era insolitamente spettinato  e la sua  folta barba grigia ricadeva in disordine, anche la mimetica che indossava era sporca e chiazzata  di sudore. I suoi occhi scuri erano però  sempre attenti e la sua voce risuonò ferma quando gli disse: “Avvicinati, e voi ragazzi uscite. Io e Akhmad dobbiamo parlare da soli.”.
Aspettò che gli uomini uscissero e gli fece cenno di avvicinarsi, lui si sedette con noncuranza sul cofano del relitto ed attese.
Il comandante chinò il capo e stette in silenzio per un lungo momento, quando riprese a parlare sembrò improvvisamente invecchiato.
“Ho bisogno del tuo aiuto. Devi ammazzare quel maledetto cecchino.”.
Lui guardò il vecchio intensamente, non voleva rendergli la cosa facile, e del resto non avrebbe potuto nemmeno volendo, ormai aveva capito cosa era successo.
“E' Aisha vero?” rispose con voce sommessa “L' hai mandata a morire su quel ponte, che gli dei ti maledicano vecchio pazzo. Ti avevo detto che avrebbe cercato di raggiungerlo. Lo sapevi che sarebbe venuta, in questa  città di morti. Con quel maledetto che pare Zaitsev redivivo. Certo che lo ucciderò, io ed i miei uomini siamo qui per quello. Ma non posso farlo ora, non posso salvarla.”.
“C'è un solo dio” rispose automaticamente Aslan “e Muhammad è il suo profeta, non insultarmi con la tua eresia. Avevo messo due uomini di guardia ma lei è fuggita ed è venuta qui, l'ho seguita ma sono arrivato troppo tardi. Ora devo risolvere la situazione, se non  salvo mia figlia perderò la faccia davanti ai miei uomini. Devi aiutarmi.”.
“Vuoi che provi ad andare a prenderla?” gli chiese freddamente “Posso tentare oppure facciamo venire un mortaio e colpiamo la casa dove si nasconde lo sniper. Nel primo caso morirò, nel secondo sarà troppo tardi, quell'uomo non è stupido, non aspetterà ancora molto.”.
“Andresti vero?” fu l'astiosa risposta “Sei abbastanza pazzo da provare, ma non posso permettertelo, ti ucciderebbe ed io non avrei la mia vendetta.”.
“Ti importa solo di salvare il tuo onore ed il tuo comando,Aslan. Ma non preoccuparti ci penserò io a conservartelo. Dovrai solo fare quello che ti dirò, ma lei è comunque morta.”.
“Sei un bastardo ingrato, Akhmad.” la voce del comandante tremava per la rabbia “Ti ho allevato come un figlio, ho fatto di te un guerriero ed Allah mi è testimone che ti ho voluto bene. Aisha ti adorava da piccola, ti chiamava fratello ma avrebbe fatto meglio a chiamarti assassino e blasfemo.”.
“Sono quello che sono, vecchio.” fu la tagliente risposta “Sono quello che tu mi hai fatto diventare. Ora ascoltami bene: richiama la guardia e dì loro che mi hai nominato tuo successore, poi cerca di attraversare quel ponte per salvarla, io farò il resto.”.
“Capisco il tuo piano” rispose sommessamente Aslan “non c'è altro modo vero? Dovrò mettere la mia vita nelle tue mani e lei morirà.”.
L'espressione sul volto del guerriero si addolcì e la risposta fu venata d'amarezza:”Non posso fare altro, dammi mezz'ora di tempo e prima di attraversare fai sparare contro la facciata del palazzo dove si nasconde il cecchino. Dì alla tua guardia che io sono andato a cercarlo, sarà una storia plausibile.”.
Il vecchio annuì e lui si alzò girandosi verso l'uscita, fece alcuni passi e sentì la voce del comandante che gli domandava:”Anche a te succede? Tutti quelli che hai ucciso vengono a trovarti durante la notte, figlio mio?”.
Si fermò e rispose senza voltarsi:”No, io sogno solo musica, non credo nel libero arbitrio, per questo non ho rimorsi. Tornerò da te quando la vendetta sarà compiuta.”.
Uscì, fece cenno alle guardie di rientrare poi si diresse di buon passo verso la costruzione che gli faceva da casa. Non rispose allo sguardo interrogativo della ragazza e si preparò: decise di indossare una mimetica urban completa, stivaletti leggeri, passamontagna e guanti. Si spogliò velocemente  e mentre si stava per rivestire giunse la domanda: “Che cos'è?”. Capì che lei si riferiva al tatuaggio che portava sul corpo, un sinuoso serpente che gli avvolgeva il torso, partendo dalla base della colonna vertebrale ed aprendo la bocca zannuta proprio sotto il collo. Era rimasto stupito che lei non glielo avesse mai chiesto, strano lo facesse ora, comunque le rispose:”E' un irezumi, un tatuaggio che mi hanno fatto in Giappone, rappresenta una vipera, lo ha scelto il mio sensei, anni fa, in un altra vita. Ascolta, starò via per qualche giorno, se non dovessi tornare entro una settimana vai da Shamil, penserà lui a te.”. Lei annuì con una strana, quasi saggia, espressione e disse:”Vai a caccia di qualcuno, perchè?”. Lui non rispose subito, finì di vestirsi, si agganciò il cinturone a cui appese il ka-bar, una borraccia ed un piccolo marsupio. Si mise a tracolla una cartucciera con munizioni “triplozero” e “brennake”,  e prese la sua doppietta cal. 12 con le canne accorciate; non poteva competere con il cecchino a lunga distanza, doveva cercare uno scontro ravvicinato. Per la questione sul ponte gli serviva però un fucile più preciso, non era un gran tiratore ma sarebbe stato piuttosto vicino ai bersagli, non più di 200 m., non avrebbe sbagliato. In ogni caso aveva portato un Dragunov SVD con cui si era allenato durante la settimana, non pensava gli sarebbe servito per ciò che stava per fare, ma ora lo tolse dalla sua custodia e lo caricò con munizioni 7,62x54r, “full metal jacket”.
Era ormai pronto, sulla porta  si girò verso la ragazza e disse: “Vado ad uccidere l'assassino della mia sorellina.”.
Uscì e fu avvolto dal caldo, la temperatura stava aumentando, si diresse verso il ponte, senza fretta.
Senza esporsi al tiro dello sniper trovò una posizione quasi perfetta all' interno di una casupola il cui tetto era stato spazzato via assieme ad una delle pareti. Era protetto da tre lati ed una delle finestre si apriva in direzione del ponte, un centinaio di metri più in basso. Si sedette e sfilò il cannocchiale dal fucile, lo sporse con cautela appoggiandolo ad un davanzale sgretolato e guardò.
Per un attimo fu abbacinato dal scintillio del sole sull'acqua del grande fiume, poi spostò l'ottica ed inquadrò il ponte, continuò a muoverla lentamente ed infine la vide.
Aisha era sempre stata  una ragazza coraggiosa, la ricordava da bambina quando era andata da lui con un lungo taglio su una mano. Si era ferita con un coccio di vetro e, con un'espressione seria sul visino, gli aveva chiesto di medicarla senza farlo sapere al pàpa. Ricordava i suoi occhi scuri che lo guardavano, fiduciosi.
Anche adesso doveva aver resistito al dolore fin quando aveva potuto, vide che si era stretto un  pezzo di stoffa sopra la ginocchio spappolato dalla pallottola del cecchino, nel tentativo di fermare l'emorragia. Ma aveva lo stesso lasciato una lunga striscia rossa quando si era trascinata accanto al
cadavere del suo innamorato. Ora stava lì, sdraiata sulla schiena, respirava a fatica, probabilmente non riusciva più ad urlare.
Si sentì invadere da una fredda ira, se solo Aslan l'avesse fatta sorvegliare meglio le cose sarebbero andate diversamente. Lui aveva quasi finito di pianificare l'incursione, avrebbero prelevato quel povero bastardo innamorato e gliel' avrebbe portato, ma gli dei avevano deciso diversamente.
Rimontò il cannocchiale ed attese, ormai non doveva mancare molto al tentativo del vecchio comandante.
Appena sentì i primi spari dei kalasnikov appoggiò lentamente il fucile di precisione al davanzale, inquadrò l'estremità del ponte e svuotò la mente da ogni pensiero.
Improvvisamente da dietro ad un cumulo di macerie apparve il comandante che cominciò a correre disperatamente verso il ponte.
Akhmad piazzò il primo proiettile  nel polpaccio destro di Aslan, facendolo stramazzare al suolo, spostò la mira, rapidissimo, e la seconda pallottola colpì Aisha  appena sopra il sopracciglio sinistro, poi si buttò al riparo mentre un paio di colpi dello sniper attraversavano la finestra.
'E' dannatamente bravo' pensò 'mi ha subito individuato, sarà una bella caccia.'.
postato da: Valberici alle ore 30/04/2008 18:00 | Permalink | commenti (5)
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martedì, 29 aprile 2008
io e mio figlio ci facciamo una frittata con un uovo prodotto da un uccello simile a quello che ha nidificato da Francesco

Secondo me uno dovrebbe bastare


100_3550
postato da: Valberici alle ore 29/04/2008 21:23 | Permalink | commenti (41)
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lunedì, 28 aprile 2008
'sto libro

100_3507Dunque, cominciamo con una approfondita analisi del testo.
Prendiamo in esame la costruzione del periodo valutando e comparando l'incidenza di subordinate e coordinate. Naturalmente sia l'ipotassi che la paratassi dovranno essere considerate in relazione alla ricchezza lessicale del testo, onde permettere un'attenta disamina del logos. Questo per non instaurare a priori una preminenza interpretativa a favore dell' ethos. Dividiamo dunque il testo in sequenze lineari al fine di..........

Ahahahah   Non credevate mica che facevo sul serio eh?

Ormai dovreste sapere che qui si "sproloquia", ciò vuol dire che si fa tutto "sul momento",  con il minimo sforzo e "secondo come gira" al proprietario del blog...cioè me medesimo.
Per questa ragione partirò da una rece' già fatta da Mirtilla.
I miei avvocati mi hanno assicurato che, mancando qualsiasi disclaimer in merito ai diritti d'autore, il suo blog può essere tranquillamente scopiazzato...come il mio del resto.

Ok, cominciamo:

"Il secondo volume l'ho atteso molto e, stavolta, non posso affatto parlare di delusione. Non sarà il libro della vita, come ho avuto modo di dire anche in altre recensioni di altri libri, ma il Sigillo non lascia indifferenti. Vuoi per i molti temi trattati, vuoi per la freschezza stilistica, vuoi per l'intreccio accurato della trama..........Il Sigillo del Triadema è un libro molto più maturo e complesso "

Su questo sono d'accordo. Anch'io non sono rimasto deluso, anzi. Devo dire che il libro ha corrisposto in pieno alle mie aspettative, del resto ero certo che Francesco non mi avrebbe deluso

"L'dea che mi è piaciuta di più di tutto il libro è il concetto dell'Assenza, un'entità che va ben oltre il Bene e il Male e che sta sopra, e contemporaneamente oltre, tutte e due .........Altro punto di forza, a mio parere migliore rispetto al libro precedente, sono i dialoghi e la caratterizzazione dei personaggi. Lo stile è più maturo, meno semplicistico e anche meno referenziale"

Anche in questo caso quoto.

"C'è ancora qualcosa che nn mi convince del tutto, che mi fa esprimere soddisfazione ma non totale appagamento. Innanzi tutto la costante vena educativo-didascalica di tutto il libro."

Qui dissento. L'ethos non mi ha mai infastidito in un libro, però, come del resto dice anche Mirtilla, qui si tratta di gusti personali.

"Altra nota, che si accorda con la precedente, è lo stile a volte mooooolto cartoon, nella descrizione di alcune scene"

Qui invece concordo. Sempre di gusti personali si tratta, però avrei preferito meno "sbarluccichii".

"Ho avuto l'impressione che nel desiderio di dimostrare la sua crescita autoriale Falconi abbia smontato pezzo per pezzo quello che aveva ricostruito condendo il tutto con un finale davvero ad effetto che quasi stordisce."

In questo non ci vedo nulla di male.

Potrei concludere qui ma, per non sembrare troppo pigro, aggiungo un paio di considerazioni.

La prima è che credo Francesco se la cavi molto bene col fantastico, mi spingerei anche a dire che mi piacerebbe vederlo impegnato nel genere fantascientifico.

La seconda è che, per tutto il tempo in cui leggevo, ho avuto l'impressione che si fosse "trattenuto".
Come se avesse sempre un occhio al necessario pathos da inserire nella  storia, ed un occhio al target di lettori a cui il libro si sarebbe rivolto.
Per dirla in parole semplici: penso che Francesco sia un autore che dà il meglio di sè quando il sangue scorre

Concludo dicendo che se dovessi assegnare al libro un voto sarebbe sicuramente un bel 8. E considerate che a Stroud dò un 8/9.

E dopo quest'ultima affermazione, che dimostra tutta la mia presunzione, aggiungo ancora una frase rubata a Mirtilla.

"Comunque sia, leggete e vedrete. Mai fidarsi solo dei commenti altrui, no?".

p.s.: speriamo che Mirtilla non mi denunci,,,non son mica troppo sicuro di quella cosa riguardo ai diritti d'autore

postato da: Valberici alle ore 28/04/2008 21:54 | Permalink | commenti (18)
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lunedì, 28 aprile 2008
Dopo la pioggia
l'azzurro dei tuoi occhi
lassù nel cielo
postato da: Valberici alle ore 28/04/2008 00:45 | Permalink | commenti (20)
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domenica, 27 aprile 2008
Keep all the roses, I'm not dead
I left a thorn under your bed

I'm never gone

Go tell the world I'm still around
I didn't fly, I'm coming down
you are the wind, the only sound

Whisper to my heart
when hope is torn apart
and no one can save you

I walk alone
Every step I take
I walk alone

My winter storm
Holding me awake
It's never gone
When I walk alone

Go back to sleep forever more
Far from your fools and lock the door
They're all around and they'll make sure

You don't have to see
What I turned out to be
no one can help you

I walk alone
Every step I take
I walk alone

My winter storm
Holding me awake
It's never gone
When I walk alone

waiting up in heaven
I was never far from you
Spinning down I felt your every move

I walk alone
Every step I take
I walk alone

My winter storm
Holding me awake
It's never gone
When I walk alone


postato da: Valberici alle ore 27/04/2008 21:08 | Permalink | commenti (16)
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sabato, 26 aprile 2008
ecco il "coccodrillo" di Cabo.

Ci ha lasciati dopo infiniti tormenti (nostri non suoi), una ragazza di cui potremmo... elencare centinaia...ehm...decine...dunque vediamo...alcune...anzi una sola grande qualità:

era una motociclista.


Detto questo avremmo anche detto tutto ma come non ricordare anche la sua passione per la lingua latina?
Ed infatti...a ben pensarci...non me la ricordo affatto.

Ma passiamo agli amici che la ricordano con affetto...come non citare...aspè...ma porc....possibile che non ce ne sia....ah sì...dicevo...come non citare il concessionario della Ducati che le vendette la sua ultima moto.

E veniamo alla sua famiglia, distrutta dal dolore per la sua scomparsa (colgo l'occasione per segnalarvi che la fest...cioè la veglia funebre si terrà da mezzanotte in avanti. Io porto la grappa a voi lettori il compito di provvedere a cibo e musica), che la ricorda con imperituro affetto (ah, Cris, ricordati di telefonare al dj per la commemorazione di stanotte).

Concludo dicendo che noi tutti la porteremo per sempre nei nostri cuori, che mai modello di moto fu più bello....cioè...ufff che fatica....che mai ragazza fu più bella e simpatica.


tombstone
postato da: Valberici alle ore 26/04/2008 14:41 | Permalink | commenti (29)
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venerdì, 25 aprile 2008
una catena, in verità non mi dispiacciono.
Questa arriva da ViolaDK : devo dire sei cose che mi piace fare e perchè:

1) ascoltare musica...perchè mi piace la matematica, anche se in passato mi ha causato qualche problema.

2) leggere...perchè così posso evadere dalla  realtà.

3)  scrivere...perchè così posso creare una mia realtà.

4) il gelato...perchè è buono.

5) conversare...perchè se  si parla solo con se stessi si finisce per credere di aver sempre ragione.

6) passare  l'aspirapolvere...è una delle cose più rilassanti che io conosca.

Come al solito chiudo qui la catena senza passarla ad altri...ma se qualcuno/a vuol farla si accomodi pure

Ed ora scelgo la lettura notturna...dedicandola al futuro presidente del consiglio dei ministri.

100_3544
postato da: Valberici alle ore 25/04/2008 21:09 | Permalink | commenti (47)
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mercoledì, 23 aprile 2008
che il mio blog ha compiuto un anno.

Quindi, miei cari lettori, direi che possiamo festeggiare





postato da: Valberici alle ore 23/04/2008 21:22 | Permalink | commenti (51)
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martedì, 22 aprile 2008
un bel libro

100_3543
mi bevo un po' di

100_3539

e poi vado sul blog di Naeel a rispondere alle sue domande.

p.s.: se indovinate cosa sto bevendo ve ne offro un pochino.

Addendum: vi dò un aiutino

100_3537
postato da: Valberici alle ore 22/04/2008 20:39 | Permalink | commenti (68)
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lunedì, 21 aprile 2008
non quelli televisivi, ma bensì quelli che amava comporre un certo Bach.
Però prima vorrei dirvi due o tre cose riguardo alle scale musicali.
Purtroppo comincio col farvi notare una limitazione del nostro udito: suoni con frequenze che differiscono minimamente vengono percepiti come uguali.
Per fare un esempio un do a 520 vibrazioni(al secondo) ci appare identico ad un do a 523 vibrazioni.
E' certo un grave limite ma può comunque essere superato, basta mettersi d'accordo per non usare frequenze simili; la musica occidentale ha deciso di non scendere al di sotto del “semitono” (16/15).
Ora vi dico che ogni suono di frequenza doppia (o multipla) di un altro è percepito così somigliante da apparire quasi lo stesso suono; mentre tutti i suoni compresi tra questi due sono percepiti diversi tra loro, e si dicono “compresi nell'ottava”.
La scala è il modo di scegliere e disporre i suoni nell'ambito dell'ottava ovvero dei due estremi simili.
Quello che distingue una scala da un'altra sono gli intervalli fra le  note che la formano.
Abbiamo una scala “esacordale” quando i suoni nell'ambito dell'ottava sono sei.
Abbiamo invece una scala “cromatica” quando i suoni sono dodici.
Gli intervalli possono essere diversi tra loro. Se prendiamo la scala maggiormente usata nella musica occidentale, cioè la scala diatonica maggiore, vediamo che i suoni scelti sono sette e, prendendo ad es. come punto di partenza la frequenza 520 (do), abbiamo una cosa di questo tipo:


520(do) – 584(re) – 655(mi) –  694(fa) - 779(sol) – 874(la) – 982(si) – 1040(do)

I suoni si susseguono seguendo una progressione geometrica (se siete interessati possiamo calcolare la ragione) che ci permette di costruire questa sequenza partendo da una qualsiasi frequenza.
Ovviamente, per convenzione, i musicisti scelgono la stessa “frequenza base”, altrimenti ogni strumento sarebbe intonato in maniera diversa e sarebbe piuttosto stressante ascoltare un'orchestra sinfonica.
Se durante un'esecuzione si “stona”, significa che non abbiamo rispettato la progressione geometrica.
Ad es. se con un violino “faccio” un do a 520 e poi la nota successiva a 570 invece di 584, produco una stonatura, nello specifico si dice che sto “calando”, ed il pubblico mi omaggerà con un nutrito lancio di ortaggi.

E per ora, ammesso che qualcuno abbia letto fin qui, mi fermo.
Alla prossima puntata parlerò della  scala diatonica minore (che poi, per essere precisi, si dovrebbe  chiamare “di modo minore” ).
postato da: Valberici alle ore 21/04/2008 16:41 | Permalink | commenti (106)
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