giovedì, 31 luglio 2008
un po' del mio racconto.
Per i coraggiosi che lo leggeranno un piccolo avvertimento: la prima parte è piuttosto "mielosa" ma alla fine "scorre il sangue e si spargono le viscere". 
C'è anche una citazione tratta da un capolavoro, vediamo se qualcuno indovina il titolo del fumetto
.

Lysa guardò stupita Raphael poi rivolse di nuovo la sua attenzione all’ oloimmagine.
“E’ una lunga storia.” disse Eloise con voce pacata “Cercherò di raccontartela brevemente, tra poco i tranquillanti cominceranno a perdere efficacia e dovrai essere di nuovo sedata.”.
”Voi mi avete ingannata!” urlò Lysa “Mi avete usata! E non pensate che io vi creda. E’ tutta una mascherata. Voi non potete essere una donna morta più di cinque secoli fa. Forse posso credere che un arkangel, ma voi…”.
“Calmati,  ascoltala e capirai” le disse Raphael appoggiandole una mano sulla spalla. Lei tacque e si limitò a lanciare occhiate di furioso sdegno.
“Quando la guerra finì” proseguì la donna con calma “ mi resi conto che l’umanità rischiava di essere dominata da una tirannia. L’improvvisa unificazione di tutte le nazioni e l’energia controllata dagli scienziati avrebbe fatalmente portato ad una oligarchia. Tutti i modelli previsionali che elaborai indicavano che l’uomo non avrebbe potuto evolversi. Sarebbe fatalmente andato incontro all’ estinzione. Allora io e Raphael siamo ricorsi alla mia ultima invenzione: la macchina del tempo.”.
“Non è possibile viaggiare nel tempo!” la interruppe la ragazza.
“Non si può tornare indietro ma si può andare avanti” la corresse Eloise. Ora il suo sguardo si era fatto ancor più determinato mentre i ricordi affluivano nei suoi pensieri.
“E’ possibile trasmettere le ‘informazioni’ dei nostri corpi e ricostruirli in un probabile futuro. Esso diventerà reale nel momento stesso in cui si viene reintegrati e lo si osserva.
Ma lasciamo stare, per ora, la teoria. Quello che conta è che avevo ragione. L’umanità è sotto il dominio di un tiranno: Rouke. Egli governa usando la scienza e la religione, ma le tue scoperte possono distruggerlo. Ecco perchè ti dobbiamo proteggere. Per la prima volta esiste qualcuno la cui mente è simile a quella del santo Riemann e questo qualcuno sei tu.”.
Lysa cominciò a tremare violentemente, cercò di parlare ma dalle labbra le uscì solo un confuso borbottio. L’arkangel le appoggiò sul collo una pneumosiriga e le iniettò un cocktail di tranquillanti. La prese tra le braccia mentre sprofondava nell’ incoscienza e l’adagiò. Si assicurò che respirasse normalmente e controllò i suoi parametri vitali con un  medisensor. Diede un ultima, lunga occhiata alla ragazza ed uscì dalla stanzetta mentre la parete si richiudeva alle sue spalle. Si sedette ad un  tavolo e posò il trasmettitore che aveva preso con sé.
Guardò l’immagine di Eloise che si stabilizzava e disse: “Pensi che crederà alla storia del tiranno? E’ molto intelligente e potrebbe arrivare alla verità prima di quanto pensiamo. Presto si accorgerà che chi ha creato una macchina del tempo, doveva essere a conoscenza di ciò che lei crede di essere stata la prima a scoprire.”.
Lei lo guardò  con durezza: “E’ necessario che lei non sappia ancora la verità. Ora dovrà addestrarsi per riuscire a controllare il suo nuovo corpo. Non avrà molto tempo per pensare e ci sarai tu per distrarla e fugare i suoi dubbi.”.
Raphael rimase in silenzio per un lungo momento poi sussurrò un nome: “Joshua”.
“Sì, ho saputo che Arakne lo ha trovato.” rispose lei, la determinazione nella sua voce sostituita da qualcos’altro, forse rimpianto “A differenza di noi è vissuto per più di cinque secoli. Probabilmente è diventato molto potente, era divorato dal desiderio di vendetta. Potrebbe addirittura essere impazzito, nessun umano è mai vissuto tanto a lungo. Dovrai stare molto attento.”.
L’arkangel esibì un sorriso malinconico:  “Io l’ho crudelmente mutilato, gli ho inflitto un’eterna sofferenza e gli ho tolto la donna che amava. Quando ci incontreremo sarà lui che meriterà la vittoria.”.
“No!” fu la secca risposta “ Sono io che l’ho lasciato, io ho scelto di amarti. Se c’è una colpa allora è la mia colpa. Quando scoprirà che io non sono morta il suo odio si rivolgerà verso di me.”.
“Ah, Eloise,” la interruppe con tono appassionato “cessiamo di combattere. Vieni con me, ci troveremo un posto tranquillo. Dimentichiamoci del destino dell’ umanità. Guardati,  stai invecchiando, tra poche decine di anni morirai. Che ne sarà di me allora?.”. Lei gli sorrise teneramente:” Capisco, sono già troppo anziana per te.”.
Una lacrima scese sulla guancia di Raphael: “ Sei bella come il primo giorno in cui ti vidi. Ed io ti amo così come allora. Ma ora sento che ci stiamo avvicinando allo scontro finale e temo per te. Io non sono più quello che ero in passato, non voglio più uccidere,  non voglio più combattere. Il nostro amore mi ha cambiato, Eloise, temo di essere debole e di non poterti più difendere”.
Eloise allungò una  mano quasi potesse toccarlo: “Non essere triste, ho compiuto la mia scelta  molto tempo fa e non ne sono pentita. Proteggiamo la  ragazza fino a quando non si compirà il suo destino. Dopo lascerò che lei conduca la sua lotta  ed io ti seguirò, ovunque tu vorrai, te lo prometto amore mio.”.

Arakne cercò di ricordare quando erano stati  distrutti gli arkangel. La risposta  che le salì alla mente la fece esclamare: “Ma se tu hai combattuto con Raphael devi avere più  di cinque secoli!”.
“597 anni per essere precisi” le disse Joshua mentre si dirigeva verso uno dei grandi armadi metallici, lo apriva e si rinchiudeva al suo interno.
La sua voce continuò a sentirsi anche se attuttita: “Eloise, quando mi ha  ricostruito, mi ha reso in qualche modo simile ad un arkangel. Ha usato delle nanomacchine che continuano a ricreare i miei tessuti. Le protesi invece le ho cambiate e migliorate io stesso. Solo gli occhi sono ancora quelli che mi donò lei.”.
Uscì da quello che forse non era proprio un armadio e l’inquisitrice si stupì per l’ennesima volta. Il suo aspetto era completamente cambiato. Ora davanti a  lei stava un  ragazzo ventenne, dai folti capelli arruffati e l’espressione che ha generalmente chi passa il suo tempo sui libri: timida e sognante. Indossava l’uniforme da universitario: tunica blu e pantaloni dello stesso colore, sul braccio aveva un mantello.
Joshua proruppe in una strana risata, quasi folle: “A volte non ricordo nemmeno più qual’era il mio vero aspetto.”.
“Ora tu mi aspetterai qui” continuò in modo serio “Io andrò ad  indagare e cercherò di scoprire dove si nasconde Raphael. Naturalmente non cercherò di affrontarlo, non sono, non siamo ancora pronti.”.
Si diresse verso una parete dove si aprì una porta. Prima di uscire si girò verso la stupefatta Arakne e disse: “Tu intanto ambientati, dev’esserci anche del cibo, da qualche parte. Dai anche un occhiata al funzionamento dell’armatura, trovi la descrizione nel computer.”. Prima che la ragazza potesse replicare se ne andò.
Decise di percorrere uno dei corridoi che lo avrebbe portato in uno stretto vicolo, a pochi isolati dallo strip-bar dove gli assassini avevano individuato la ragazza.
Appena fu all’ esterno indossò il lungo mantello, avrebbe  celato la  sua uniforme ma non del tutto. Pensava che così lo avrebbero scambiato per un ragazzo ricco che cercava   un po’ di trasgressione. Quando arrivò al locale vide che mancava ancora più di un’ora all’apertura. Non se ne preoccupò, spinse con decisione la porta e la serratura saltò con un sordo rumore.
Entrò nel locale ancora in penombra e si guardò intorno. Vide che al bar c’erano tre uomini che conversavano animatamente, quello dietro al bancone alzò lo sguardo e gridò:“Ehi, guarda che siamo ancora chiusi!”. Non ci fece caso e si diresse verso di loro, in silenzio.
Il barman scrutò ben bene l’individuo appena entrato, dopo quello che era  successo un paio di sere addietro si era fatto cauto. Stavolta si convinse che si trattava davvero di uno studente inoffensivo, bastava guardarlo in viso. Si decise:”Cazzo! Ma non sai leggere il cartello? Dice che siamo chiusi. Vattene stronzetto e torna più tardi.”.
Joshua continuò ad avanzare e si sedette su uno degli sgabelli, accanto ad uno dei due uomini, piuttosto grossi, probabilmente buttafuori. Studiò il viso del più vicino, attraversato da una vecchia cicatrice, sorrise, distolse lo sguardo e chiese: “Vorrei solo chiedervi un paio di informazioni”.
Il barman si scocciò: ”Sei stupido? O sei sordo? Ho detto che siamo chiusi. Esci ora con le tue gambe altrimenti dico hai ragazzi di sbatterti fuori.”. Poi vide gli occhi del ragazzo cambiare colore e si spaventò: “Ragazzi, buttatelo fuori, buttate fuori ‘sto stronzo!”. L’uomo sfregiato l’afferrò per un braccio e cercò  di strattonarlo. Joshua lo guardò divertito:”Certo che al giorno d’oggi non esiste più l’educazione.”.
Il buttafuori sgranò gli occhi quando si accorse che non riusciva a spostare quel tipo di un solo millimetro. Si girò verso il suo collega gridando: ”Jeb! Fai attenzione non è…”.
Qualcosa gli tagliò la gola e la sua voce si spense in un gorgoglio. Il sangue schizzò sul bancone e il barista emise uno squittio spaventato. Jeb cercò di estrarre una pistola ma poi rinunciò, aveva bisogno di tutte due le mani per trattenere i visceri che gli uscivano dall’ addome squarciato. Aprì la bocca per urlare ma una lama lo colse sotto il mento e gliela richiuse, aprendosi la strada fino al cervello.
Cadde a terra, scalciò un paio di volte e poi si immobilizzò.
Joshua si appoggiò al bancone e fissò l’uomo rimasto vivo: “Ora vorrei che tu rispondessi ad un paio di domande.”.
Il barman credette di stare per svenire. Quello che l’aveva terrorizzato non era stata la morte dei due buttafuori. Era in quel giro da molto tempo e ne aveva viste tante: regolamenti di conti, pazzi scatenati, bande rivali. No, quello che lo aveva spaventato a morte era quello che era certo di aver visto. Quel tipo non aveva impugnato un coltello. Era stata la sua mano che si era trasformata in una lama.
Cercò  di parlare ma non ci riuscì. Improvvisamente si trovò l’assassino di fianco, doveva aver scavalcato il bancone, così veloce che non l’aveva nemmeno visto.
Joshua prese una bottiglia di vodka e ne versò un po’ in un bicchiere che porse al barista: “Bevi.”. Aspettò che finisse, il liquore gli sfuggì in parte lungo il mento. Gli riprese il   bicchiere dalla mano tremante e glielo riempì nuovamente. Attese che terminasse la seconda bevuta poi gli appoggiò una mano sulla spalla: “Ora risponderai alle mie domande, vero?.”

Ailyn entrò dal retro, si cambiò negli spogliatoi indossando la sua esigua uniforme. Tra poco avrebbe cominciato a servire ed intrattenere i primi clienti. Più tardi sarebbero arrivate le altre ragazze e la nottata sarebbe entrata nel vivo.
Sospirò, era stanca di quel lavoro, ma la pagavano bene e lei aveva una figlia da mantenere. Avrebbe stretto i denti e continuato, magari un giorno sarebbe arrivato un uomo che si sarebbe innamorata di lei e l’avrebbe sposata. Rise tra sé pensando all’ improbabilità di un tale evento ed entrò nel locale usando la porticina di fianco al bar.
Si accorse che stava calpestando qualcosa di appiccicoso e imprecò sottovoce. Probabilmente qualcuno aveva già vomitato ed a quest’ora sarebbe toccato a lei ripulire.
Guardò meglio e vide che stava calpestando qualcosa che aveva uno strano colore iridescente. Non capì subito, pensò a del lattex bagnato, forse un attrezzo di scena.
Alzò un po’ lo sguardo e vide che quel qualcosa fuoriusciva dal ventre di un uomo steso a terra. Rialzò la testa di scatto quando comprese che stava guardando l’intestino di un uomo. Sul bancone la testa di Jeb la fissò con gli occhi sgranati. Aprì la bocca per gridare, annaspò e riuscì solo a produrre un suono rauco.
“Ti chiami Ailyn, giusto?” le disse Joshua.
La donna lo guardò, era appoggiato al bancone, dall’altra parte vide il barman inchiodato al muro, una  sbarra di ferro lo trapassava.
Ailyn sentì un liquido caldo che le colava lungo le gambe tremanti,
Joshua vide la pozza di urina allargarsi ai piedi della cameriera e se ne dispiaque. Non aveva intenzione di spaventarla e fu con voce triste che le disse: ”Mi dispiace infinitamente, a volte mi dimentico che la morte può sembrare spaventosa. Ma ti assicuro che non hanno sofferto  più del necessario. Ho solo fatto un po’ di messinscena  per la polizia, così penseranno ad un regolamento di conti tra bande rivali.”.
Si avvicinò alla donna quando capì che stava per svenire, la sorresse e la prese in braccio.
La  portò fino ad un piccolo divano e la depositò, allontanandosi di un paio di passi.
“Sai,” le disse con voce tranquilla “molto tempo fa ho letto un bellissimo poema epico. La protagonista era la Morte e suo fratello Sogno. Mi ricordo alcuni versi:
<<La Morte è oggi al mio cospetto: come il sollievo per l'ammalato, come un giardino in fiore dopo la malattia.>>
<<La Morte è oggi al mio cospetto: come effluvio di mirra, come una vela mossa da un buon vento>>
<<La Morte è oggi al mio cospetto: come il corso d'un ruscello, come un uomo che torna a casa dalla galea>>>
<<La Morte è oggi al mio cospetto: come la dimora tanto agognata dopo anni di prigionia.>> .
Fu allora che compresi che non bisogna aver paura di morire.”.
Ailyn lo guardò, stupita dalla bellezza di quei versi. Stranamente la paura gli stava passando. Ora si vergognava di essersi bagnata.
L’ uomo sembrò intuirlo perchè le disse: “Non preoccuparti. Durante la  battaglia di Amarath mi feci addosso ben di peggio quando i nemici attaccarono in massa il mio caccia interstellare.”. Sorrise e continuò: “Ma mi sono dimenticato di presentarmi. Mi chiamo Joshua e sto cercando l’assassino di mia moglie. Dopo che ti sarai cambiata mi dovresti accompagnare a  casa di un uomo che si fa chiamare Gosh.”
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mercoledì, 30 luglio 2008
ci sono la bellezza di 27 C°....nonostante il mio ultimo acquisto

100_4042pagato ben 9 euro

Penso sia giunta l'ora di passare le nottate all'aria aperta.
Fuori spira un fresco venticello e ci sono solo 24 C°.
Quindi ora "accendo" il wireless e mi trasferisco.

Appena mi sarò sistemato credo che mi rileggerò un post lungo .
E mediterò un pò su questo post corto.
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martedì, 29 luglio 2008
aggiornato l'ipod alla 2.0, lottato con un commerciale della tim, chiesto un preventivo per un impianto satellitare bidirezionale, acquistato due sacchetti da 5 kg di riso, lette tre interessanti recensioni filmesche ( 1 2 3 ), pappato tre gelati, bevuti 8 caffè, scolato un paio di birre, divorata un'abbondante cena...ho deciso di rilassarmi un po' in compagnia della mia sterminatrice di vampiri preferita...che non è Buffy


100_4039
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lunedì, 28 luglio 2008
ed in questo caso non c'è niente di meglio che starsene fuori,  assaporare la brezza notturna e  scrivere.

Si trascinò verso il tavolo e riuscì a  sollevarsi aggrappandosi al bordo. Continuava ad avere le vertigini ma ora riusciva a  stare in piedi, anche se doveva  appoggiarsi ad una  sedia. Mentre aspettava ripensò a quanto era  appena successo. Probabilmente la  droga aveva rallentato i suoi movimenti, aveva comunque l’impressione che Joshua si fosse mosso con grande rapidità. Nessun uomo poteva raggiungere una simile velocità ed anche i suoi occhi cangianti erano innaturali. Rifletté anche sull’accordo che l’assassino diceva di avere con il suo mentore. Forse le notizie che aveva trovato in quel vecchio archivio non erano state un colpo di fortuna. Se qualcuno aveva fatto in modo che lei sapesse dell’assassino, ebbene quel qualcuno non poteva che essere Rouke. Si sentì manovrata e una fredda rabbia la pervase. Decise che avrebbe portato a termine l’incarico e poi avrebbe chiesto spiegazioni, se fosse sopravvissuta.
La  porta si aprì di schianto e Joshua entrò dicendo: “Vieni ragazza, dobbiamo sbrigarci. Appena ci saremo alzati in volo ti darò le coordinate.”.
Lei lo segui, un po’ barcollante, salirono sull’aleiottero e decollarono.
Appena presero quota furono sorpassati da alcuni veloraptor della polizia urbana.
L’assassino pronunciò un paio di coordinate e Arakne virò accelerando. Sapeva che gli agenti l’avrebbero ignorata, il transponder del suo veicolo li identificava come appartenenti all’ Inquisizione, molto al di là della portata dei funzionari cittadini.
Decise comunque di controllare il perché della loro presenza. Si sintonizzò sul flusso dati urbano e rabbrividì involontariamente. L’ hud le mostrò le immagini di un doppio omicidio, probabilmente a scopo di rapina, due vittime: Juan Jmenez, proprietario di uno spaccio alimentare, e una ragazzina non ancora  identificata.
“Un Supremo Inquisitore non dovrebbe rabbrividire per un paio di morti” le disse l’uomo con voce piatta.
“L Inquisizione non uccide ma converte” replicò la donna. Ma si rese conto subito che la sua era solo una frase fatta. Da quando era  al comando c’erano stati molti “incidenti”. La risata dell’assassino l’irritò: “Non uccidiamo mai bambini. Loro possono sempre essere  convertiti.”.
La voce dell’ uomo si fece tagliente: “Noi siamo i malvagi, ragazza. Se vinceremo sarà perché saremo più spietati del nostro nemico, ricordalo.”.
“Era davvero tua nipote, vecchio?”.
“No, l’ho raccolta  per la strada, l’avevano abbandonata appena nata.”.
Rimasero in silenzio fino all’atterraggio davanti ad un vecchio magazzino. L’ uomo si diresse verso il  muro dell’edificio, seguito dall’ inquisitrice. Appoggiò una mano sulla parete e dopo qualche secondo si aprì una piccola porta accuratamente mimetizzata.
Entrarono ed il buio più completo li avvolse dopo che l’apertura si fu richiusa.
Improvvisamente luci abbaglianti si accesero e Arakne socchiuse gli occhi, momentaneamente accecata. Quando riuscì a mettere a fuoco vide che Joshua era al centro di una grande stanza vuota e le faceva cenno di avvicinarsi, impaziente.
Sentì l’irritazione crescere nuovamente mentre gli si accostava. Lui allungò un braccio di scatto passandoglielo attorno alla vita e tirandola  verso di se, quasi abbracciandola.
Fece per protestare ma  le parole le morirono in gola, le luci si spensero e, dopo un paio di rumori metallici, le parve di precipitare. Trattenne il fiato, ancora  una volta assalita dalla paura. “Tranquilla” le sussurrò l’assassino, divertito “non intendo approfittare di te. Ci troviamo su una cabina discensionale.”. Un boato li scosse e l’uomo continuò a voce più alta: “Un paio di cariche esplosive per sigillare l’entrata. Credo che l’Inquisizione abbia perso uno dei suoi aleiotteri.”.
In quel momento una luce fioca illuminò la piccola cabina in cui si trovavano. Arakne si accorse che l’uomo continuava a stringerla, lo guardò  negli occhi e  si accorse che ora le sue pupille erano verdi.
“Sono occhi bionici” le disse Joshua “Li ha creati mia moglie. Hanno molti vantaggi ma il colore pare cambi secondo il mio umore. Evidentemente il collegamento col nervo ottico presenta qualche problema.”.
“Potresti tornare da lei e farti dare un’aggiustatina” replicò sarcastica.
“E’ morta” fu la risposta a cui seguì il silenzio fino a quando la cabina non si fermò.
Una parete si aprì  rivelando una grande sala illuminata a giorno.
Arakne notò grandi tavoli, ingombri di strane apparecchiature. Lungo le pareti vide degli enormi armadi metallici e quattro grandi vasche trasparenti. Osservò che erano colme di un liquido verdastro e le sembrò che al loro interno galleggiassero figure umane.
“Dove siamo?” chiese seccamente.
“Siamo ai livelli inferiori di Sanctuary. Ci occorrono armi ed informazioni, qui troveremo le prime, le seconde me le darai tu.”.
L’inquisitrice si stupì, aveva creduto che l’uomo volesse condurre la caccia da solo, era pronta ad insistere. Sembrò quasi che lui le leggesse nella mente: “Dovrò combattere con un essere potente e spietato, sarei uno stupido se non cercassi tutto l’aiuto possibile. Se servirà ti chiederò di mobilitare anche tutti i tuoi inquisitori e non dubito che Rouke mi concederebbe anche l’uso dei soldati. Ma credo che nello scontro sarebbero meno che inutili. Ora ci accomodiamo a quel tavolo e tu mi dici e mi fai vedere tutto quello che sai sull’arkangel.”.
Si sistemarono davanti ad un media-computer, Arakne estrasse un cristallo di memoria e lo inserì nel lettore. Joshua assistette all’ uccisione dei due killer rivedendola più volte e fermando l’immagine su Lysa. Rimase in silenzio a riflettere per un po’ di tempo, poi interrogò l’inquisitrice facendosi ripetere cosa le aveva detto Rouke e chiedendole informazioni sulla ragazza. L’assassino pareva avere tutto il tempo del mondo, la fretta sembrava svanita e Arakne ebbe l’impressione di trovarsi davanti ad un vecchio insegnante, paziente e curioso.
Alla fine parlo con voce calma: “Per prima cosa devi indossare un’armatura. All’inizio non sarà una cosa piacevole, dovrà adattarsi al tuo corpo ed interagire col tuo sistema nervoso.”. Notò l’espressione contrariata della ragazza e si interruppe invitandola con lo sguardo a parlare.
“Io ho già una battledress, non credo che tu abbia qualcosa di meglio, vecchio.”.
Lui sorrise: “L’ ultima volta che ho combattuto con Raphael indossavo un esoscheletro blindato MdkVII. Nemmeno ti immagini quanto fosse più potente e protettivo rispetto alla tua ridicola battledress di cartone.” Arakne fece per protestare ma lui continuò dicendo: “Voglio mostrarti una paio di cose.”.
Cominciò a spogliarsi, l’inquisitrice si chiese se per caso non le volesse far vedere qualche orrenda cicatrice. Quando Joshua rimase solo con specie di calzoncini corti notò  che il suo corpo era quello di un giovane, senza alcuna  cicatrice.
Lo guardò perplessa poi dovette soffocare un conato di vomito quando lui cominciò a sfilarsi la pelle delle braccia rivelando un paio di arti metallici.
Fece lo stesso con l’ epidermide delle gambe.
“La faccia  me l’hanno ricostruita” le disse con voce  piatta “Anche il torace ha dovuto subire un intervento plastico e qualche organo interno è stato sostituito.”.
L’inquisitrice rimase in silenzio, improvvisamente consapevole della quantità di dolore  che quell’ uomo aveva  dovuto sopportare.
“Ora voglio che tu veda un arkangel in tenuta da battaglia. Nella sua armatura di bioacciaio”. Accese un oloproiettore e davanti alla donna comparve un incubo.
L’essere sembrava assorbire la luce e la maschera che gli copriva il volto era l’essenza stessa della crudeltà. Due coppie di immense ali neri si aprivano sul suo dorso. Nelle mani aveva una lunga asta che terminava con una specie di tridente.
“Molto diverso da un bel ragazzo dai capelli scuri, vero?” le chiese Joshua e, senza attendere la risposta, continuò: “E non ebbe nemmeno il buongusto di finirmi. Si limitò a cavarmi gli occhi ed a strapparmi braccia e gambe. Naturalmente cauterizzò le ferite perchè non morissi troppo in fretta.”.
Arakne balbettò: “Ma, come hai fatto a sopravvivere?”.
L’assassino sorrise amaramente: “Mia moglie mi trovò, quasi morto. Riuscì a portarmi ad una  vasca rigeneratrice, poi mi ricostruì, pezzo dopo pezzo.”.
“Tua moglie doveva essere una persona eccezionale” sussurrò l’inquisitrice.
Joshua assentì: “Si, Eloise era straordinaria.”.
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lunedì, 28 luglio 2008
escogitato da Fab, che ringrazio per l'"omaggio", continuo l' urban-fantasy.

Il Venerabile Primo Matematico Mons. Rouke fece un cenno al suo Supremo  Inquisitore, invitandola ad avvicinarsi.
Per un lungo istante rimase in silenzio riflettendo se non fosse troppo giovane per il compito che intendeva assegnarle. Il Gran Consiglio era stato fortemente avverso alla sua nomina, alcuni vecchi Maestri Matematici erano rimasti egualmente contrariati dalla sua età e dal suo sesso. Quando la scelse aveva 28 anni e nei due da allora trascorsi non lo aveva mai deluso. Era sempre stata efficiente e determinata nell’ estirpare qualunque eresia, vera o presunta che fosse.
Rouke le rivolse una lunga occhiata indagatrice ed annuì soddisfatto. Davanti a lui stava una giovane donna dai corti capelli biondi e gli occhi azzurro ghiaccio, non molto dissimile dalla piccola  orfana che aveva accolto nella Corporazione.
In quel tempo era il più giovane Maestro Matematico che mai si fosse seduto nel Gran Consiglio e lei era stato un investimento per il futuro. Ora avrebbe saputo se sarebbe stato ripagato.
“Abbiamo un grosso problema, Arakne” esordì chiamandola col suo nome di battesimo, unico a cui lei lo permettesse.
Lei percepì la leggera tensione presente nella voce del suo mentore e se ne stupì. Guardò meglio la massiccia e benevola figura, la testa ormai calva, il viso largo e sereno. Era identico all’ immagine che tutti gli abitanti di Sanctuary vedevano ogni giorno nelle olotrasmissioni. Il volto di un padrone severo ma giusto, più simile ad un padre che ad un dittatore. Una sola cosa differiva in questo momento: il suo sguardo. I suoi occhi color dell’ ossidiana  erano insolitamente duri e lei pensò di scorgere anche un piccolo riflesso di paura. Rimase per un attimo sgomenta, era inconcepibile che l’uomo che venerava come un dio provasse qualcosa di simile al timore.
Rouke azionò un oloproiettore e rimase in silenzio mentre le immagini della morte dei due assalitori di Lysa si materializzavano. Arakne ebbe un sussulto quando vide Raphael e le sue lame di bioacciaio.
“Si, si tratta di un arkangel” disse il Primo Matematico.
“E’ impossibile!” lo interruppe l’ inquisitrice “Quei mostri furono distrutti dalla santa Eloise”.
“Ci sono alcune cose che non sai.” continuò l’uomo con calma “Ci sono segreti di cui solo io sono a conoscenza e che non posso divulgare. Ti basti sapere che  quell’arkangel sta proteggendo la ragazza che hai visto, e lo farà a costo della sua stessa vita. Il tuo compito è di ucciderla, nel più breve tempo possibile.” fece una  piccola pausa fissando intensamente la donna “Il destino del nostro mondo e dell’ intero universo dipende da quella ragazzina. Se sopravvive tutto quello che conosciamo andrà distrutto e sarà il tempo dell’armageddon. Io ora ho assoluto bisogno che tu sia sincera e mi dici se riuscirai ad ucciderla. Tutte le risorse della Corporazione saranno a tua disposizione ed avrai il comando assoluto, risponderai solo ed esclusivamente a me. Allora, dimmi, ce la farai, Arakne? Riuscirai nell’ impossibile e non mi deluderai?”.
L’ inquisitrice rimase in silenzio per alcuni minuti poi rispose, la sua voce era ferma: “Si monsignore. Riuscirò nell’ impresa, non si pentirà di avermi assegnato questo incarico.”. Rouke assentì sorridendo e la congedò con un gesto amichevole dicendo: “So che riuscirai, hai la mia benedizione, che il santo Riemann ti dia forza e coraggio.”.
Lei si inchinò ed uscì dal sontuoso ufficio. Stava già pensando alla sua prima mossa, avrebbe reclutato l’uomo di cui era stata cancellata  l’esistenza. L’assassino che aveva scoperto solo per un colpo di fortuna, in un vecchio archivio dimenticato.
Quando l’inquisitrice se ne fu andata il Primo Matematico sorrise compiaciuto. Sapeva  che la sua protetta avrebbe contattato l’unico uomo che era riuscito a sconfiggerlo. Lui stesso aveva fatto in modo che ne venisse a conoscenza. Il suo sorriso si accentuò diventando un ghigno amaro quando pensò a come avrebbe preso la notizia che Raphael era vivo. Non dubitava che l’antico odio sarebbe esploso violentemente e l’assassino sarebbe tornato ad uccidere. “Ah,  Eloise,” sussurrò malinconico “la vittoria sarà mia.”.
Arakne fece atterrare il piccolo aleiottero e scese  guardandosi attorno. Si era tolta l’uniforme da Supremo Inquisitore ed  ora indossava una tuta nera di fibra aramidica. Non aveva armi ad eccezione di una katana in vibroacciaio che portava  di traverso sulla  schiena: fissaggio magnetico, impugnatura  in basso a  destra.
Si trovava all’estrema periferia della megalopoli, alcune delle miserabili casupole avevano persino un piccolo giardino. La donna  rabbrividì al pensiero di una abitazione con della terra e dei vegetali che l’attorniavano, disgustoso.
Poco lontano un vecchio dai capelli bianchi sembrava intento ad estirpare erbacce davanti ad una misera casa. Vide che una ragazzina dai capelli neri  lo stava aiutando.  Decise di domandare loro dove abitasse colui che stava cercando. Si avvicinò e l’uomo si raddrizzò fissandola con un paio di occhi straordinariamente azzurri. Arakne capì che si era  sbagliata sull’età, il colore dei capelli l’aveva  tratta in inganno, non doveva avere più di cinquant’anni. “Sto cercando una persona” li apostrofò con durezza “ si chiama Joshua, o almeno così si faceva chiamare un tempo. Abita in questo quartiere al numero 11010.”. L’uomo continuò a fissarla in silenzio, tanto che lei stava  per ripetere la domanda quando parlò, rivolgendosi alla ragazzina: “Vai a comprare un po’ di the per la signora”. “Ma, non ne abbiamo bisogno” fu la stupita risposta. Il tono della voce si fece duro: ”Vai Asuke, non discutere, di a  Juan di metterlo sul mio conto.”.
Rimasero in silenzio mentre la ragazzina si allontanava poi lui disse: “Sono io Joshua, andiamo in casa, mi dirai cosa cerchi.”.
Arakne rimase un attimo interdetta, quell’uomo di mezz’età non le sembrava affatto uno spietato assassino. Sapeva però che spesso le apparenze ingannano e  quando lo seguì nella casupola non abbassò la guardia.
Entrarono in una piccola cucina e le fece segno di accomodarsi. Lei scosse la testa rifiutando e si accertò di avere abbastanza spazio per estrarre la katana. Con noncuranza appoggiò la mano destra sul fianco, avvicinandola all’ impugnatura  della spada. Ma dall’ uomo non veniva alcun senso di minaccia, si limitò a  sedersi stancamente, sospirando.
“Mi chiamo Futanagi” si presentò “Faccio parte della  Corporazione dei Matematici e vorremmo avvalerci dei tuoi servizi. Vogliamo che tu uccida…”.
“Non capisco” la interruppe Joshua con la voce un po’ tremante “Io non ho mai ucciso nessuno. Vivo qui con la mia nipotina. Non capisco. Scusatemi, non mi sento bene, ho bisogno di un sorso d’acqua.”. Arakne fece un passo indietro e mise la mano sull’impugnatura  quando si alzò. Ma l’uomo si limitò a prendere una  bottiglia da un refrigeratore, borbottando qualcosa e versando un po’ d’acqua in un bicchiere.
Tornò  al tavolo, lo spazzò con una mano sollevando un po’ di polvere e posò il bicchiere: “Scusate, non faccio spesso pulizia, sono vecchio”. L’ inquisitrice pensò che forse il suo primo giudizio era esatto, ora l’uomo le  pareva davvero anziano, probabilmente era discretamente in forma  ma ora lo stress ne svelava la vera età.
Cominciò a credere di essersi sbagliata, evidentemente si trattava di un’omonimia.
Improvvisamente un lungo coltello ricurvo comparve nella mano dell’assassino.
Arakne reagì immediatamente cercando di estrarre la spada ma le sembrò di muoversi all’interno di un liquido vischioso. Con orrore vide l’uomo che le si avvicinava e la urtava con una spalla facendola cadere. Cercò  di rotolare ma lui le fu sopra e la inchiodò al pavimento sedendole sul petto, con le ginocchia che bloccavano le braccia. Sentì sul collo il freddo della lama, credette che fosse finita. Il rimpianto per aver deluso Rouke le attraversò la  mente.
“Ora dimmi chi sei veramente e perché sei qui.”.
L’inquisitrice notò che la voce dell’assassino era cambiata, era  diventata  poco più  di un sussurro, fredda come il ghiaccio. Anche le iridi non erano più azzurre ma blu, così scure da sembrare nere. Decise che non avrebbe parlato, si vergognava di aver fallito e desiderava morire.
L’assassino sorrise: “Voglio venirti incontro. So che ti chiami Arakne e sei il Supremo Inquisitore. So che quel bastardo di Rouke ti ha cresciuta perchè tu sia il  suo cane da guardia. Quello che non so è perchè abbia  rotto il nostro piccolo accordo e ti abbia  mandata  da me.”. Fece una piccola pausa e, quando vide che la donna non  accennava a parlare, continuò: “Non ho ne tempo ne voglia di usare una sonda  mentale. Per questo  ti informo che se non me lo dici ti infilo il coltello tra  le vertebre cervicali e poi ti vendo ad un  bordello del livello inferiore. Ci sono sempre dei gentiluomini che amano i diversamente abili.”. Arakne per la  prima volta nella sua vita  ebbe paura, non temeva  la morte ma non voleva morire senza alcuna dignità.
“Il Primo Matematico vuole che tu uccida una arkangel di nome Raphael!” esclamò tutto d’un fiato, vergognandosi della  sua debolezza.
Ma la paura appena provata non fu nulla rispetto al terrore che le provocò l’espressione dell’assassino.
Il viso dell’ uomo fu distorto da una rabbia devastante, i suoi occhi ora erano completamente rossi e un ringhio agghiacciante gli usciva dalle labbra.
Durò per un istante poi Joshua si alzò lasciandola libera.
Arakne cercò di alzarsi ma le girò la testa e riuscì solo a  mettersi seduta sul pavimento.
“Hai inalato della psicotropina” disse l’assassino “La prossima volta devi stare più attenta  ai mobili impolverati. Tra qualche minuto starai meglio. Aspettami qui, io devo sistemare mia nipote poi prenderemo il tuo aleiottero e cominceremo la caccia.”.
Lei lo fissò stupita e disse: “Non vuoi le prove che l’arkangel esiste?”.
Lui la guardo e gli occhi si tinsero nuovamente di rosso mentre rispondeva: “Deve essere vero, Rouke non avrebbe infranto l’accordo senza un motivo dannatamente buono. Sa che altrimenti lo avrei ucciso.”.
Arakne volle replicare ma si accorse che la stanza era vuota.



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sabato, 26 luglio 2008
Vecchi salici
s'inchinano al fiume
scossi dal vento


S'alza il canto
di  giocose cicale
sera d'estate
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giovedì, 24 luglio 2008
per esercitarmi nella difficile arte dell' urban fantasy. Se qualcuno vuole leggere le altre parti le trova sotto la categoria. sanctuary.

Si risvegliò lentamente, timorosa di aprire gli occhi. Prima di farlo tastò con le mani accorgendosi di giacere supina su qualcosa di morbido. Socchiuse le palpebre con cautela e scoprì di essere in una piccola stanza. Sembrava non ci fossero aperture, la  luce era morbida e diffusa, le pareti erano di un grigio uniforme.
L’avevano adagiata su un piccolo letto ed ora indossava una lunga camicia legata sulla schiena, come quella che si mette ai malati.
Si accorse con sgomento che sotto di essa era nuda.
La paura cominciò ad invaderla, si chiese cosa le avessero fatto. In bocca sentiva uno strano sapore, quasi metallico. Decise di mettersi a sedere, si alzò lentamente ma la stanza cominciò a girare vorticosamente. Si puntellò con le mani e resistette, a poco a poco le pareti si fermarono. Cercò di pensare a quello che era appena successo. La sua mente si rifiutava ancora  di accettare  la realtà: aveva incontrato un arkangel.
Scavò nella memoria per cercare quanto le avevano insegnato riguardo alla Grande Guerra per l’Energia. Non ricordava di preciso il tempo in cui si era scatenata, ma era sicura che fossero passati più di cinque secoli.
Era stato un conflitto feroce e disperato, gli uomini si erano affrontati per appropriarsi degli ultimi combustibili organici.
Gli arkangel erano stati l’arma definitiva. Creati per distruggere erano diventati incontrollabili. Si sforzò di ricordare i loro nomi: Raphael, Michael e Gabriel erano stati i più potenti. Ricordò che dopo aver distrutto il nemico si rivolsero contro l’intera umanità, avevano deciso che l’universo doveva essere purificato.
Furono sconfitti dall’ invenzione di una donna: il cannone a supersimmetria. E ciò che li annientò divenne la nuova fonte di energia illimitata.
Questo era tutto ciò che Lysa ricordava.
Ovviamente sapeva anche il nome della salvatrice dell’umanità: la santa Eloise. Una figura ormai immersa nel mito così come il santo Riemann. Nessuno sapeva che fine avesse fatto dopo aver creato il cannone, i matematici dicevano che fosse stata assunta  al cielo dal Supremo Architetto.
La ragazza si riscosse dai suoi pensieri, un’intera parete stava scivolando di lato rivelando una grande sala, colma di attrezzature elettroniche che non riconobbe.
Raphael e Sofia stavano venendo da lei, la ragazza, ora completamente nuda, portava un vassoio con un bicchiere metallico.
“Benritrovata” le disse lui con gentilezza “Spero che tu stia bene.  Ho dovuto prendere una decisione e spero che si rivelerà quella  giusta.”.
“Sto bene” rispose esitante “Ma vorrei sapere che succede. Chi è che vuole uccidermi? Forse la Corporazione dei Matematici? Tu sei un arkangel? E lei cos’è? Quale decisione hai…”. Le domande cominciarono ad uscirle sempre più velocemente ma lui l’interruppe: “Ti spiegheremo tutto, o quasi. Adesso per favore bevi.”.
Le porse il bicchiere e lei lo prese, con cautela, limitandosi a guardarlo.
“Bevi” la sollecitò “è  necessario che tu lo faccia.”.
“Perché?” fu la secca risposta.
Raphael sospirò e disse: “Sofia dovresti andare a controllare la connessione. Cambia la cifratura ed avvertimi quando lei sarà disponibile.”. La ragazza emise un suono che somigliava ad un basso ruggito, se ne andò con un’andatura che Lysa pensò studiata apposta per mettere in mostra il suo bellissimo corpo.
“Come ti ho detto è un po’ gelosa” disse lui con voce un po’ divertita “In genere i felini non lo sono ma in lei c’è molto della natura umana.”
Si avvicinò al letto e si sedette, Lysa si ritrasse istintivamente.
“Non devi aver paura” la voce si era  fatta morbida “Ora cercherò di spiegarti alcune cose, altre te le spiegherà una persona che conosci, fra poco. Prima però devo dirti una cosa che probabilmente ti farà arrabbiare, ma devo essere onesto con te. Quando ti ho portata qui ho cambiato il tuo corpo.”. Alzò una mano aperta, quasi un gesto di scusa, quando vide che la ragazza era impallidita e cercava di parlare.
“Ci sarà tempo per le domande. Ora  però bevi, se non lo farai morirai. Nell’acqua ci sono le nanomacchine che occorrono al tuo organismo per stabilizzarsi.”.
Lysa alzò il bicchiere con la mano che tremava, bevve, senza smettere di fissarlo. Quando finì  le parve di cogliere un guizzo di sollievo nei suoi occhi.
“Ora ho bisogno che tu creda subito ed interamente a quello che ti dirò. Per favore stringi con forza il bicchiere.”.
Lei lo fece e con meraviglia scoprì che era in grado di piegarlo, strinse ancora il pugno e lo accartocciò.
“Cosa mi hai fatto?” chiese con voce tremante.
“Io sono un arkangel e ti ho reso simile a me” fu la sconvolgente risposta.
Lysa si meravigliò di riuscire a controllarsi, erano successe molte cose, molto in fretta, sufficienti a fare impazzire.
Voleva chiedere perché ma un’altra  domanda le salì alle labbra: “Cos’è un arkangel?”.
“Un’arma, creata per distruggere. Un tempo ero un umano, poi mi sottoposi volontariamente agli esperimenti della dottoressa Eloise. Fu più  di cinquecento anni fa. Nei nostri corpi è stato iniettato un simbionte. Non un organismo unico ma piuttosto una colonia di nanomacchine costruite con il metallo inventato da Eloise: il bioacciaio. Il tuo corpo sta lentamente cambiando e diventerà  come il mio: più forte, veloce, resistente. Le ossa col tempo diventeranno interamente metalliche e la tua mente entrerà in simbiosi col bioacciaio. Non avrai bisogno di armi o attrezzi, li potrai creare da sola.”. Mentre parlava un sottile filamento metallico si staccò dal polso e si coagulò in una delicata rosa.
“La trasformazione ha effetto sul nostro modo di pensare?” chiese Lysa con voce dura.
Lui rise brevemente: “Sei davvero una persona speciale. Mi sarei aspettato che tu mi chiedessi se siamo immortali. Comunque le nanomacchine non influiscono direttamente ma, quando avrai compreso i tuoi nuovi poteri, il tuo modo di vedere le cose cambierà.”.
“Però non sei imbattibile” disse lei con una punta di sarcasmo nella voce “Alla fine sei stato sconfitto da una donna, la stessa che ti ha creato.”.
Sorrise in modo così malinconico che a Lysa si sarebbe stretto il cuore, se non fosse stata terribilmente arrabbiata.
“Le storie che si tramandano non sono del tutto esatte. Anche se, in un certo senso, si potrebbe davvero dire che lei mi sconfisse. Ma non lo fece usando un cannone, usò un’arma molto più potente: l’amore. Ancora oggi l’amo come il giorno in cui la vidi per la prima volta, e così credo sia anche per lei”.
Sofia arrivò portando uno piccolo trasmettitore olografico, lo  posò alla base del letto e lo accese.
“Ora avrai le altre risposte” disse Raphael.
L’ oloimmagine si aprì, Lysa riconobbe subito l’ufficio dal quale era scappata il giorno prima. La donna che apparve aveva  mani lunghe ed affusolate, corti capelli grigi ed un volto dall’ espressione decisa. Vide compassione e preoccupazione nei suoi occhi neri ma anche la tremenda forza di volontà di cui la sapeva dotata.
Davanti a lei c’era Sua Eccellenza l’Archimandita, Supremo Magister della Corporazione degli Astrofisici.
“Eccellenza!” esclamò la ragazza “Mi perdoni io non volevo….”
Si interruppe di colpo sentendo Raphael salutare: “Ciao Eloise, come vedi l’ho protetta.”.

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martedì, 22 luglio 2008
che questo libro

100_4035è uno dei migliori fantasy fra quelli da me letti.
Ed ora  mi dedicherò a quest'altra opera

100_4034
Il primo libro di Lynch è stato per me una rivelazione. Non credevo che alla sua prima prova un autore potesse essere così epico. Spero che anche la  seconda confermi l'alta opinione che ho di questo scrittore.
Purtroppo ci metterò qualche giorno per leggerlo, con la lingua inglese non sono così veloce come con quella italiana, ma spero di migliorare.
Vista  l'aria che tira nell'editoria italiana direi che per me sarà quasi obbligatorio in futuro rivolgermi alle case editrici straniere.
Io proprio non riesco a "digerire" i babyscrittori  nostrani e non sopporto nemmeno certe traduzioni del tutto approssimative, oltre che infarcite di errori.
Ma  forse il problema traduttori sarà superato, mi pare infatti che i nostri editori preferiscano affidarsi ad autori nostrani non ancora maggiorenni.
Pazienza, mi consolo col cambio favorevole dell' euro rispetto al dollaro
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lunedì, 21 luglio 2008
dalla presentazione di Monterotondo devo innanzitutto ringraziare  Imp e la sua famiglia per l'ottima ospitalità.
Grazie a Francesco ho potuto visitare la città e soprattutto "testare" il miglior ristorante e la migliore gelateria.
Il test è stato superato a pieni voti.
Ho anche potuto apprezzare alcuni "piatti" della mamma di Fra' ed anche in questo caso devo dire che è stato tutto molto ma molto buono.

Insomma c'è mancato poco che mi trasferissi permanentemente a Monterotondo.

La presentazione e la cena successiva sono state ben descritte da Imp e da Pamela.
Come al solito Francesco e Licia hanno egregiamente affrontato il fuoco di fila delle domande e sono stato contento di averli nuovamente incontrati.

Aggiungo che sono stato felice di incontrare, per la prima volta, Thirrin e Nico, ViolaDK  e  la sua amica D. , Pamela e Odry, il babbo e la mamma di Licia.

Ora voglio parlarvi del giorno successivo alla presentazione.
Incuriosito dai luoghi descritti nel libro di Licia (La Ragazza Drago) ho deciso di visitare il lago di Albano ed i boschi circostanti.
Devo dire che non sono rimasto deluso.
Se si superano le spiagge ed i ristoranti, si scavalca un cancello e si percorrono un paio di chilometri a piedi... ci si ritrova in una natura selvaggia, ben descritta da Licia:

"Cominciò ad osservare la parete di roccia che aveva sulla destra. Era nera, composta da enormi pietre squadrate. Forse era solo suggestione, ma le sembrava che si tenessero su solo in virtù delle radici contorte degli alberi che vi crescevano."

IMG00070"Una strada  sterrata e stretta, insidiata da felci e sovrastata da liane che pendevano dai rami degli alberi, si dipanava davanti a loro come un filo teso al centro esatto del bosco."

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Insomma, devo dirvi che il lago di Albano mi è piaciuto assai.

IMG00062

 
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venerdì, 18 luglio 2008
a Monterotondo è trascorsa ottimamente.
Visita della citta in compagnia di Imp.
Degustazione di un ottimo gelato cioccolato fondente-pistacchio.
Ottima e abbondantissima cena in compagnia del suddetto Imperatore.
Mi sono pappato una serie di antipasti, seguiti da un' ottima paella e da un buonissimo dolce al cioccolato.
Ho innaffiato il tutto con un buon Dolcetto d'Alba.
Ed ho amabilmente conversato con il "padrone di casa" .....disquisendo a lungo ed approfonditamente sulla portata degli archi lunghi inglesi.
Ora andrò al bar dell' hotel e mi concederò un caffè corretto, poi scriverò un pochino, leggerò ed infine farò una sana dormita.
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