“Bene” fu l'allegra risposta “forse mi farete vedere qualche nuovo colpo. Userò solo la spada, ho notato che la ferita al braccio vi dà ancora noia e penso che non possiate usare la daga. Io abitualmente combatto impugnando un ascia nella sinistra, il mio maestro...”.
“Come vuoi,” lo interruppe bruscamente il guerriero “assaltami pure con le armi che preferisci.”.
Galhad si lanciò all' attacco e cominciò a portare colpi con ardore, senza smettere di parlare: “Vedete signore, questa è la tecnica della foglia cadente, insegnatami dal capo delle guardie, messer Gohan, forse il più abile spadaccino vivente. Ah ma vedo che la conoscete! Dovrò quindi rispondervi col colpo dell'airone in volo. Mirabile parata, dunque anche questo colpo non ha segreti per voi.”.
Asher si limitò a parare con metodo, notando che il suo avversario era davvero bravo; per un momento immaginò quando avrebbe riportato al padre la testa del figlio. Si sarebbe goduto il dolore di Morgar e poi lo avrebbe ucciso, non avrebbe avuto nessuna pietà per quell'uomo che aveva distrutto la sua vita, che aveva torturato la donna che amava.
Decise di passare all'attacco, la spada improvvisamente parve acquistare una propria vita, guizzò rapida e quasi penetrò l' istintiva difesa del ragazzo.
Continuò a tempestarlo di colpi, lasciando che l'odio accrescesse la sua furia. Ora il suo avversario taceva, grosse gocce di sudore gli imperlavano la fronte ed il respiro cominciava a farsi affannoso.
Negli occhi azzurri del giovane cominciò ad affacciarsi la disperazione mentre iniziava a capire che non avrebbe resistito per molto. Un fendente del guerriero lo costrinse ad arretrare di colpo e la punta della nera lama gli tagliò la fronte sopra al sopracciglio sinistro. Il sangue lo accecò, cercò di pulirsi gli occhi con l'avambraccio e di fare un altro passo indietro, inciampò e cadde.
Asher gli fu sopra ed alzò la spada sorridendo, l'ira lo pervadeva ed ora l'avrebbe appagata uccidendo il figlio del suo nemico.
“No Asher!”, il grido di Ariel gli impedì di portare il colpo, si volse a guardare e la vide, appoggiata alla ruota del carro, con il viso stravolto da qualcosa che non riuscì subito a definire, poi capì: era orrore, lei era inorridita da quello che lui stava per fare.
“Ti prego” continuò la ragazza “non lo uccidere. E' solo un ragazzo, perchè?”.
Lui abbassò la spada, toccando con la punta la gola del giovane: “E' il figlio dell' uomo che mi ha tradito, che ha massacrato i miei amici. Suo padre ha distrutto la mia vita e quella della donna che amo. Ora ho l'occasione di ripagarlo, anche se in minima parte.”.
Galhad lo guardò con stupore e disse:”Non ho paura di morire ma quel che dite non può essere vero. Mio padre è un uomo di pace, non ha mai ucciso nessuno, ha sempre aiutato chi si è rivolto a lui per bisogno. Voi siete pazzo.”.
La fanciulla intanto si avvicinò zoppicando, il viso arrossato dal dolore, mise una mano sul braccio di Asher e lo sentì tremare per la tensione.
“Non capisci” le sussurrò il guerriero “suo padre ha crocefisso tua madre, deve morire.”.
“Non so chi fosse mia madre,” rispose lei mettendosi davanti ed afferrando la lama della spada “ e non so come fai a saperlo tu. Ma non ti permetterò lo stesso di ucciderlo, se c'è una colpa non è sua. Ti prego Asher, hai detto che sei mio amico, ti prego non ucciderlo.”.
Lui fissò stupefatto il sangue della ragazza che colava dalla mano lungo la nera lama e disse a bassa voce: “Lascia la lama Ariel, è acciaio veniriano, ti mozzerà le dita. Non lo ucciderò, te lo prometto, ma lascia la spada.”.
Lei aprì la mano e cadde in ginocchio, improvvisamente priva di forze.
Il guerriero piantò la spada a terra e si chinò sollevando tra le braccia la sacerdotessa e riportandola verso il carro dove i due vecchi attori, risvegliati dal trambusto, li guardavano stupiti.
“Preparate una benda” li apostrofò “ la ragazza si è ferita una mano.”.
La donna sparì subito all' interno del carro per poi uscirne con una leggera pezza di lino e dell' unguento, che spalmò sulla ferita prima di fasciarla.
Intanto Galhad si alzò lentamente, sentiva la ferita bruciare ma doveva essere poco più che un graffio visto che aveva smesso di sanguinare.
Ripensò alle parole di quel pazzo che stava per ucciderlo e decise che si era trattato sicuramente di un equivoco, conosceva bene suo padre e la sua bontà d'animo.
Rinfoderò la spada e si avvicinò al carro, vide che la donna aveva finito di curare la fanciulla ed il guerriero le stava chiedendo se i tendini fossero intaccati.
L'attrice lo rassicurò dicendo che il taglio si sarebbe rimarginato senza conseguenze e poi guardò il ragazzo dicendo: “Occorre una fasciatura anche per voi, giovane signore, sedetevi qui accanto alla ruota, prenderò altra stoffa.”.
Dopo alcuni minuti una bianca benda cingeva la fronte del ragazzo che si era lavato via il sangue dal viso usando l'acqua di un'otre.
Improvvisamente sentirono la voce spaventata di Jacobus: “Stanno arrivando dei cavalieri!.”.
“Vengono per la ragazza.” disse Asher bruscamente, poi si volse verso Galhad e disse: “Ho bisogno del tuo aiuto per difenderla, lei ti ha salvato la vita, ricordalo.”.
“L'avrei aiutata comunque,” rispose, un po' risentito “ ma perchè la cercano? Chi siete voi?”.
“Non c' è tempo per le spiegazioni, indossa la cotta e prendi l'ascia. Dal polverone che sollevano direi che stanno galoppando. Bene, tra poco vedremo se sei un vero guerriero.”.
Il ragazzo si infilò velocemente la maglia d'acciaio, impugnò la spada e un'ascia da combattimento, con una lama a mezzaluna ed uno spuntone acuminato.
“Fuggite,” disse rivolto agli attori ed a Ariel “noi cercheremo di fermarli.”.
“No,” esclamò seccamente Asher “ sembrano almeno una dozzina, se facciamo come dici una parte di loro ci impegnerà mentre gli altri raggiungeranno il carro. Dobbiamo rimanere tutti qui ed impedire che la prendano.”. Il ragazzo annuì, suo malgrado, e capì di aver detto una stupidaggine; arrossì pensando che la ragazza doveva ormai considerarlo uno stupido inetto.
Il guerriero sembrò avergli letto nella mente, impugnò la spada e la daga e gli disse:”Non temere tra poco avrai l'occasione di dimostrare il tuo valore. Stammi vicino, cerchiamo di proteggerci la schiena a vicenda.”.
“Forse le loro intenzioni non sono cattive” disse Jacobus con voce tremante. Ma non non doveva essere troppo convinto perchè impugnava una daga, anche Gertrude sfoggiava un paio di lunghi coltelli.
Ariel invece si appoggiava ad una ruota del carro, pallidissima ma con un'espressione determinata, quasi feroce.
Aspettarono in silenzio finché i cavalieri giunsero al galoppo, erano una quindicina ed indossavano leggere armature d'acciaio, nere così come i loro vestiti e cavalli. Non portavano nessuna insegna od emblema ed i loro semplici elmetti avevano la celata abbassata.
Uno di loro, che aveva una sottile striscia dorata tutt'intorno all'elmo, si fece avanti e disse, con una strana voce stridente: ”Dateci la sacerdotessa di Dagon e vi lasceremo andare per la vostra strada. Se vi opporrete vi uccideremo come cani.”.
Asher rise e rispose allegramente: “Siete troppo pochi per poterci minacciare, comunque potete anche provare a prenderla, sarete un ottimo pasto per gli avvoltoi. “.
L'uomo in nero parve sibilare come un serpente ferito, diede di sprone al cavallo spingendolo verso il guerriero, che si spostò di lato menando un terribile colpo alle gambe posteriori dell'animale, che cadde rovinosamente.
Il cavaliere si rialzò fulmineo, ma la daga di Asher lo colse appena sotto l'orlo dell'elmo e lo fece crollare nuovamente a terra.
I suoi compagni parvero esitare mentre Galhad chiedeva, stupefatto: “Lei è davvero la sacerdotessa di Dagon?”.
“Sì” rispose il guerriero “ ed ora preparati a combattere per la sua vita.”.
I cavalieri parvero riscuotersi e si lanciarono verso di loro.
Gertrude lanciò un coltello che ne colpì uno alla gola disarcionandolo, ma un cavallo le si avvicinò di lato ed una spada le calò sulla testa spaccandole il cranio ed uccidendola.
Asher abbattè una seconda cavalcatura e con un fendente mozzò una gamba ad un avversario, poi si girò fulmineo per affrontare il cavaliere caduto che, rialzatosi, lo attaccò brandendo un paio di asce.
Jacobus, gridando frasi sconnesse, sconvolto dalla morte della moglie, piantò la daga nella coscia di un cavaliere e cadde con il petto squarciato da un colpo di mazzafrusto.
Il ragazzo era riuscito ad atterrare un avversario e lo aveva ucciso con un colpo d'ascia che aveva infranto la celata ed il viso sottostante. Si era girato, colpendo un cavaliere all' inguine con la punta della spada in un disperato affondo. Ma non era stato abbastanza veloce da evitare un terribile fendente che gli aveva tagliato la cotta aprendogli una larga ferita sulla schiena.
Era riuscito a rimanere in piedi ed a parare un colpo dall'alto con la spada, restituendolo con l'ascia che aveva tranciato un piede e la staffa in cui era infilato.
Poi era stato colpito ad una spalla e subito dopo la punta di una spada gli si era infilata nel fianco destro facendolo stramazzare al suolo, immobile.
Asher aveva abbattuto altri due cavalieri ed ora era circondato da una mezza dozzina che stavano per aggredirlo contemporaneamente, pensò che fosse finita ma almeno un paio li avrebbe spediti agli inferi.
“Yigg noh ashrag Dagon...” le parole nell'antica demoniaca lingua echeggiarono in tutta la loro potenza. Tutti si volsero a guardare la ragazza che le pronunciava con una voce che nulla aveva di umano. I suoi capelli sembravano scompigliati da un folle vento ed i suoi occhi splendevano di una verde ed intensa luce. Il suo corpo era avvolto da un alone luminoso ed attorno alle sue mani danzavano fiamme azzurrine.
Il guerriero gridò: “No, Ariel, non lo fare, non invocare...”.
Ci fu uno schianto immane, ad Asher sembrò di essere avvolto dalle fiamme del sole poi calò l'oscurità.
Rinvenne sentendosi come se fosse stato preso a calci da un' intera compagnia di soldati.
Guardò l'altezza del sole e capì che non doveva essere rimasto a lungo privo di sensi. Dei cavalieri rimanevano solo le corazze, le armi, le vesti e le bardature dei cavalli. I corpi degli uomini e degli animali erano scomparsi. Scosse la testa e si diresse a fatica verso il carro, Ariel giaceva a terra, la paura lo invase, pensò al peggio. Si chinò e sospirò per il sollievo, la ragazza respirava. La sollevò con delicatezza e la sdraiò all' interno del carro, avrebbe recuperato le forze lentamente, lo sforzo doveva essere stato terribile.
Prese un otre e si versò l'acqua sulla testa, lavando via il sangue e la polvere. Cercò i due attori, vide che erano morti quasi all' istante, erano stati più coraggiosi di quanto si fosse aspettato.
Non aveva tempo per seppellirli, li portò vicino all'albero, forse qualcuno sarebbe passato e si sarebbe preso cura di loro. Pensò che dopotutto avrebbe comunque annunciato al suo nemico la morte del figlio, si diresse dunque verso il ragazzo, per portarlo accanto ai due vecchi attori.
Con sorpresa si accorse che era ancora vivo, rimase un momento pensieroso poi, con un sospiro, se lo caricò in spalla e lo portò verso il carro.
Lo adagiò accanto alla ragazza e gli tolse la cotta e le vesti, esaminando le ferite. Quella sulla schiena andava ricucita, ma era meglio di quanto avesse creduto vedendo lo strappo nella cotta, anche la spalla non era messa troppo male.
Invece la ferita al fianco era profonda ed aveva sanguinato abbondantemente, forse si trattava di un colpo mortale. Comunque fasciò il torace del giovane usando l'unguento che Gertrude aveva applicato alla mano della ragazza, pensò che male non avrebbe fatto, del resto il ragazzo era nelle mani degli dei, loro avrebbero deciso della sua vita o della sua morte.
Ora doveva pensare a cosa avrebbe fatto, Zelana aveva ragione: troppe forze erano in gioco e da solo non sarebbe riuscito a salvare Ariel.
Prese una decisione: sarebbe andato alle grotte di Alandhar ed avrebbe cercato l'aiuto della strega che lì aveva la sua dimora.
In fin dei conti sua sorella sarebbe stata contenta di rivederlo, o almeno non troppo arrabbiata.
“Come vuoi,” lo interruppe bruscamente il guerriero “assaltami pure con le armi che preferisci.”.
Galhad si lanciò all' attacco e cominciò a portare colpi con ardore, senza smettere di parlare: “Vedete signore, questa è la tecnica della foglia cadente, insegnatami dal capo delle guardie, messer Gohan, forse il più abile spadaccino vivente. Ah ma vedo che la conoscete! Dovrò quindi rispondervi col colpo dell'airone in volo. Mirabile parata, dunque anche questo colpo non ha segreti per voi.”.
Asher si limitò a parare con metodo, notando che il suo avversario era davvero bravo; per un momento immaginò quando avrebbe riportato al padre la testa del figlio. Si sarebbe goduto il dolore di Morgar e poi lo avrebbe ucciso, non avrebbe avuto nessuna pietà per quell'uomo che aveva distrutto la sua vita, che aveva torturato la donna che amava.
Decise di passare all'attacco, la spada improvvisamente parve acquistare una propria vita, guizzò rapida e quasi penetrò l' istintiva difesa del ragazzo.
Continuò a tempestarlo di colpi, lasciando che l'odio accrescesse la sua furia. Ora il suo avversario taceva, grosse gocce di sudore gli imperlavano la fronte ed il respiro cominciava a farsi affannoso.
Negli occhi azzurri del giovane cominciò ad affacciarsi la disperazione mentre iniziava a capire che non avrebbe resistito per molto. Un fendente del guerriero lo costrinse ad arretrare di colpo e la punta della nera lama gli tagliò la fronte sopra al sopracciglio sinistro. Il sangue lo accecò, cercò di pulirsi gli occhi con l'avambraccio e di fare un altro passo indietro, inciampò e cadde.
Asher gli fu sopra ed alzò la spada sorridendo, l'ira lo pervadeva ed ora l'avrebbe appagata uccidendo il figlio del suo nemico.
“No Asher!”, il grido di Ariel gli impedì di portare il colpo, si volse a guardare e la vide, appoggiata alla ruota del carro, con il viso stravolto da qualcosa che non riuscì subito a definire, poi capì: era orrore, lei era inorridita da quello che lui stava per fare.
“Ti prego” continuò la ragazza “non lo uccidere. E' solo un ragazzo, perchè?”.
Lui abbassò la spada, toccando con la punta la gola del giovane: “E' il figlio dell' uomo che mi ha tradito, che ha massacrato i miei amici. Suo padre ha distrutto la mia vita e quella della donna che amo. Ora ho l'occasione di ripagarlo, anche se in minima parte.”.
Galhad lo guardò con stupore e disse:”Non ho paura di morire ma quel che dite non può essere vero. Mio padre è un uomo di pace, non ha mai ucciso nessuno, ha sempre aiutato chi si è rivolto a lui per bisogno. Voi siete pazzo.”.
La fanciulla intanto si avvicinò zoppicando, il viso arrossato dal dolore, mise una mano sul braccio di Asher e lo sentì tremare per la tensione.
“Non capisci” le sussurrò il guerriero “suo padre ha crocefisso tua madre, deve morire.”.
“Non so chi fosse mia madre,” rispose lei mettendosi davanti ed afferrando la lama della spada “ e non so come fai a saperlo tu. Ma non ti permetterò lo stesso di ucciderlo, se c'è una colpa non è sua. Ti prego Asher, hai detto che sei mio amico, ti prego non ucciderlo.”.
Lui fissò stupefatto il sangue della ragazza che colava dalla mano lungo la nera lama e disse a bassa voce: “Lascia la lama Ariel, è acciaio veniriano, ti mozzerà le dita. Non lo ucciderò, te lo prometto, ma lascia la spada.”.
Lei aprì la mano e cadde in ginocchio, improvvisamente priva di forze.
Il guerriero piantò la spada a terra e si chinò sollevando tra le braccia la sacerdotessa e riportandola verso il carro dove i due vecchi attori, risvegliati dal trambusto, li guardavano stupiti.
“Preparate una benda” li apostrofò “ la ragazza si è ferita una mano.”.
La donna sparì subito all' interno del carro per poi uscirne con una leggera pezza di lino e dell' unguento, che spalmò sulla ferita prima di fasciarla.
Intanto Galhad si alzò lentamente, sentiva la ferita bruciare ma doveva essere poco più che un graffio visto che aveva smesso di sanguinare.
Ripensò alle parole di quel pazzo che stava per ucciderlo e decise che si era trattato sicuramente di un equivoco, conosceva bene suo padre e la sua bontà d'animo.
Rinfoderò la spada e si avvicinò al carro, vide che la donna aveva finito di curare la fanciulla ed il guerriero le stava chiedendo se i tendini fossero intaccati.
L'attrice lo rassicurò dicendo che il taglio si sarebbe rimarginato senza conseguenze e poi guardò il ragazzo dicendo: “Occorre una fasciatura anche per voi, giovane signore, sedetevi qui accanto alla ruota, prenderò altra stoffa.”.
Dopo alcuni minuti una bianca benda cingeva la fronte del ragazzo che si era lavato via il sangue dal viso usando l'acqua di un'otre.
Improvvisamente sentirono la voce spaventata di Jacobus: “Stanno arrivando dei cavalieri!.”.
“Vengono per la ragazza.” disse Asher bruscamente, poi si volse verso Galhad e disse: “Ho bisogno del tuo aiuto per difenderla, lei ti ha salvato la vita, ricordalo.”.
“L'avrei aiutata comunque,” rispose, un po' risentito “ ma perchè la cercano? Chi siete voi?”.
“Non c' è tempo per le spiegazioni, indossa la cotta e prendi l'ascia. Dal polverone che sollevano direi che stanno galoppando. Bene, tra poco vedremo se sei un vero guerriero.”.
Il ragazzo si infilò velocemente la maglia d'acciaio, impugnò la spada e un'ascia da combattimento, con una lama a mezzaluna ed uno spuntone acuminato.
“Fuggite,” disse rivolto agli attori ed a Ariel “noi cercheremo di fermarli.”.
“No,” esclamò seccamente Asher “ sembrano almeno una dozzina, se facciamo come dici una parte di loro ci impegnerà mentre gli altri raggiungeranno il carro. Dobbiamo rimanere tutti qui ed impedire che la prendano.”. Il ragazzo annuì, suo malgrado, e capì di aver detto una stupidaggine; arrossì pensando che la ragazza doveva ormai considerarlo uno stupido inetto.
Il guerriero sembrò avergli letto nella mente, impugnò la spada e la daga e gli disse:”Non temere tra poco avrai l'occasione di dimostrare il tuo valore. Stammi vicino, cerchiamo di proteggerci la schiena a vicenda.”.
“Forse le loro intenzioni non sono cattive” disse Jacobus con voce tremante. Ma non non doveva essere troppo convinto perchè impugnava una daga, anche Gertrude sfoggiava un paio di lunghi coltelli.
Ariel invece si appoggiava ad una ruota del carro, pallidissima ma con un'espressione determinata, quasi feroce.
Aspettarono in silenzio finché i cavalieri giunsero al galoppo, erano una quindicina ed indossavano leggere armature d'acciaio, nere così come i loro vestiti e cavalli. Non portavano nessuna insegna od emblema ed i loro semplici elmetti avevano la celata abbassata.
Uno di loro, che aveva una sottile striscia dorata tutt'intorno all'elmo, si fece avanti e disse, con una strana voce stridente: ”Dateci la sacerdotessa di Dagon e vi lasceremo andare per la vostra strada. Se vi opporrete vi uccideremo come cani.”.
Asher rise e rispose allegramente: “Siete troppo pochi per poterci minacciare, comunque potete anche provare a prenderla, sarete un ottimo pasto per gli avvoltoi. “.
L'uomo in nero parve sibilare come un serpente ferito, diede di sprone al cavallo spingendolo verso il guerriero, che si spostò di lato menando un terribile colpo alle gambe posteriori dell'animale, che cadde rovinosamente.
Il cavaliere si rialzò fulmineo, ma la daga di Asher lo colse appena sotto l'orlo dell'elmo e lo fece crollare nuovamente a terra.
I suoi compagni parvero esitare mentre Galhad chiedeva, stupefatto: “Lei è davvero la sacerdotessa di Dagon?”.
“Sì” rispose il guerriero “ ed ora preparati a combattere per la sua vita.”.
I cavalieri parvero riscuotersi e si lanciarono verso di loro.
Gertrude lanciò un coltello che ne colpì uno alla gola disarcionandolo, ma un cavallo le si avvicinò di lato ed una spada le calò sulla testa spaccandole il cranio ed uccidendola.
Asher abbattè una seconda cavalcatura e con un fendente mozzò una gamba ad un avversario, poi si girò fulmineo per affrontare il cavaliere caduto che, rialzatosi, lo attaccò brandendo un paio di asce.
Jacobus, gridando frasi sconnesse, sconvolto dalla morte della moglie, piantò la daga nella coscia di un cavaliere e cadde con il petto squarciato da un colpo di mazzafrusto.
Il ragazzo era riuscito ad atterrare un avversario e lo aveva ucciso con un colpo d'ascia che aveva infranto la celata ed il viso sottostante. Si era girato, colpendo un cavaliere all' inguine con la punta della spada in un disperato affondo. Ma non era stato abbastanza veloce da evitare un terribile fendente che gli aveva tagliato la cotta aprendogli una larga ferita sulla schiena.
Era riuscito a rimanere in piedi ed a parare un colpo dall'alto con la spada, restituendolo con l'ascia che aveva tranciato un piede e la staffa in cui era infilato.
Poi era stato colpito ad una spalla e subito dopo la punta di una spada gli si era infilata nel fianco destro facendolo stramazzare al suolo, immobile.
Asher aveva abbattuto altri due cavalieri ed ora era circondato da una mezza dozzina che stavano per aggredirlo contemporaneamente, pensò che fosse finita ma almeno un paio li avrebbe spediti agli inferi.
“Yigg noh ashrag Dagon...” le parole nell'antica demoniaca lingua echeggiarono in tutta la loro potenza. Tutti si volsero a guardare la ragazza che le pronunciava con una voce che nulla aveva di umano. I suoi capelli sembravano scompigliati da un folle vento ed i suoi occhi splendevano di una verde ed intensa luce. Il suo corpo era avvolto da un alone luminoso ed attorno alle sue mani danzavano fiamme azzurrine.
Il guerriero gridò: “No, Ariel, non lo fare, non invocare...”.
Ci fu uno schianto immane, ad Asher sembrò di essere avvolto dalle fiamme del sole poi calò l'oscurità.
Rinvenne sentendosi come se fosse stato preso a calci da un' intera compagnia di soldati.
Guardò l'altezza del sole e capì che non doveva essere rimasto a lungo privo di sensi. Dei cavalieri rimanevano solo le corazze, le armi, le vesti e le bardature dei cavalli. I corpi degli uomini e degli animali erano scomparsi. Scosse la testa e si diresse a fatica verso il carro, Ariel giaceva a terra, la paura lo invase, pensò al peggio. Si chinò e sospirò per il sollievo, la ragazza respirava. La sollevò con delicatezza e la sdraiò all' interno del carro, avrebbe recuperato le forze lentamente, lo sforzo doveva essere stato terribile.
Prese un otre e si versò l'acqua sulla testa, lavando via il sangue e la polvere. Cercò i due attori, vide che erano morti quasi all' istante, erano stati più coraggiosi di quanto si fosse aspettato.
Non aveva tempo per seppellirli, li portò vicino all'albero, forse qualcuno sarebbe passato e si sarebbe preso cura di loro. Pensò che dopotutto avrebbe comunque annunciato al suo nemico la morte del figlio, si diresse dunque verso il ragazzo, per portarlo accanto ai due vecchi attori.
Con sorpresa si accorse che era ancora vivo, rimase un momento pensieroso poi, con un sospiro, se lo caricò in spalla e lo portò verso il carro.
Lo adagiò accanto alla ragazza e gli tolse la cotta e le vesti, esaminando le ferite. Quella sulla schiena andava ricucita, ma era meglio di quanto avesse creduto vedendo lo strappo nella cotta, anche la spalla non era messa troppo male.
Invece la ferita al fianco era profonda ed aveva sanguinato abbondantemente, forse si trattava di un colpo mortale. Comunque fasciò il torace del giovane usando l'unguento che Gertrude aveva applicato alla mano della ragazza, pensò che male non avrebbe fatto, del resto il ragazzo era nelle mani degli dei, loro avrebbero deciso della sua vita o della sua morte.
Ora doveva pensare a cosa avrebbe fatto, Zelana aveva ragione: troppe forze erano in gioco e da solo non sarebbe riuscito a salvare Ariel.
Prese una decisione: sarebbe andato alle grotte di Alandhar ed avrebbe cercato l'aiuto della strega che lì aveva la sua dimora.
In fin dei conti sua sorella sarebbe stata contenta di rivederlo, o almeno non troppo arrabbiata.





) ecco un'altro pezzo del racconto...che sta ormai diventando un romanzo.