La cacciatrice si fece attenta, capì che qualcuno stava comunicando con il suo vecchio amico, ed a giudicare dal suo aspetto doveva essere un essere estremamente potente, probabilmente era Stakes. Dopo alcuni minuti Pickett si rianimò e guardò la ragazza leggermente sconcertato, poi si riprese del tutto e disse:”Era il nuovo capo dei vampiri, quello stupido ha liberato un antico ed ora ti chiede di sospendere le ostilità ed allearti a lui. Pur nella sua arroganza ha capito che stavolta ha trovato un osso duro da rodere, dice che verrà qui per fermare la creatura che ti ha messo alle calcagna.”.
“Che cosa mi sta seguendo?” lo interruppe la ragazza “E comunque sono in grado di cavarmela, onorerò il mio contratto.”.
Il ghoul le si fece più vicino e la sua voce si fece ancor più profonda: ”Ascoltami bene Sarah, tu non sai quali mostri possano giungere dal passato, ricorda ciò che disse Abdul Alhazred: 'E in strani eoni anche la morte può morire.'. Sta per giungere un antico flagello ed il mondo che noi conosciamo cambierà. Inoltre chi ti insegue non può essere distrutto e credo che nemmeno Stakes possa ormai revocare il suo ultimo ordine, i golem eseguono sempre un comando. Vattene da questa città, ho degli amici a Boston che possono portarti a Kadath, lì non potrà raggiungerti”.
“Merda” imprecò la diurna “io non scappo da nessuna parte. Non ho paura di un fottuto golem e nemmeno di cose che vengono dal passato. Nubi mi ha pagato per uccidere il suo avversario ed io lo farò. Tutto qui, ed ora me ne vado, stammi bene Pickett e...”.
Un crescendo di ruggiti ed imprecazioni la fece girare di scatto: “MoM, che succede?” chiese con urgenza.
La risposta non le piacque: “E' arrivato Sarah, è stato veloce, più di quanto credessi, ed ha ingannato i miei sensori. Devi andartene, sta uccidendo le guardie e tra poco sarà lì.”.
Le porta d'accesso si spalancò di colpo ed una giovane guardia entrò trascinando una picca e lasciandosi dietro una scia di sangue, si avvicinò barcollando e disse, con voce malferma:”Non siamo riusciti a fermarlo, è apparso all'improvviso, mio signore dovete fuggire, impossibile per noi..”.
Non poté terminare la frase e cadde mentre un fiotto di sangue gli usciva dalle fauci.
Pickett gli si avvicinò e raccolse l' arma dicendo: “E' troppo tardi ora, ma forse riesco a trattenerlo, uno dei bracci della statua alla tua destra è una leva che apre una botola. Saltaci dentro, finirai nei canali di scolo inferiori e...”.
“Ti ho detto che...” incominciò a dire la diurna, furente, ma poi tacque di colpo; una figura alta e massiccia stava entrando nel cortile, doveva aver indossato dei vestiti che però ora pendevano dal suo corpo in brandelli bruciacchiati.
Sarah lo guardò, incuriosita, sembrava umano, la muscolatura possente si delineava sotto la sua pelle scura ed aveva un'espressione indecifrabile sul viso, pareva che i suoi lineamenti non fossero ben definiti, come una statua appena sbozzata.
Il golem parlò con una voce raschiante e priva d'espressione: “Tu! Sei colei che devo uccidere. Vieni da me.”.
La ragazza rise, con un movimento aggraziato estrasse la katana e si lanciò avanti dicendo: “Arrivo subito non ti farò di certo aspettare, mio impaziente amico.”.
Lo attaccò con ferocia, si portò alla sua sinistra, si abbassò con un movimento fluido evitando la mano che cercava di ghermirla, si rialzò e sferrò un violento fendente che lo colse alla base del collo. La lama attraversò il corpo fin quasi al centro del torace, l' espressione del golem non mutò, la sua mano sinistra scattò e strinse il polso destro della ragazza attirandola a se. Lei lasciò la spada e con le dita tese della mano libera colpì il mostro sotto la mandibola, le sembrò di aver frantumato della roccia, ed effettivamente metà del viso dell' elementale si sgretolò. Sarah digrignò i denti e diede una violenta testata su ciò che rimaneva del volto del suo avversario, il casco andò in pezzi ma la presa sul suo polso non si allentò e la mano destra del golem le si strinse attorno al collo iniziando a soffocarla.
La ragazza puntò i piedi contro il corpo del mostro e fece forza, inutilmente, la sua vista cominciò a sdoppiarsi, non riusciva a respirare.
Il suo sguardo fu attratto dallo strano simbolo sulla fronte del golem, אמת , e pensò che era uno stupido modo di morire, uccisa da una roccia, poi di colpo fu libera.
Cadde a terra respirando affannosamente, si rialzò e vide che dalla nuca dell'essere spuntava l'asta di una picca, saldamente tenuta dal capo dei ghoul che le gridò: “Vattene! Non riuscirò a trattenerlo per molto. Va via!.”.
Sarah si sentì invadere dalla furia, digrignò i denti mentre i suoi occhi assumevano il colore del ferro incandescente ed un ringhio feroce le risuonava in gola, poi accadde tutto in fretta, quasi come se il tempo scorresse più rapido.
La testa del golem parve liquefarsi come la cera di una candela, la picca si liberò di colpo e Pickett si sbilanciò all' indietro.
Il mostro si girò, veloce, afferrò l'asta e la spezzò, conficcando la punta d'acciaio nel corpo del ghoul che cercò di allontanarsi ma cadde pesantemente a terra.
La diurna scattò in avanti e urtò con la spalla la schiena dell'elementale facendogli perdere l'equilibrio. Quando allargò le braccia per bilanciarsi lei gli afferrò quello destro con entrambe le mani e con una violenta torsione lo strappò dal corpo, poi lo colpì con quella clava improvvisata e lo fece cadere.
La furia aumentava la sua forza sovrumana e la ragazza cominciò a fare letteralmente a pezzi il suo nemico, smise solo dopo averlo completamente smembrato.
Raccolse la katana, la rinfoderò con un unico movimento e disse: “Non era poi così tremendo, vero amico mio?”, non ricevette risposta, si girò e vide il ghoul accasciato al suolo. Corse da lui, si chinò, e quando vide la ferita fu sconvolta dalla disperazione.
Si inginocchiò accanto al suo vecchio amico, gli sollevò la grossa testa appoggiandosela in grembo e gli sussurrò accarezzandogli la fronte: “Non doveva finire così, non doveva. Tu mi hai sempre protetta ed io invece guarda cosa ho fatto, ho portato la morte da te. Mi dispiace tanto Pickett, io non sono capace di far altro che uccidere quelli che mi vogliono bene, mi dispiace.”.
E, così come era successo al loro primo incontro, pianse; lo fece in silenzio perchè sapeva che ormai non rimaneva più nessuno che potesse consolarla.
“Vieni da me! “ la voce imperiosa la fece alzare di scatto, il golem si stava riformando, sembrava quasi che sorgesse dalla terra in con un processo inverso alla liquefazione, mancavano solo le gambe.
Sarah lo fissò incredula poi si riscosse, estrasse dalla tuta un piccolo disco di metallo e lo lanciò sul petto della creatura, dall'oggetto uscirono dei sottili filamenti che penetrarono nel corpo dell'elementale ancorandolo.
La ragazza guardò negli occhi senza vita del mostro che tentava di sradicare il disco e disse con odio: “Vaffanculo bastardo!”, si girò e corse verso la statua, aprì la botola e si tuffò proprio mentre la piccola bomba a fusione esplodeva.
Cadde mentre le pareti si sgretolavano sotto l'onda d'urto ed il calore diventava insopportabile; improvvisamente colpì la superficie dell'acqua e sprofondò nel suo gelido abbraccio.
Riemerse e si lasciò trasportare dalla corrente mentre l'eco dell' esplosione riverberava lungo il tunnel, aveva perso il casco ma poteva attivare la trasmittente d'emergenza che si era fatta impiantare dietro l'orecchio sinistro, lo fece pronunciando alcuni numeri.
“Sarah, ho rilevato un' esplosione termonucleare” le disse la voce preoccupata di MoM “ va tutto bene?”. “No” rispose “non va bene. Non c'è niente che va bene, non avrei dovuto accettare questo incarico. Pensavo che con tutti quei soldi avrei potuto lasciare questa città. Mi sarebbe piaciuto vedere un prato, come quelli dei miei sogni.”.
“Le armoniche della tua voce rivelano un grande stress,” le disse il computer “ puoi ancora rinunciare, i soldi sono stati versati, te ne puoi andare comunque.”
“Hanno ucciso Pickett, ora non posso più tirarmi indietro, ammazzerò Stakes, e lo guarderò negli occhi per tutto il tempo che sarà necessario, e ce ne vorrà molto, te lo garantisco MoM.”.
Detto questo alzò le braccia afferrando la parte terminale di una scaletta di ferro che ondeggiò scricchiolando mentre la ragazza si fermava di colpo con l'acqua che le schiumava attorno.
Cominciò ad arrampicarsi velocemente chiedendo a MoM la sua posizione, sembrava che la scala salisse all' infinito ma poi terminò sovrastata da un tombino metallico proprio mentre arrivava la risposta del computer. “Sei in superficie, esattamente nella parte sud ovest del territorio dei mutaforma. Fai molta attenzione, hanno un nuovo capobranco, si dice che sia feroce e voglia conquistare nuovi territori di caccia.”.
“In questa dannata città” rispose aspra “ sembra che tutti vogliano il comando. Comunque so badare a me stessa, ora esco, ci risentiremo quando avrò raggiunto l' Oberon Building, voglio capire che cosa è successo a Nubi.”.
Spinse con forza il tombino che si sollevò, guardò fuori e vide che si trovava in un vicolo scarsamente illuminato. Attese per alcuni minuti rimanendo in ascolto e poi uscì rimettendo a posto il pesante disco di metallo. Appena si rialzò una morbida voce maschile le arrivò da dietro le spalle: “Ciao Sarah, è da parecchio tempo che non ci vediamo, cosa ti porta nel mio territorio?”.
Si volse lentamente, davanti a lei c'era un giovane uomo, snello e di statura media, i capelli neri e gli occhi di un intenso verde che pareva risplendere di luce propria; lo guardò sorridendo e con voce gentile gli disse: “Allora sei tu il nuovo capo, ne hai fatta di strada da quand'eri un cucciolo spaventato. Ora non ho tempo di fare conversazione, fatti da parte Alejandro altrimenti ti farai del male.”.
Lui le sorrise e la bocca si allargò mentre la faccia sembrava gonfiarsi, poi cadde in avanti sulle mani ed il suo corpo si allungò e ingrandì mentre i vestiti si stracciavano.
Ora una gigantesca pantera nera fronteggiava la diurna, brontolando minacciosamente.





