domenica, 27 gennaio 2008
Il primo capitolo è stato riveduto, ampliato e corretto, li potete leggere entrambi cliccando sulla categoria book nella colonna alla vostra sinistra. Come sempre critiche e suggerimenti sono bene accetti.


I tamburi, i corni e le stridule clavinarie avevano suonato selvaggiamente ed ossessivamente per tutta la notte. Ora, al sorgere del sole, gli strumenti tacevano e nel grande accampamento gli Annurki si preparavano al rituale della  scelta che avveniva ogni cinque anni.
I giovani di tutte le tribù avrebbero affrontato le antiche prove di coraggio e di forza che avrebbero decretato il loro passaggio all' età adulta ed allo status di guerriero. Fallire significava essere allontanati dalle tribù e consegnati ad una vita solitaria ed ignominiosa, un destino intollerabile per un annurko. Ma ciò accadeva molto raramente perchè quel popolo feroce sopprimeva alla nascita i neonati deformi o deboli, e le prove stesse erano pensate in modo tale che chi non le superava difficilmente sopravviveva.
I giovani si sarebbero cimentati per tutto il giorno senza riposarsi ed al tramonto i sopravvissuti sarebbero stati proclamati guerrieri con il rituale taglio del ciuffo di peli che avevano alla sommità della testa. Ma per cinque di loro, quelli che avevano primeggiato per coraggio e forza, ci sarebbe stata un'ulteriore prova: avrebbero affrontato il comandante della Guardia Nera e  se lui, dopo averli sconfitti, li avesse giudicati idonei avrebbero fatto parte di quel corpo scelto.
Essere una Guardia  era considerato un grandissimo onore presso gli annurki, solo i migliori guerrieri ne facevano parte e sovente il capo della confederazione delle  tribù era scelto tra un ex comandante od ufficiale di quel corpo scelto
In passato era successo in tre occasioni che uno dei nuovi guerrieri sconfiggesse ed uccidesse il comandante, in tal caso era designato come suo successore e ne prendeva immediatamente il posto.
E tutti e tre erano diventati leggendari guerrieri riflettè Azael mentre si recava alla tenda del supremo comandante degli eserciti della Nera Signora, nonché capo della confederazione.
Giunto davanti all'entrata di uno dei padiglioni chiese il permesso di entrare ed ascoltò il ruggito di risposta. “Entra, entra mio vecchio amico e protettore. Da quando è necessario che io ti dia il permesso, entra e bevi con noi in questo giorno di festa.”.
Alzò dunque il lembo di stoffa che fungeva da porta ed entrò salutando l'annurko che un tempo aveva comandato la Nera Guardia: “Bentrovato Galadril e saluto anche te Alaver, sei sempre bella come quando tuo marito venne a chiedermi una licenza per poterti sposare, l' unica volta in cui lo vidi abbandonare una battaglia. Ah, vedo che c'è anche il comandante della Guardia, spero che la ferita non ti dia più noia, stasera avrai bisogno di tutta la tua forza.”.
“Vieni a sederti”, lo invitò Alaver,”io intanto vado a prendere un'altra brocca di kermiss. Al mio sposo non piace che i suoi ospiti siano assetati”.
“Ti ringrazio”, le rispose accomodandosi accanto al grande tavolo di quercia al centro della tenda,”ma credo che mi accontenterò di un bicchiere di acqua”.
“Per una volta potresti anche divertirti un pò” lo apostrofò il comandante della guardia,”sei sempre così maledettamente controllato.”.
“E pensare che la prima volta che ci siamo incontrati mi hai preparato un brodo di radici di iscanico.”, rise Azael, ma ritornò subito serio chiedendo: “Dimmi della ferita, riuscirai a duellare stasera?”.
“Ma certo che ce la farà,”, interloquì Galadril con la sua voce profonda,”ormai guarisce rapidamente, non dimenticarti che ha già avuto la seconda “benedizione della Dea.”.
“Già, sono passati parecchi anni da quando decidesti di seguirmi Eliana, molti anni e molte battaglie” disse il guerriero nero e pensò che era davvero cambiata.
I neri capelli erano ora tagliati corti, il corpo aveva perso la morbidezza ed i muscoli guizzavano tonici ad ogni movimento. Ma soprattutto gli occhi erano diversi,  due fredde e profonde pozze in cui si muovevano oscure ombre. Era diventata uno spietato e terribile guerriero ma il prezzo era stato molto alto, forse troppo. La Nera Signora le aveva donato il suo favore e le aveva concesso il privilegio di due delle sue benedizioni, e così ora il suo corpo era più forte ed il suo invecchiamento molto più lento del normale.
Azael sapeva che era arrivata ad un punto cruciale, il momento in cui il suo spirito avrebbe potuto spezzarsi ed essere travolto dalla follia. Anche lui molto tempo prima aveva rischiato di perdersi nella pazzia ma la sua ferma determinazione, la sua totale dedizione al male lo aveva salvato.
Ma accantonò le sue preoccupazioni ed ascoltò la risposta di Eliana, cercando di capire quanta verità ci fosse in essa.
“Non ti preoccupare, sto bene, il taglio al fianco è quasi completamente rimarginato e Gal ha ragione, guarisco in fretta e bene, ”, gli disse,”  stasera avrò cinque nuovi guerrieri sotto il mio comando. Ora vi lascio ai vostri ricordi di vecchie battaglie, mi hanno scelta come giudice per le prime prove, immagino sia un grande onore.”. Si alzò  ma prima che uscisse Azael si  scostò dal tavolo seguendola e  dicendole: “Devo parlarti prima che tu te ne vada.”.
Appena fuori dalla tenda la fronteggiò notando il suo sguardo impaziente:”Non sei perfettamente guarita e stasera rischierai la vita,”, le disse toccandole leggermente il fianco sinistro,” ma del resto è quello che fai sempre. Ti ho vista nell'ultima battaglia, eri completamente circondata dai nemici e se non fossi intervenuto forse non avremmo festeggiato la vittoria. “.
I verdi occhi della donna divennero beffardi mentre lo interrompeva:”Si, ricordo che hai avuto paura di perdere il tuo miglior guerriero, comunque non avevo bisogno del tuo aiuto, avrei rotto l'accerchiamento e poi avrei chiamato i miei annurki. Avrei vinto anche senza di te, io sono pronta per il comando ma tu sei pronto per concedermelo o pensi ancora a quella stupida ragazza che ti ha offerto da bere?”.
La voce di Azael era fredda come un vento invernale e lei, suo malgrado, rabbrividì quando le rispose:”Non sono i “tuoi” annurki e non sono carne da macello. Hai fatto massacrare sei guerrieri della tua guardia personale, che ti hanno seguita per proteggerti, e ne sarebbero morti molti di quelli che cercavano di venire in tuo aiuto. Io non ho salvato una stupida ragazzina che gioca con la morte, io ho salvato i “tuoi” annurki. Io combatto per vincere non per dimostrare qualcosa a qualcuno o a me stesso.”.
Eliana abbassò lo sguardo e mormorò:”Dimmi quello che devi e poi lasciami andare, altrimenti ritarderò.”. Lui continuò in tono di comando:”Stasera affronterai solo i primi quattro guerrieri, l'ultimo combatterà con me. Con ogni probabilità sarà  il figlio di Galadril e io voglio onorare il mio vecchio amico prendendo suo figlio come mia guardia personale, come feci già con suo padre. “.
“Capisco”, gli rispose il comandante della Guardia,” me lo hai detto perchè  altrimenti io avrei potuto pensare che intervenivi per farmi evitare un combattimento, per via della mia ferita. Hai temuto che io mi sarei opposta e mi sarei rifiutata di lasciarti il mio posto.”.
“Esattamente,”, le disse il nero guerriero,”ed ora vai che stanno per iniziare le prime prove, ci rivedremo stasera.”.
E senza aspettare risposta Azael si voltò e rientrò nella grande tenda proprio mentre Alaver posava sul tavolo una grande brocca di kermiss e una caraffa di  fresca acqua.
“Sei troppo duro con lei”, gli disse l'annurka. “ricordo il giorno che  l'hai portata da noi perchè le insegnassimo a combattere, mio marito non credeva ai suoi occhi, <una ragazzina innamorata, ma cosa gli è preso>, mi ha detto. Oh si, era innamorata, ma io avevo visto che era anche simile a te: caparbia, feroce e determinata a raggiungere il suo scopo. Ed è ancora innamorata.”.
“Taci ora femmina,” ruggì Galadril,”e lasciaci soli che il mio signore ha qualcosa da dirmi.”.
“Oh, voi maschi e i vostri segreti,” rise lei,” a volte mi sembrate bambini che giocano. E non fare quella faccia feroce amore mio, ricordati chi ti battè per due volte quando giocavamo imitando i guerrieri”, e sogghignando maliziosamente li lasciò soli ritirandosi in uno dei padiglioni più interni.
“Ah, una gran femmina ed una grande guerriera” disse il comandante dando una gran manata sul tavolo,” non dubito che anche oggi riuscirebbe a buttarmi a terra. Peccato che la tradizione vieti alle donne di combattere se non in difesa delle tribù. Ma ora dimmi perchè sei qui, so che vuoi onorare la promessa che mi hai fatto riguardo al mio figliolo, ma penso che se sei venuto all'alba da me ci sia anche qualcos'altro che vuoi dirmi.”.
“Ormai mi conosci bene mio vecchio amico.”, fu la pacata risposta,”L' Oscura Signora mi ha affidato un difficile compito, dovrò assentarmi per mesi, forse anni, forse potrei anche non tornare. Ti prego di badare ad Eliana durante la mia assenza, tu e tua moglie siete gli unici che lei rispetti, gli unici a cui dà ascolto. Credo che vi consideri un po' come i genitori che avrebbe voluto avere.”.
“Va bene, vedrò cosa posso fare,” disse l'annurko,” è un brutto momento per lei. Si sta confrontando con te ed ha paura di non essere all'altezza, ha paura di perdere la tua stima. Allo stesso tempo i rituali hanno aumentato la sua forza e lei non riesce a percepirne i limiti. Le Guardie sono dalla sua parte, naturalmente, e  assecondano con entusiasmo il suo coraggio che rasenta la follia. Del resto il mio è un popolo che ama morire combattento, un buon destino, migliore di una triste vecchiaia. Quindi non ti preoccupare troppo per loro, fanno semplicemente quello che amano fare sopra ogni cosa. Ed adesso beviamo e non pensiamo al futuro, stasera ci attendono grandi combattimenti ed avrò il privilegio di veder combattere mio figlio contro il più grande guerriero che io conosca.”
L' annurko e l'uomo bevvero, l'uno la leggera e dorata bevanda fermentata, l'altro la fresca acqua di fonte, profondamente diversi eppure uniti dal reciproco rispetto acquisito dopo innumerevoli battaglie combattute l'uno al fianco dell'altro.
Quando Azael se ne andò Alaver entrò silenziosamente nel padiglione e, standogli dietro, posò le mani sulle spalle del marito  dicendogli: “Combatterà con nostro figlio onorando la sua forza?”.
“Certo che lo farà, è un nostro amico e ci onorerà davanti a tutte le tribù. Perchè mi chiedi una cosa di cui conosci la risposta?”.
L'annurka rimase in silenzio per un po' di tempo poi disse: “Amore mio, sai che rispetto il tuo antico comandante e so che lui ti ha sempre favorito e, in qualche caso, anche salvato dalla morte. Però devi sempre tener presente che, se un giorno pensasse che sia necessario al suo scopo, non esisterebbe a sterminare il nostro popolo ed ad ucciderci entrambi. Ricordalo sempre, un uomo che ha vissuto per secoli non è più un uomo, è qualcosa che io e te non possiamo comprendere.”.
“Ti sbagli”, le rispose lui ostinato,” lui è mio amico. E del resto anche noi annurki non esitiamo ad uccidere i traditori anche se sono nostri fratelli o padri”.
“Non parlavo di tradimento”, lo interruppe lei,” ma spero che tu abbia ragione, e comunque ha poco senso parlarne, sarà ciò che deve essere. Ora vado a preparare la tua armatura, tra poco dovrai presentarti alle tribù.”.
Galadril la guardò uscire e sorrise pensando che era stato fortunato che una femmina come quella lo avesse voluto come compagno. Poi la sua espressione cambiò ed il sorriso sparì sostituito da una smorfia di preoccupazione mentre mormorava scuotendo la testa: “E' mio amico, lo so.”.
La giornata trascorse come voleva la tradizione, i giovani si misero alla prova ed i più deboli morirono, i forti vennero acclamati e le femmine li guardarono con occhi innamorati.
Al centro della grande tribuna, costruita con i tronchi degli alberi della vicina foresta, sedeva il capo della confederazione, alla sua destra colui che tutti conoscevano come il Nero Guerriero, alla sinistra il comandante della Guardia Nera, per la prima volta era una femmina ma la sua ferocia ed il suo disprezzo per la morte erano già ben conosciuti.
E così giunse la sera e tra i cinque migliori  aveva primeggiato Akert, il figlio di Galadril.
Le torce illuminavano l'arena circolare, circondata da un basso steccato, in cui Eliana stava per affrontare i giovani annurki. Lo spiazzo era stato accuratamente livellato e si trovava in uno stretto avvallamento, una specie di anfiteatro naturale. Attorno si assiepavano le tribù della confederazione e la loro vicinanza al luogo del combattimento indicava il loro grado e la loro posizione. Accanto allo steccato Azael pensò che lei lo aveva fatto apposta per contrariarlo, lo aveva intuito quando l'aveva vista presentarsi senza armatura ma solo con un leggero paio di pantaloni di cuoio nero, infilati in bassi stivali, ed un corto giustacuore, anch'esso di nera pelle, che le lasciava scoperte le braccia.
E quando lei lo guardò sorridendo ne ebbe la certezza.
“Dannata ragazza”, sussurrò Galadril,”vuol proprio farsi ammazzare. Ma senti però come l'adora il mio popolo, sono tutti per lei. Dannata ragazza ma  che splendida guerriera.”.
Ed in effetti il suo ingresso era stato accolto da un boato di ruggiti, di grida di approvazione e dal suono delle clavinarie. Lei era avanzata fino al centro ed aveva sollevato le braccia in alto, stringendo nelle mani le due nere spade gemelle con cui era solita combattere, ed il frastuono era aumentato mentre le clavinarie suonavano l' antica “marcia delle guardie”.
Lì, in mezzo all'arena, sembrava di essere sul fondo di un gorgo in un mare tempestoso, illuminato dalla luna, con le onde formate dalle ondeggianti schiere di spettatori.
Eppure Eliana non ne fu intimorita, l'unico momento in cui si sentiva serena, quasi felice, era quando sapeva che avrebbe combattuto mettendo in gioco la sua vita, ed ora assaporava quella sensazione di piacevole incertezza che precede lo scontro.
Abbassò le braccia e, mentre il pubblico si azzittiva, pronunciò la sfida rituale: “Avanzi il primo dei miei figli, che venga a provare la mia forza, che venga ad incontrare l'unica sconfitta che potrà essergli  perdonata.”.
Ed il primo giovane si fece avanti, indossava una nera cotta di maglia di ferro ed impugnava una grande ascia bipenne, il suo pelo era fulvo con striature più scure ed il suo viso ricordava un po' il muso di una tigre dell'Ostsizia, furbo e feroce.
Lei aspettò che chinasse rispettosamente il capo e restituì il saluto portando la mano destra al cuore con la spada inclinata verso la spalla sinistra.
Poi si rilassò con le braccia lungo i fianchi aspettando l'attacco che non tardò ad arrivare, l'annurko scatto in avanti, rapidissimo, sferrando un potente fendente dal basso verso l'alto. Lei parò incrociando le spade all' ultimo momento e piantando i piedi ben saldi nel terreno. Ci fu uno schianto fortissimo mentre la lama della bipenne si fermava a poca distanza dal suo viso e lei imprimeva una violenta torsione al suo corpo spingendo contemporaneamente le spade verso terra.
Il giovane si sbilanciò trascinato in avanti dalla sua stessa forza e lei ne approfittò per disimpegnare le spade e portarsi a lato del guerriero. Con la destra colpì poi dal basso verso l'alto ed una striscia vermiglia apparve sulla guancia del suo avversario che si rimise comunque in assetto e sferrò una serie di corti colpi potenti e precisi, Eliana li parò senza apparente affanno, deviando la grande lama con pochi e precisi tocchi. E tutto finì all'improvviso quando un rapido colpo di rimessa fece affondare la punta della sua spada sinistra nella spalla destra del giovane. L'ascia gli cadde dalle mani e lui, dopo un attimo di stupore, si inginocchiò in segno di sottomissione davanti al suo nuovo comandante che disse: “Io ti lascio la vita, figlio mio, che ora mi appartiene. “.
Le tribù ruggirono la loro approvazione e la nuova guardia si rialzò tamponando la ferita con la mano ed esibendo un feroce e soddisfatto sorriso, la cicatrice sarebbe stata per lui motivo di orgoglio.
I due giovani che lo seguirono non ebbero miglior fortuna, uno ebbe i tendini del polso destro recisi, l'altro una profonda ferita alla coscia sinistra, entrambi però uscirono dall'arena tra le acclamazioni della folla, avevano comunque dato buona prova della loro abilità.
Il quarto era un annurko meno massiccio, dal pelo scuro, quasi nero, si proteggeva usando un leggero corsaletto ed era armato con una spada ed una corta daga, l' espressione del suo viso era un misto di furbizia e crudeltà.
Azael sapeva che sarebbe stato un avversario temibile e notò che Eliana si preparava al suo attacco portando leggermente avanti il fianco destro, quasi a voler inconsciamente proteggere il sinistro dove era stata ferita.
Ed anche nei precedenti combattimenti l'aveva vista parare i colpi più violenti usando la spada destra, evidentemente la ferita le faceva male, forse si era addirittura riaperta.
Sentì che Galadril si chinava e gli sussurrava: “Posso fermare il combattimento Azael, se vuoi. Le si è riaperta la ferita, potrebbe non farcela conosco quel giovane.” Lo interruppe mormorando seccamente:”No, ognuno sceglie il suo destino, ciò che deve essere sarà.”.
L'annurko attaccò senza fretta, saggiando l'avversario con colpi veloci ma senza esporsi, Eliana parò con calma e precisione, per qualche minuto combatterono con calma apparente,quasi come se si stessero  addestrando in una sala d'armi.
Ad un tratto il giovane fece una rapida finta verso sinistra con la spada e poi approfittò della leggera esitazione della sua avversaria colpendole l'avambraccio destro con la daga.
La spada destra sfuggì dalla mano della donna e cadde, la folla fu percorsa da un brivido di eccitazione alla vista del sangue e lo sfidante sorrise crudelmente.
Azael fu  il solo che notò l'altro sangue, il sottile e quasi invisibile rivolo che scorreva da sotto il giustacuore macchiando la coscia sinistra della guerriera.
Quasi gli avesse letto nel pensiero lei si girò a guardarlo e gli rivolse un sorriso, non più di sfida ma pieno di affetto, quasi il sorriso di un'innamorata felice di rivedere dopo molto tempo l'oggetto del suo amore.
Poi tutto si concluse rapidamente, l'annurko attacco ferocemente, sicuro della sua superiorità. Ed i suoi occhi si chiusero mentre vedevano la vittoria, nel momento in cui la nera spada della donna gli penetrava sotto la mascella uccidendolo.
Eliana fu talmente rapida nel chinarsi e passare sotto la guardia dell'avversario che solo pochi riuscirono a capire la perfetta esecuzione di un colpo quasi impossibile, dal basso verso l'alto, preciso al millimetro.
Le tribù esplosero in un delirio di acclamazioni e ruggiti, il caduto sarebbe stato onorato con una grande pira funebre e ricordato nel tempo, era quasi riuscito a vincere e gli annurki sapevano apprezzare anche una sconfitta purché fosse gloriosa.
Il comandante della guardia aveva raccolto la spada ed ora si preparava all'ultima sfida, tranquilla e sicura di se, la ferita sull'avambraccio aveva smesso di sanguinare e tutti pensarono che avrebbe vinto anche l'ultimo scontro.
Ma, improvvisamente ci furono esclamazioni di stupore quando Azael entrò nell'arena e parlo: “Oggi abbiamo assistito ad un grande combattimento, il valore e la forza fin qui visti sono degni di essere cantati a lungo attorno ai fuochi degli accampamenti. Ma ora rivendico a me l'ultimo sfidante, egli è il figlio del mio buon amico Galadril e spero possa servirmi come fece già suo padre. Lo affronterò domani in un duello tradizionale con le antiche mazze e se vincerò egli sarà mio. Ed ora festeggiamo bevendo e cantando le antiche ballate, acclamiamo i nuovi guerrieri e preghiamo che possano incontrare una gloriosa morte in battaglia.”.
Il comandante della guardia chinò lievemente il capo mostrando la sua approvazione e il capo della confederazione si sentì felice e pieno d'orgoglio per l'onore che  veniva tributato a lui ed al figlio.
Poi cominciò il rullo dei tamburi e la lunga festa ebbe inizio mentre il kermiss scorreva a fiumi ed i guerrieri si abbandonavano a gloriosi ricordi del passato.
Eliana lasciò l'arena e consegnò le sue spade ad un suo giovane ufficiale, affinchè l'indomani le facesse riparare ed affilare.
In seguito attraversò l'accampamento scambiando battute scherzose con gli annurki che incontrava e sperando di riuscire a raggiungere la sua tenda. Sentiva che le forze la stavano abbandonando ed il dolore al fianco aumentava sempre più, infilò una mano sotto al giustacuore e la ritirò bagnata di sangue, doveva rifare la fasciatura, doveva.
Ma le forze l'abbandonarono di colpo e si sentì cadere in avanti, ebbe l'impressione che qualcosa la trattenesse e poi fu avvolta dal buio.
Si risvegliò di colpo cercando di rialzarsi ma una voce le disse:”Stai giù ragazza, ti sei quasi fatta ammazzare, pensavo avessi più buonsenso.”. Lei stava per rispondere con ferocia poi vide che chi aveva parlato era Alaver, allora si addolcì e disse: “Scusami madre, ma dovevo combattere, è il mio dovere. Ti ringrazio di avermi aiutata, spero che la mia debolezza non sia stata notata, sarebbe considerata di cattivo auspicio.”.
“Non ti ho portata io qui, è stato lui. Ti ha seguita perché sapeva che la tua ferita si era riaperta e ti ha portata da me. Adesso ti vuole parlare, quindi vi lascio soli e spero che finalmente abbiate entrambi un po' di buonsenso, invece di parlare sempre di dovere, onore ed altre stupidaggini.”.
Eliana rimase in silenzio mentre l'annurka usciva e la sentì dire:”Ha perso molto sangue, non stancarla per favore.”.
Poi entrò Azael e lei quando lo vide  scoppiò a piangere, pensò di fare la figura della stupida e pianse ancora più disperatamente.
Lui le si avvicinò e le porse un fazzoletto sorridendo e dicendo: “E la seconda volta che ti vedo piangere, eppure ti avevo avvisata che se mi avessi seguito avresti sofferto, ma sei sempre stata testarda come uno jirg. Ti sei quasi ammazzata stasera, non vale la pena morire così stupidamente, tu sei destinata a grandi imprese.”.
Lei si asciugò gli occhi e poi lo guardò sussurrando: “Invece ne è valsa la pena perché quando ti ho guardato prima dell'ultimo assalto ho visto che eri spaventato, avevi paura per me  ed io morirei cento, mille volte se ogni volta tu ne fossi rattristato.”.
postato da: Valberici alle ore 27/01/2008 17:45 | Permalink | commenti (16)
categoria:book
giovedì, 01 novembre 2007
Il dolore causato dalle ferite si fece più intenso quando si piegò per infilarsi gli stivali.
Lo ignorò concentrandosi su ciò che doveva ancora fare, la giornata era stata lunga e terribile ma il suo compito non era ancora finito. La grande battaglia era stata vinta ma ora era necessario frenare il saccheggio e ricondurre l'esercito sotto la consueta disciplina.
Un'improvviso clamore lo distrasse, qualcuno stava inneggiando alla vittoria cantando un rozzo inno militare. Si girò verso l'entrata della tenda e vide la ragazza rabbrividire. Si era quasi dimenticato di lei, la schiava del vecchio comandante, ora era sua assieme alla magnifica tenda ed alla responsabilità del comando. Non aveva ancora deciso cosa ne avrebbe fatto, la sua presenza lo metteva a disagio ed ancor più lo faceva il terrore che leggeva sul suo viso. Era stato gentile, come era sua abitudine, ma sapeva  che la fama di cui godeva ispirava terrore persino ai feroci Annurki. Si accorse che mentre la guardava lei era impallidita e sembrava sul punto di svenire, allora si costrinse a vincere la timidezza e le parlò: “Capisco che è compito tuo aiutarmi mentre mi vesto ma sono abituato a fare da solo. Potresti però preparami un po' di the, per favore, lo berrò prima di uscire a controllare la truppa.”. Lei si alzò ubbidiente e cominciò a riscaldare l'acqua sul braciere rassicurata dalla consuetudine di ciò che stava facendo, lui ne fu contento e finì di vestirsi pensando all'inizio di quel giorno, quando aveva ucciso il supremo comandante.
Aveva preso la decisione all'alba comprendendo che  il vecchio Orgham non sarebbe stato all'altezza del compito assegnatogli dalla sua oscura padrona. Sapeva che non ci sarebbero state conseguenze per lui, anche se combatteva come comandante delle Guardie Nere tutti sapevano che lui era qualcosa di più che un semplice capitano.
Serviva la Nera Signora da molto tempo, in passato aveva ricoperto molti ruoli ed aveva avuto molti nomi, così tanti che a stento ricordava quello datogli alla sua nascita.
Aveva sentito i corni suonare l'adunata e con passo tranquillo si era avviato verso la tenda del comandante. Com'era sua abitudine indossava l'armatura e teneva la spada inguainata con la sinistra, pronto a sfoderarla ed a combattere in un istante. Il volto era nascosto dall'abituale maschera di metallo, nera e corrucciata, che lasciava scoperti solo gli occhi e la bocca. La grande armata stava cominciando a riunirsi davanti alla piccola altura su cui sorgeva la tenda e lui avanzò per raggiungere i suoi uomini, schierati, come loro diritto, davanti a tutti. Passo attraverso le schiere dei Gromer, grossi troll di montagna stupidi ma dalla forza immensa, poi superò i feroci ed infidi Iakari, guerrieri dalle fattezze bestiali, il risultato degli antichi esperimenti della sua Signora. Pareva quasi che un folle scultore si fosse divertito a mischiare le parti del corpo di diversi animali, creando statue che imitavano l'uomo. Solo i continui colpi delle fruste dei sottufficiali riuscivano a mantenere una parvenza d'ordine in quei blasfemi reggimenti.
Ma al suo passaggio tutti si scostavano ringhiando un deferente saluto o semplicemente uggiolando impauriti e distogliendo lo sguardo.
Poi giunse alle schiere degli uomini: gli scuri abitanti dell'assolata Nassilia, i biondi giganti della Ostsizia, gli infallibili arcieri della Numania ed i disciplinati Oveniani. Conosceva molti di quei guerrieri e sapeva che oltre a temerlo lo rispettavano ed ammiravano la sua abilità di guerriero ma non lo consideravano uno di loro.
Tuttavia lo salutarono e lui scambiò qualche parola con alcuni veterani di quella lunga guerra che insieme avevano combattuto.
Infine giunse dalla sua Guardia Nera composta interamente da Annurki, possenti guerrieri  dalle sembianze feline, ricoperti da una pelliccia il cui colore indicava la tribù di appartenenza ed il loro grado. Combattevano usando pesanti spadoni ed asce e si proteggevano indossando nere cotte in maglia d'acciaio.
Quando lo videro snudarono le possenti zanne in un sorriso e lo acclamarono con il loro grido di battaglia: “ Yr Unsul Mawer”, che nella loro lingua significa: “Per la Nera Madre”.
Lui accolse il loro omaggio esclamando: “ Goren Mawer lir oic elenai urzen” ovvero “Possa la madre concederci una morte gloriosa.”.
Mettendosi davanti a loro pensò che quei guerrieri erano la cosa più vicina ad una famiglia che lui avesse mai avuto. Per la prima volta un uomo comandava degli Annurki ed all' inizio non era stato facile, solo la volontà della Nera Madre, che essi veneravano, gli aveva consentito il comando. Ma dopo la prima battaglia quei guerrieri lo avevano riconosciuto come loro capo, stupiti dalla sua determinazione e dalla sua spietatezza.
Improvvisamente la tenda si aprì e ne uscì il comandante scortato dai sei Annurki che costituivano la sua guardia personale. Lord Orgham indossava l'armatura da parata, scintillante d'oro, ed alzò subito una mano per imporre il silenzio.
Poi prese la parola:” Sono ormai tre anni che combattiamo contro gli eserciti dei regni dell' ovest e numerose sono le prove del nostro valore. Oggi stiamo per scontrarci con il grosso dell'armata nemica che ci attende schierata nella pianura di Onher davanti alla città di Anilan. Ma i miei informatori mi hanno detto che il loro numero è superiore al nostro di quasi il doppio e li guida il principe Fianmir che, come tutti sanno, è il più grande guerriero dei nostri tempi. A queste condizioni la vittoria non può essere nostra e quindi ho preso la decisione di ritirarmi all'interno dei nostri territori.”. Queste prime parole suscitarono il malumore della Guardia Nera ed il loro capitano fece qualche passo avanti.
“Avete qualcosa da dire capitano?” lo apostrofò il comandante, “parlate pure liberamente ma non scordate che, pur essendo il prediletto della nostra Signora, siete sotto il mio comando.”.
Il capitano gli rispose:” Voi ragionate usando numeri e valutando possibilità, questo non è ciò che fa un guerriero ma è ciò che fa un mercante. Un guerriero combatte perchè è ciò che ama, perchè egli vive per la battaglia e muore nel suo abbraccio.”.
Il comandante lo guardò sprezzante e disse:” Non ha senso combattere quando si è certi della sconfitta. Ed oggi noi saremo sconfitti anche se venisse la Nera Madre a combattere al  nostro fianco”.
Il capitano si mosse così velocemente che per  un lungo istante nessuno capì perchè una spada spuntasse dal petto di lord Orgham che cadde in ginocchio e poi su un fianco.
Nell' immobile silenzio che segui il capo della Guardia si avvicinò al comandante ed estrasse la spada che aveva lanciato. Poi scambiò un'intensa occhiata con gli annurki che avrebbero dovuto difenderlo e si girò verso l'armata esclamando: “ La bestemmia appena pronunciata poteva essere cancellata solo con la morte. La mancanza di fede di questo vecchio blasfemo era ormai evidente. Assumo io il comando con l'autorità conferitami dalla nostra Signora e vi condurrò in battaglia ed alla vittoria”.
L'esercito fu scosso da un ondeggiante movimento e un sordo brontolio crebbe d'intensità poi, di colpo, ci fu di nuovo il silenzio.
Dalla pozza di sangue del vecchio comandante si alzava una nera spirale di fumo che via via si ingrossava fino a prendere la forma di un'alta figura incappucciata da cui provenne una voce squillante e piena di potere, la voce della Nera Signora: “Un mio servo è venuto meno al mio volere ed ha incontrato la morte per mano del mio diletto Azael che voi conoscevate come capitano della Guardia Nera. Egli è da molto tempo il mio più fedele servitore ed in passato molto gli ho chiesto e molto mi ha dato. Oggi gli chiedo di guidare il mio esercito e la sua autorità è la mia autorità. Seguite dunque il suo comando ed avrete la vittoria.”.
La scura figura si dissolse appena pronunciata l'ultima parola ed il fumo parve vorticare attorno al nero guerriero quasi abbracciandolo poi scomparve.
Senza perdere tempo il nuovo comandante cominciò a dare gli ordini necessari e l'esercito si preparò e si mise in marcia verso la vicina pianura di Onher.
Arrivarono uscendo dal passo di Lhatr, una lunga colonna, accompagnata dai cacofonici suoni dei corni e dei tamburi degli Iakari, che lentamente si allargava in un fronte compatto formato da migliaia di guerrieri.
Davanti a loro l'esercito nemico li attendeva, immenso e scintillante, quasi interamente formato da uomini dell'Ovest a cui si era unito un solo reggimento di nani.
Prendendo la tazza fumante dalle mani della ragazza, Azael pensò che la battaglia non era stata molto diversa da tutte quelle a cui aveva partecipato. Alla fine si trattava solo di uccidere il più possibile e di essere i più determinati. L'apparizione della sua Signora aveva infiammato gli animi e lui aveva adottato una semplice strategia. Si era posto davanti all'armata e li aveva guidati in un disperato e travolgente attacco. Aveva impugnato con la destra la spada e con la sinistra un'ascia ed aveva cominciato ad uccidere cercando di raggiungere il principe Fianmir. I suoi Annurki gli proteggevano i fianchi e lui era penetrato in profondità trovandosi alla fine faccia a faccia con l'eroe nemico.
Lo scontro era stato più incerto di quanto avesse previsto, il principe era un guerriero estremamente  abile e lo sovrastava per forza ed agilità, ma era accecato dalla rabbia e dal desiderio di vendetta.
Attorno a loro la battaglia sembrava quasi essersi fermata, era come se stessero duellando nella calma dell' occhio di un ciclone. Si scambiavano colpi con una tale rapidità che quasi l'occhio non riusciva a seguirli, il principe gli aveva già inferto un paio di ferite, dolorose ma non ancora sufficienti a rallentarlo. Però doveva porre fine al combattimento in fretta o sarebbe stato vinto, Allora, quando le spade si erano incrociate e l'ascia era stata fermata dalla daga del principe, lui aveva sussurrato: “ Tua moglie e i tuoi figli, sono stato io a dare l'ordine di impiccarli, lei ha pronunciato il tuo nome prima che la corda le spezzasse il collo.”.
Ricordava come gli occhi del suo avversario si fossero spalancati e di come lo avesse spinto via con una forza quasi sovrumana, lui aveva finto di inciampare e quando Fianmir gli era balzato addosso, stravolto dall' ira, lo aveva colpito alla gola con la punta della spada.
Il resto era accaduto molto velocemente, caduto il suo condottiero il nemico aveva avuto un attimo di sgomento e lui ne aveva approfittato incitando i suoi annurki a gridare vittoria ed a correre verso la città. Avevano sorpassato il nemico ormai in fuga e raggiunto le porte di Anilan proprio mentre si aprivano per far entrare l'esercito in rotta, uno stupido errore che gli aveva fatto evitare  un lungo assedio.
Adesso doveva porre fine al saccheggio, anche se le ferite gli dolevano e la stanchezza gli annebbiava la mente  doveva compiere il suo dovere, non poteva permettersi di essere debole come quella ragazzina.
Si salvò solo grazie  al suo istinto ed al fatto che si era voltato per guardare la sua schiava quando aveva pensato alla sua debolezza.
Lei stava impugnando l'ascia ancora sporca del sangue del nemico e lui riuscì a deviare il suo fendente colpendole i polsi con un manrovescio. La ragazza cadde trascinata dalla violenza del colpo cercando subito di rialzarsi ma lui le diede uno schiaffo che la fece rotolare a terra semistordita mentre l'ascia le sfuggiva di mano.
Si arrabbiò con se stesso, aveva permesso che il dolore e la fatica lo distrassero e così non aveva capito che la giovane non aveva paura per sè ma per qualcun'altro, qualcuno che voleva proteggere a costo della sua stessa vita.
Sospirò stancamente e si chinò sulla ragazza prendendola tra le braccia per poi adagiarla sul letto del vecchio comandante. Prese un pezzo di stoffa e la brocca dell'acqua, si sedette vicino alla fanciulla e le inumidì delicatamente il viso togliendole il sangue che le era uscito dal naso. La guardò per la  prima volta con interesse, aveva dei lunghi capelli neri e dei lineamenti delicati, gli occhi socchiusi si aprirono di colpo e vide che erano di un verde piuttosto scuro.
Si alzò a sedere di colpo e si portò le mani al viso gemendo, lui le disse: “Sdraiati e cerca di non muovere la testa, mi dispiace di averti colpita ma non avevo scelta. Vorrei però sapere di cosa e soprattutto per chi hai paura.”.
Lei si distese con cautela ed i suoi occhi erano colmi di rassegnazione mentre gli diceva: “Vi prego, fate di me quello che volete ma risparmiate mia sorella. Io lo so chi siete ma la mai sorellina ha solo dodici anni e non merita di soffrire. Siamo entrambe devote alla Nera Signora e anche se dicono che voi siete il suo favorito lei è pur sempre una donna e...”.
“Non preoccuparti”, la interruppe,” non farò nulla alla tua sorellina, e nemmeno a te; non tutte le storie che raccontano su di me sono vere. Ora non ho molto tempo, dimmi: come vi chiamate e perchè siete diventate schiave?”.
Lei distolse lo sguardo e rispose:” Mi chiamo Eliana ed assieme a mia sorella Maev siamo state vendute da nostro padre per ripagare i suoi debiti di gioco. Lord Orgham ci ha comprate al mercato degli schiavi di Thurion e ci ha portate fin qui.” Si interruppe   e lo fissò con lo stesso  sguardo determinato di quando gli aveva vibrato il fendente poi, dopo un attimo, proseguì: “ Io non so davvero chi voi siate in realtà ma vi dico che potete divertirmi con me, il comandante mi mandava a chiamare tutte le notti ed era soddisfatto di me. Ma mia sorella è troppo giovane, è solo una bambina.”. A questo punto le si incrinò la voce e si mise a singhiozzare, lui le risistemò il cuscino, le porse un fazzoletto poi uscì dalla tenda e lei lo sentì dare ordini. Quando rientrò le disse:” Non piangere, tu e tua sorella siete fin d'ora libere e provvederò personalmente perchè in futuro non vi manchi nulla. Però vorrei che tu mi aspettassi qui, quando tornerò parleremo, vorrei che tu restassi al mio servizio. Son poche le persone disposte  a sacrificarsi, mi saresti molto utile e serviresti degnamente la mia Signora. Ma ne discuteremo in seguito e tu sarai libera di rifiutare. Tra poco arriverà tua sorella, vi ho fatto portare anche da mangiare, cenerete qui e se vi serve qualcosa ditelo all'annuko di guardia.”.
Sorrise vedendo l'espressione stupefatta della ragazza, prese la spada ed usci dirigendosi verso la città.
Il tramonto pareva incendiare le cime dei lontani monti Urdyali con fiamme simili a quelle che si alzavano dalla città saccheggiata. Azael chiamò il nuovo capitano della Guardia Nera che si affrettò ad ascoltare i suoi ordini: “ Galadir manda subito dei messaggeri in città con il mio ordine di sospendere il saccheggio e di limitarsi ad uccidere tutti i maschi sopra i dodici anni di età. Le loro teste dovranno essere ammucchiate assieme a quelle dei soldati nemici, al centro del campo di battaglia, bruciate i corpi assieme a quelli delle donne e dei bambini uccisi, non voglio epidemie. Alle donne sopravvissute voglio che sia tagliata la mano destra e cauterizzate la ferita, devono sopravvivere come esempio per i loro figli. “, L'annuko chinò la testa assentendo ma, prima che se ne andasse per eseguire l'ordine, il comandante aggiunse: “Hai combattuto con ferocia oggi e come te tutta la Guardia, avete reso onore a me e alla Nera Signora.”. Il capitano lo guardò coi suoi luminosi occhi da felino e rispose: “Siete un grande guerriero, i nemici da voi uccisi sono numerosi come le spighe di un campo di grano ed il racconto del vostro duello col principe sarà narrato per innumerevoli notti attorno ai fuochi delle nostre tribù.” poi si girò avviandosi verso l'accampamento per eseguire gli ordini.
Azael cominciò ad attraversare il campo di battaglia dirigendosi lentamente verso Anilan, ormai erano scese le tenebre e le uniche luci rimaste erano i fuochi dell'accampamento e gli incendi nella città.
Gli piaceva riflettere dopo uno scontro, camminando tra i morti e calpestando il terreno imbevuto di sangue.
A volte sentiva di appartenere più al loro mondo che a quello dei vivi, era vissuto molto a lungo, troppo per un essere umano.
Scure sagome si muovevano fra i caduti, iakari che spogliavano i cadaveri alla ricerca di monete ed armi pregiate. Lui indossava una cotta di nero acciaio, sopra a pantaloni e stivali anch'essi del color della notte, e la maschera nascondeva il pallore del viso.
I predoni notturni lo vedevano all'ultimo momento, digrignavano i denti preparandosi a difendere il loro bottino e fuggivano impauriti quando lo riconoscevano.
Si diresse nel luogo in cui aveva affrontato il principe, vide il suo corpo poco distante, lo avevano spogliato e sventrato ma il viso era intatto e si scorgeva ancora la smorfia d'ira.
Sua moglie era morta con dignità e aveva davvero mormorato il suo nome prima che la corda le spezzasse il collo. Lui non le aveva detto che avrebbe ucciso anche i suoi figli, non aveva voluto toglierle la speranza.
A volte compiere il proprio dovere era terribile ma non poteva tirarsi indietro, doveva continuare, a dispetto della stanchezza, nonostante la sofferenza della sua anima.
Un giorno la Nera Signora avrebbe trionfato ed il mondo sarebbe stato distrutto e con esso il dolore.
Continuò il suo cammino raggiungendo le porte di Anilan ed attraversandole ebbe  l'impressione che la notte si dissolvesse. Le fiamme illuminavano la via principale ed il loro ruggito si univa all' echeggiare di urla disperate, pensò che se esisteva un inferno non doveva essere molto dissimile da una città conquistata.
Salendo lentamente verso il marmoreo e bianco palazzo che sovrastava l'abitato, incrociò drappelli di iakari  che spingevano davanti a loro donne e bambini.
Una donna che stringeva un neonato piangente lo vide e cercò di avvicinarsi, subito uno iakari la colpì duramente sul volto facendola barcollare e respingendola tra i ranghi.
Azael proseguì pensando a quale governo avrebbe insediato in quella che sarebbe stata la nuova capitale dell' Ovenia, naturalmente prima si sarebbero dovuti ricostruire gli edifici incendiati.
Il suo sguardo fu attratto da un da un movimento nell' ombra di un vicolo laterale, si fermò e gli parve di udire un lamento, simile all' uggiolio di un cane ferito.
Entrò nello stretto passaggio e vide che terminava in un piccolo cortile, al centro del quale due iakari parevano intenti a tormentare un animale.
Avanzò verso di loro, incuriosito, e quando giunse a pochi passi lo videro e si ritrassero ringhiando spaventati.
Per terra una bambina si contorceva gemendo, il corpo devastato dalle torture a cui l'avevano sottoposta i due soldati che ora tremavano in preda alla paura.
Quando Azael le si avvicinò lei lo fissò con gli occhi sbarrati mentre dalla bocca spalancata continuava ad uscire un lungo ed incessante gemito che si interruppe di colpo quando la nera spada le recise la gola.
Uno degli iakari, ormai sconvolto dalla paura, emise un lungo ululato che fu udito da un annurko che entrò nella via urlando: “Maledetti bastardi che state combinando? Vi scanno con le mie mani, gli ordini sono” e si interruppe di colpo vedendo il nero guerriero.
“Infatti mi pare che i miei ordini fossero chiari”, disse con voce calma il comandante,”non tollero lo spreco di tempo e di risorse.” Poi si rivolse ai due iakari: “Chi di voi due ha avuto l'idea?”.
Non ci fu risposta ma uno dei due si lanciò disperatamente in avanti impugnando una daga. La sua testa rotolò in fondo al vicolo mentre l'arma gli sfuggiva cadendo a terra.
Azael diede una rapida torsione alla spada liberandola del sangue e si rivolse all' annurko: “Accertati che il sopravvissuto rientri nei ranghi e dopo gli siano somministrate 30 frustate. La disciplina non deve venire meno. E fagli portare i corpi della bambina e del suo compagno alla pira più vicina.”.
L'annurko annuì con un leggero inchino e si fece da parte mentre il suo comandante riprendeva il cammino verso l'alto.
Ritornò all'accampamento alle prime  luci dell'alba, stremato ma in parte soddisfatto. Aveva fatto radunare gli abitanti superstiti davanti alle bianche ed imponenti mura del palazzo dei governatori e li aveva informati del loro destino. Gli aveva detto che ora sarebbero diventati gli adorati figli della Nera Signora ma avrebbero potuto continuare a vivere secondo le loro antiche usanze. Avrebbero anche potuto continuare ad adorare le loro  divinità ma, ovviamente, i loro sacerdoti sarebbero stati soggetti all'autorità dei servi della Dea Oscura.
Aveva continuato promettendo che l'esercito invasore si sarebbe ritirato appena fosse stato eletto un nuovo consiglio cittadino, provvisoriamente composto da donne.
Aveva assistito al taglio della mano delle prime decine di donne e poi aveva lasciato il comando a Galadir.
Ora entrò nella tenda sospirando e   sorrise vedendo le due ragazze addormentate nel suo letto; Eliana stringeva tra le braccia la sorellina che le appoggiava la testa sulla spalla, entrambe con un'espressione serena sul viso.
Azael posò la spada e si svestì lentamente, chiamò la guardia e si fece portare una tinozza piena di acqua bollente in cui si immerse lentamente.
Rimase immobile chiudendo gli occhi, assaporando il caldo e lasciando scivolare via la stanchezza, ora  doveva decidere cosa fare delle ragazze. La maggiore gli piaceva, quando l'aveva aggredito aveva pensato che sarebbe potuta diventare un ottima guerriera. Lui non aveva mai avuto pregiudizi nei confronti delle donne che sceglievano di combattere, sapeva che potevano diventare grandi condottieri e temibili spadaccini.
Un leggero rumore gli fece aprire gli occhi e vide  Eliana che gli stava porgendo una tazza fumante: “Mio signore vi ho preparato un infuso con radici di iscanico, vi darà energia.”.
Lui le prese la bevanda dalle mani e la sorseggiò in silenzio mentre lei gli diceva:” Vi ringrazio ancora per mia sorella, se volete ora la sveglio così che le possiate parlare.”. “Non essere così formale”, la interruppe,”dopotutto stavi per uccidermi e quindi credo che possiamo darci del tu. Ora dobbiamo innanzitutto decidere del vostro futuro, potreste andare alla capitale e mettervi al servizio della Dea. E non dovresti fare quella faccia inorridita mentre te lo dico, non eravate devote figlie della Dea che è donna come voi e via discorrendo?”.
“Ma, ecco, si dice”, balbetto lei in risposta, “che l'Oscura Signora, cioè la Dea, ecco richieda dei particolari sacrifici, e per me andrebbe bene ma la mia sorella.” e si interruppe arrossendo quando lo vide ridere.
“Non ti preoccupare, non credo che il sacerdozio faccia per te.”,le disse,”Mi piacerebbe che tu venissi con me e continuassi a servirmi, da come impugnavi la mia ascia direi che hai bisogno di imparare come si combatte, ed io posso insegnarti.
Però penso che tua sorella sia ancora un po' troppo piccola per un campo di battaglia.
Credo che la manderò in una città a sud, magari la farò adottare da una famiglia che le possa garantire un buon futuro, e forse un buon matrimonio.”. “Lo so che per te è un grande dolore lasciarla,” le disse addolcendo la  voce,” se vuoi puoi andare con lei.”.
Eliana rimase in silenzio per un lungo momento e poi i suoi occhi verdi lo fissarono  e con voce ferma gli disse: “Sarà così come vuoi e tu lo sai. Sei un uomo abituato ad essere amato ed odiato e riconosci subito questi sentimenti. Verrò con  te e  soffrirò per questo. Lo so, l'ho saputo quando stamane mi sono svegliata e  ti ho visto.”.
Lui le  sorrise: “Sei ancora una bambina Eliana, è vero ho notato che ti sei infatuata di me ed ho pensato di volgere la cosa a mio vantaggio. Però sappi che lo faccio perchè credo, sento, che tu diventerai una grande guerriera e farai parte del disegno futuro, per questo ti voglio con me, non per altro.”.
Eliana si  chinò per prendere la tazza ormai vuota e mentre le loro mani si toccavano gli sussurrò: “Soffri molto  Azael?”.
Per la prima volta dopo innumerevoli anni  fu colto alla sprovvista, la piena consapevolezza del suo dolore quasi lo sopraffece e mormorò: “Moltissimo.”.
“Per questo verrò con te,” continuò  lei,” perchè quando ridi i tuoi occhi sono tristi, perchè compi cose terribili, perchè sei solo e perchè ti amo.”.
Lui continuò a guardarla, si alzò lentamente in piedi, sganciò la maschera e la tolse, il suo aspetto era quello di un ragazzo dal volto gentile.
“Io sono Azael, ho vissuto molte vite e l'ultima dura ormai da centinaia di anni, troppi. Ho combattuto e sempre combatterò affinché il male sia vittorioso e distrugga ciò che Dio ha creato. Non ho mai amato e non amerò mai e se tu mi servirai avrai da me solo dolore e sofferenza. Ora sai chi sono, sai cosa sono e sei libera di decidere.”
Lei si alzò in punta di piedi e lo baciò lievemente sulla bocca, poi si ritrasse e con voce allegra gli disse: “Chi mai può dire di essere libero? E chi mai può predire il futuro? Io ho già deciso ed ora è tempo che svegli mia  sorella e le dica addio.”.

postato da: Valberici alle ore 01/11/2007 22:23 | Permalink | commenti (12)
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