Prendo la palla passatami da Impbianco e continuo il blogracconto a più mani.
La sala di lettura della biblioteca universitaria è quasi vuota. L'afa di questa prima settimana d'agosto ha scoraggiato i pochi assidui lettori. Su un tavolo qualcuno ha abbandonato un quotidiano che strilla in prima pagina la stupefacente notizia: quella del 2007 è l'estate più calda degli ultimi cento anni.
Ad un tavolo, in fondo alla sala, un giovane legge un vecchio diario, gira le pagine con cura e prende appunti digitando sul suo notebook. Quando ha chiesto di poter avere un manoscritto la bibliotecaria ha notato il suo accento tedesco ed il suo cognome: Steppembaum, lo stesso dell'autore del diario che gli ha consegnato.
Nel silenzio della sala si sente il fruscio delle vecchie pagine e il rapido ticchettio delle dita sulla tastiera, interrotto quando il ragazzo estrae un fazzoletto e si asciuga il sudore dalla fronte. Ha i capelli scuri e occhi azzurri in cui si intravede la preoccupazione, forse addirittura la paura. Le mani gli tremano leggermente mentre si accinge a girare la pagina ma non fa in tempo a toccarla, un soffio d'aria sfoglia il libro e gli spettina i capelli, forse un temporale estivo insinua il suo vento attraverso una finestra aperta.
Il giovane legge da tempo e si accorge solo ora che manca poco alla chiusura, si alza e chiude il libro, contrariato per non aver finito e deciso a tornare l'indomani.
Un ombra in movimento attrae il suo sguardo, si gira verso destra pensando di vedere la bibliotecaria che lo invita ad uscire. Nessuno, strano, gli era parso di vedere qualcuno, qualcosa, scuote le spalle e ripone il portatile nella sua borsa. La sala sembra ora più buia e gli scaffali percorsi da uno strano chiaroscuro, quasi una nera onda che avanza. Il giovane si guarda intorno, perplesso, a disagio e quasi impaurito poi, improvvisamente, ridacchia e scuote la testa. Ha guardato le grandi vetrate, in fondo alla sala, e ha visto le scure nubi temporalesche che si rincorrono davanti al sole. Tutto spiegato, è davvero un temporale estivo che si appresta a rinfrescare la sonnolenta Torino.
Si mette la borsa a tracolla e prende il diario cominciando a dirigersi verso l'uscita, pensa che forse c'è ancora il tempo di fotocopiare la parte che ancora deve leggere. Il chiarore di un fulmine e lo schianto del tuono lo fanno sobbalzare, si dà mentalmente dello stupido.
Eppure deve ammettere che comincia a pensare non sia stata una buona idea scegliere un suo antenato come argomento della tesi. Da quando ha iniziato ad occuparsi del suo avo ha provato una sempre crescente inquietudine, le ultime scoperte lo hanno reso decisamente nervoso. All'inizio gli era sembrata un' ottima scelta, il professor Hans Von Steppembaum era stato uno scienziato stimato, amico del grande Schliemann. Solo la sua scomparsa era stata un mistero, aveva gettato delle ombre sulla reputazione dello studioso e generato un certo ostracismo del mondo scientifico verso le sue ultime scoperte.
Si diceva avesse ucciso la sua assistente in un modo orribile e dopo si fosse suicidato gettandosi in un vulcano. Secondo il giovane erano tutte chiacchere e dopo mesi di ricerche aveva rintracciato il diario, ma leggendolo aveva cominciato ad intravedere qualcosa di incredibile, addirittura spaventoso e quell'ultima formula che aveva letto lo aveva decisamente spaventato.
"E' giunto il momento", la voce profonda lo fa trasalire e voltare di scatto lasciando cadere il diario. In fondo alla sala, ormai sprofondata nella penombra, intravede la sagoma di un uomo, con voce tremante gli dice "Chi è lei ? Sto uscendo, tenga il diario, non mi serve, non mi servirà più." Un lampo illumina il suo interlocutore ed il ragazzo lancia un grido stridulo, prolungato. Comincia a correre, urta un tavolo e cade sbattendo dolorosamente una spalla. Si rialza a fatica e zoppica verso l'uscita ma la voce lo raggiunge: "Non serve, le parole sono state pronunciate, io sono venuto, ora anche tu verrai. ".
Una fresca brezza raggela il sudore sul viso del giovane, rinforza scompigliandogli i capelli, diventa un vento ululante che lo avvolge. I tavoli si sollevano sbattendo contro le pareti, uno stormo di libri svolazza per la sala mentre le finestre cedono con uno scroscio di vetri infranti. E' come trovarsi nell'occhio di un ciclone, senza potersi muovere, senza quasi poter respirare. Prova a gridare ma in mezzo al frastuono non riesce a sentire la sua voce poi vede l'essere che avanza in mezzo alla tempesta, verso di lui. Il terrore lo invade e le parole che sono dette lo stordiscono.
"Vieni, colui che scrisse ora ti chiama, il suo messaggio ha attraversato il tempo, la sua invocazione è stata pronunciata. Vieni tu che sei sangue del suo sangue, tu che sei il loro erede. Per il dio che servo io ti reclamo. !".
Il vento pare far esplodere la sala e il buio si infittisce inghiottendo il ragazzo.
Si risvegliò lentamente, non ricordava ancora, vide il verde di un prato e sentì il dolce profumo delle zagare. Si mise a sedere e guardò la bionda ragazza che, con aria incuriosita, gli disse: "Ti stavamo aspettando, mi chiamo Sara, sono l'assistente del professore, seguimi, ti porterò da lui ".
Ora vediamo chi raccoglie la palla
La sala di lettura della biblioteca universitaria è quasi vuota. L'afa di questa prima settimana d'agosto ha scoraggiato i pochi assidui lettori. Su un tavolo qualcuno ha abbandonato un quotidiano che strilla in prima pagina la stupefacente notizia: quella del 2007 è l'estate più calda degli ultimi cento anni.
Ad un tavolo, in fondo alla sala, un giovane legge un vecchio diario, gira le pagine con cura e prende appunti digitando sul suo notebook. Quando ha chiesto di poter avere un manoscritto la bibliotecaria ha notato il suo accento tedesco ed il suo cognome: Steppembaum, lo stesso dell'autore del diario che gli ha consegnato.
Nel silenzio della sala si sente il fruscio delle vecchie pagine e il rapido ticchettio delle dita sulla tastiera, interrotto quando il ragazzo estrae un fazzoletto e si asciuga il sudore dalla fronte. Ha i capelli scuri e occhi azzurri in cui si intravede la preoccupazione, forse addirittura la paura. Le mani gli tremano leggermente mentre si accinge a girare la pagina ma non fa in tempo a toccarla, un soffio d'aria sfoglia il libro e gli spettina i capelli, forse un temporale estivo insinua il suo vento attraverso una finestra aperta.
Il giovane legge da tempo e si accorge solo ora che manca poco alla chiusura, si alza e chiude il libro, contrariato per non aver finito e deciso a tornare l'indomani.
Un ombra in movimento attrae il suo sguardo, si gira verso destra pensando di vedere la bibliotecaria che lo invita ad uscire. Nessuno, strano, gli era parso di vedere qualcuno, qualcosa, scuote le spalle e ripone il portatile nella sua borsa. La sala sembra ora più buia e gli scaffali percorsi da uno strano chiaroscuro, quasi una nera onda che avanza. Il giovane si guarda intorno, perplesso, a disagio e quasi impaurito poi, improvvisamente, ridacchia e scuote la testa. Ha guardato le grandi vetrate, in fondo alla sala, e ha visto le scure nubi temporalesche che si rincorrono davanti al sole. Tutto spiegato, è davvero un temporale estivo che si appresta a rinfrescare la sonnolenta Torino.
Si mette la borsa a tracolla e prende il diario cominciando a dirigersi verso l'uscita, pensa che forse c'è ancora il tempo di fotocopiare la parte che ancora deve leggere. Il chiarore di un fulmine e lo schianto del tuono lo fanno sobbalzare, si dà mentalmente dello stupido.
Eppure deve ammettere che comincia a pensare non sia stata una buona idea scegliere un suo antenato come argomento della tesi. Da quando ha iniziato ad occuparsi del suo avo ha provato una sempre crescente inquietudine, le ultime scoperte lo hanno reso decisamente nervoso. All'inizio gli era sembrata un' ottima scelta, il professor Hans Von Steppembaum era stato uno scienziato stimato, amico del grande Schliemann. Solo la sua scomparsa era stata un mistero, aveva gettato delle ombre sulla reputazione dello studioso e generato un certo ostracismo del mondo scientifico verso le sue ultime scoperte.
Si diceva avesse ucciso la sua assistente in un modo orribile e dopo si fosse suicidato gettandosi in un vulcano. Secondo il giovane erano tutte chiacchere e dopo mesi di ricerche aveva rintracciato il diario, ma leggendolo aveva cominciato ad intravedere qualcosa di incredibile, addirittura spaventoso e quell'ultima formula che aveva letto lo aveva decisamente spaventato.
"E' giunto il momento", la voce profonda lo fa trasalire e voltare di scatto lasciando cadere il diario. In fondo alla sala, ormai sprofondata nella penombra, intravede la sagoma di un uomo, con voce tremante gli dice "Chi è lei ? Sto uscendo, tenga il diario, non mi serve, non mi servirà più." Un lampo illumina il suo interlocutore ed il ragazzo lancia un grido stridulo, prolungato. Comincia a correre, urta un tavolo e cade sbattendo dolorosamente una spalla. Si rialza a fatica e zoppica verso l'uscita ma la voce lo raggiunge: "Non serve, le parole sono state pronunciate, io sono venuto, ora anche tu verrai. ".
Una fresca brezza raggela il sudore sul viso del giovane, rinforza scompigliandogli i capelli, diventa un vento ululante che lo avvolge. I tavoli si sollevano sbattendo contro le pareti, uno stormo di libri svolazza per la sala mentre le finestre cedono con uno scroscio di vetri infranti. E' come trovarsi nell'occhio di un ciclone, senza potersi muovere, senza quasi poter respirare. Prova a gridare ma in mezzo al frastuono non riesce a sentire la sua voce poi vede l'essere che avanza in mezzo alla tempesta, verso di lui. Il terrore lo invade e le parole che sono dette lo stordiscono.
"Vieni, colui che scrisse ora ti chiama, il suo messaggio ha attraversato il tempo, la sua invocazione è stata pronunciata. Vieni tu che sei sangue del suo sangue, tu che sei il loro erede. Per il dio che servo io ti reclamo. !".
Il vento pare far esplodere la sala e il buio si infittisce inghiottendo il ragazzo.
Si risvegliò lentamente, non ricordava ancora, vide il verde di un prato e sentì il dolce profumo delle zagare. Si mise a sedere e guardò la bionda ragazza che, con aria incuriosita, gli disse: "Ti stavamo aspettando, mi chiamo Sara, sono l'assistente del professore, seguimi, ti porterò da lui ".




